Vito Teti, ospite al Tropea Festival Leggere&Scrivere, presenta il libro “Terra inquieta. Per un’antropologia dell’erranza meridionale”, edito da Rubbettino
L’opera “Terra inquieta” ultima fatica letteraria di Vito Teti – professore di antropologia presso l’Università della Calabria – è ritratto di una regione, del suo popolo, della sua fisionomia, della sua anima, della sua essenza più intima e profonda, che lo stesso scrittore rintraccia nell’inquietudine.

Il suo libro nasce per fotografare l’immagine – e l’antropologia – di un’area geografica la cui inquietudine è legata alla geologia, all’ambiente, ad una storia di catastrofi e a vicende di passaggi di emigrazione ed immigrazioni.
Tutto questo ha contribuito a determinare una sorta di erranza delle popolazioni che va vista in relazione anche alla stanzialità e al radicamento. Questo il modo in cui Vito Teti, spiega la tematica dell’erranza, intesa non solo come moto perpetuo, allontanamento e distaccamento dalla proprie radici, ma anche come radicamento al nuovo.
Spopolamento dei paesi, malinconie paralizzanti, cibo come strumento identificativo di una regione. E’ così che Teti con i suo saggi tratteggia l’esigenza di punti stabili di riferimento.
“Terra inquieta” è un libro che è tanti libri insieme, e tutti servono a qualcosa. Racconti di Calabrie mobili che crollano e franano, e poi ancora uomini che sperano un futuro cercando l’America, ma che cercandola incontrano la storia. Ma anche di donne che ascoltano in sogno i consigli di san Giorgio per vincere ogni drago, di uomini che i santi li portano a spalla per sacralizzare la polvere e il mare che siamo, e di giovani laureati che partono perché l’ultimo lavoro non pagato è un’umiliazione ormai intollerabile.
Ma in “Terra inquieta” c’è pure gente che resta, tentando di salvare rovine e pilastri di cemento che si alzano al cielo, per farne qualcosa che vive. Vito Teti sceglie di affrontare queste tematiche attraverso un registro stilistico immediato e lineare.
“Ho cercato di evitare parole difficili, che trovo inutili – spiega l’autore – per entrare nella voglia di capire dei giovani”.
Lo studioso, ospite del Tropea Festival Leggere&Scrivere, ha presentato la propria opera, dinnanzi ad una platea composta in larga parte di studenti ,in un incontro moderato dalla docente Anna Melecrinis. La distinzione tra fonte della memoria e fonte dell’oblio, l’esigenza di elaborare i lutti per non rimanere ancorati al passato, il bisogno di coniugare tradizione e modernità, spiccano tra le tematiche proposte da Teti.T
Sono in realtà concetti frutto di ricerche attente e di rigore intellettuale, nonostante la semplicità del vocabolario utilizzato e dalla linearità dell’opera stessa. E proprio in questo vagare di spazi, che l’autore di “Maledetto Sud” raccoglie le storie dei singoli, testimonianze preziose di una Calabria priva di stabilità, dalla terra franosa fino alla gente, errante, raminga, desiderosa di un futuro migliore.
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