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Tirreno d’AMare 2026, il gran finale tra memoria, cultura e musica

Si è conclusa domenica 23 agosto, nella suggestiva cornice del Grand Hotel San Michele di Cetraro, l’edizione 2026 di “Tirreno d’AMare – Festival dei Sensi”

Di Anna Maria Ventura

La rassegna ideata e diretta artisticamente da Giusy Caruso ancora una volta ha portato lungo la Riviera dei Cedri un progetto culturale capace di unire musica, arte, letteratura, memoria, ricerca, benessere e valorizzazione del territorio.

Un’edizione che ha confermato la forza di una manifestazione ormai riconoscibile per la sua capacità di trasformare i luoghi della Calabria in spazi di incontro e di produzione culturale, mettendo in relazione artisti di respiro internazionale, studiosi, scrittori, operatori culturali e comunità locali.

Il gran finale del 23 agosto ha avuto, inoltre, un significato particolare anche per il Parco Saverio Strati – AIParC Cosenza, tra i promotori del Festival e protagonista della prima parte della serata con la presentazione del romanzo storico di Rita Fiordalisi, “Paolina Ritacco. Il vento della speranza”.

Una scelta profondamente coerente con la missione del Parco e con quella del Festival: custodire la memoria per renderla viva, trasformare la cultura in occasione di incontro e fare dei territori luoghi nuovamente abitati dalle idee, dalla bellezza e dalla partecipazione.

Dal 24 luglio al 23 agosto, “Tirreno d’AMare” ha attraversato la Riviera dei Cedri, coinvolgendo Guardia Piemontese, Cetraro, Diamante, Belvedere Marittimo, Sangineto e Maierà.

Il programma ha proposto concerti, incontri, mostre, appuntamenti dedicati all’ambiente, alla ricerca artistica e ai percorsi esperienziali, con l’obiettivo di costruire una vera esperienza di conoscenza del territorio.

Una proposta articolata che ha saputo valorizzare la dimensione paesaggistica e culturale della Riviera dei Cedri, confermando anche quest’anno il successo della manifestazione e la partecipazione del pubblico.

E proprio il pubblico è stato uno degli elementi più importanti di questa edizione.

Il Festival si è concluso dunque con la serata del 23 agosto, nella quale letteratura, memoria e musica hanno rappresentato una sintesi ideale dell’intero percorso.

La prima parte della serata è stata dedicata a Rita Fiordalisi e al suo romanzo “Paolina Ritacco. Il vento della speranza”, pubblicato da Editoriale Progetto 2000.

È stato un momento di particolare intensità culturale, perché attraverso la figura di Paolina Ritacco è stata restituita alla memoria collettiva una pagina importante della storia sociale calabrese.

Paolina Ritacco, nata nel 1881 e morta nel 1947, fu maestra, educatrice e protagonista di un percorso di emancipazione femminile sorprendentemente moderno per il proprio tempo. Formata  grazie all’incontro con don Carlo De Cardona, fu maestra nella scuola serale per adulti e si impegnò per l’istruzione e la crescita culturale delle classi più fragili.

Nel 1905 fu inoltre la prima donna a scrivere sul giornale “Il Lavoro” a sostegno del voto alle donne, quarant’anni prima che le italiane potessero finalmente esercitare il diritto di voto.

Il romanzo di Fiordalisi non si limita quindi alla biografia di una donna: ricostruisce un’epoca e racconta una Calabria segnata da povertà, analfabetismo, emigrazione e disuguaglianze, ma anche attraversata da esperienze di solidarietà, cooperazione, educazione ed emancipazione.

La figura di Paolina diventa così una porta d’accesso alla conoscenza di una Calabria che spesso non ha trovato spazio nelle grandi narrazioni ufficiali.

Ed è proprio questo il valore di un libro come Il vento della speranza: riportare alla luce una memoria che non appartiene soltanto al passato, ma può ancora parlare al presente.

A presentare il volume sono stati Nella Matta, Anna Maria Ventura Luciano Conte e l’Editore Demetrio Guzzardi. A concludere la stessa autrice Rita Fiordalisi.

