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Tempio crematorio a Fagnano: la politica non può più nascondersi dietro i post

L’ex sindaco Tarsitano chiede un consiglio comunale aperto: il vero nodo non è solo l’impianto, ma il metodo con cui si decide il futuro del paese.

Di Gennaro Gallo

A Fagnano Castello, ormai, il “Tempio della Cremazione” è diventato molto più di un progetto urbanistico. È una prova generale di politica locale, di trasparenza amministrativa e, soprattutto, di fiducia tra cittadini e istituzioni. E quando la fiducia vacilla, basta un post Facebook per accendere un incendio difficile da spegnere.

L’intervento dell’ex sindaco, l’avvocato Giulio Tarsitano, arriva infatti in un momento delicato, dopo settimane di dubbi, polemiche e preoccupazioni cresciute attorno all’ipotesi di realizzare un impianto crematorio nell’area cimiteriale del paese. E la sua posizione è chiara: la politica deve assumersi le proprie responsabilità e smettere di scaricare il peso della decisione sui cittadini.

Tarsitano ricorda un dettaglio che pesa come un macigno nel dibattito: durante la sua amministrazione, la proposta fu ritirata e non approvata. Diverso, invece, quanto accaduto nell’ottobre del 2022, quando il consiglio comunale guidato dall’attuale sindaco Raffaele Giglio approvò all’unanimità la proposta preliminare legata al project financing. Da lì in poi, secondo l’ex primo cittadino, sarebbe mancato il vero coinvolgimento pubblico.

Ed è proprio qui che la discussione si fa interessante. Perché la sensazione, sempre più diffusa tra i cittadini, è che per anni il tema sia rimasto chiuso nelle stanze del municipio, salvo poi esplodere improvvisamente sui social come una pentola lasciata troppo tempo sul fuoco.

Nel suo intervento, Tarsitano propone una strada che, almeno sulla carta, appare difficile da contestare: un consiglio comunale aperto, con tecnici, società proponente, medici, esperti ambientali e cittadini seduti allo stesso tavolo. Quindi: meno slogan e più dati concreti.

Ed è probabilmente questa la parte più sensata dell’intera vicenda. Perché oggi il problema non è essere “pro Tempio” o “contro Tempio”, quasi fosse una partita di calcio da curva sud. Il punto vero è capire, numeri alla mano, quali sarebbero i rischi reali, quali i benefici, quali le garanzie ambientali e soprattutto se l’area individuata sia davvero quella giusta.

Le paure dei residenti non possono essere liquidate come allarmismi da social network. Quando si parla di salute pubblica, aria, scuole e abitazioni vicine, è normale pretendere chiarezza. Allo stesso tempo, però, sarebbe poco serio trasformare ogni opera potenzialmente impattante in una moderna “caccia alle streghe”.

Perché esiste anche un’altra faccia della medaglia. Un impianto di questo tipo, se progettato con criteri rigorosi e controlli severi, potrebbe offrire un servizio utile a tutto il territorio, generare occupazione e dare risposta a un’esigenza che, piaccia o no, cresce ogni anno. Il problema, semmai, resta capire dove realizzarlo e con quali garanzie.

In fondo, la politica dovrebbe servire proprio a questo: prendere decisioni difficili senza nascondersi dietro il silenzio o dietro il coraggio dei cittadini che ci mettono nome e cognome.

Adesso, però, servono meno post e più confronto vero. Professionisti del settore, esperti indipendenti, urbanisti e tecnici ambientali devono entrare nella discussione pubblica. Solo così si potrà capire se quest’opera rappresenti un’opportunità o un rischio per Fagnano Castello.

Perché su questioni così delicate non bastano né le paure né le bandiere politiche. Servono serietà, trasparenza e soprattutto una scelta fatta guardando al futuro del territorio, non al prossimo turno elettorale.

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