Un momento particolarmente significativo anche perché Rita Fiordalisi e i relatori appartengono alla realtà associativa di AIParC Cosenza, confermando il forte legame tra l’autrice, il mondo culturale cosentino e il percorso dell’Associazione Italiana Parchi Culturali di Cosenza,  che in questi anni ha lavorato per valorizzare persone, opere e vicende della Calabria.

La presenza del Parco Saverio Strati – AIParC Cosenza tra i promotori del Festival ha quindi trovato nella serata conclusiva una sua espressione particolarmente concreta.

Il Parco, dedicato allo scrittore di Sant’Agata del Bianco, opera infatti nella direzione della valorizzazione della memoria letteraria e civile calabrese, della conoscenza dei territori e della trasmissione alle nuove generazioni di un patrimonio fatto di persone, storie, libri e identità.

È la stessa idea di cultura che attraversa Tirreno d’AMare.

Il Festival porta la cultura nei territori; il Parco porta sia  i territori nella cultura, che la cultura nei territori.

Due percorsi differenti che si incontrano nella convinzione che un borgo  sia una comunità da riattivare attraverso la conoscenza, la partecipazione e la bellezza.

A chiudere la manifestazione è stato il concerto “Le più belle arie da camera e d’opera”, affidato al soprano Laura Ansaldi e al pianista Keith Goodman.

Musicista italoamericano, Goodman ha studiato al prestigioso Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, diplomandosi in Pianoforte, Composizione, Direzione d’orchestra, Strumentazione per banda e Musica corale.

È autore di numerose composizioni premiate ed eseguite in diverse manifestazioni e svolge attività concertistica in Italia e all’estero, con esperienze in Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Slovenia, Ungheria, Irlanda, Inghilterra, Malta, Cina ed Emirati Arabi.

Dal 2009 è direttore stabile e fondatore dell’Orchestra San Giovanni, dal 2013 del Coro Vox Artis, nonché direttore dell’orchestra dell’Università Parthenope di Napoli. Ha al suo attivo pubblicazioni discografiche ed editoriali, ha collaborato con Radio Vaticana alla realizzazione di trasmissioni musicali ed è direttore artistico del Festival Barocco Napoletano.

Al termine del concerto, il pianista ha affidato a queste parole il suo giudizio sull’esperienza:

“È stato per me un piacere e un onore essere ospite della prestigiosa stagione concertistica di Tirreno d’AMare, con la direzione artistica impeccabile di Giusy Caruso, presso lo splendido Hotel San Michele. Ho molto apprezzato lo storico pianoforte Petrof gran coda e aver potuto collaborare con Laura Ansaldi, soprano di fama internazionale”.

Una dichiarazione che restituisce bene anche il valore artistico della serata.

Il Petrof gran coda è stato infatti parte integrante dell’esperienza musicale. La sua presenza, insieme alla voce di Laura Ansaldi, ha contribuito a creare quell’atmosfera quasi sospesa che ha caratterizzato la seconda parte della serata.

Sulla scena, accanto a Goodman, Laura Ansaldi, soprano pluripremiato e artista di riconosciuto prestigio internazionale.

Ansaldi ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la medaglia di platino dell’Académie Française des Arts-Sciences & Lettres, ed è stata insignita di un Career Award alla Carnegie Hall di New York.

La sua attività l’ha portata a esibirsi in alcuni dei più prestigiosi teatri e luoghi di cultura di Italia, Svizzera, Città del Vaticano, Francia, Spagna, Regno Unito, Polonia, Portogallo, Malta, Austria, Germania, Ungheria, Qatar e Stati Uniti.

È stata spesso definita “la nuova Callas”, un appellativo che restituisce la particolare attenzione riservata alla sua vocalità e alla sua presenza scenica.

Le sue dichiarazioni alla fine del concerto:

“Sono molto onorata di aver preso parte alla chiusura di questo splendido festival, che rappresenta tutti i valori in cui credo. La bravissima direttrice artistica Giusy Caruso ha un manifesto meraviglioso: l’Italia, e in particolare la Calabria, non è soltanto buon cibo e belle spiagge, è la culla della cultura. E l’obiettivo di noi artisti è di non farlo dimenticare, e di portare l’arte e la Musica al pubblico.

Tirreno d’Amare è un festival bellissimo e coraggioso.

Sono davvero felice di questa partecipazione, che si inserisce nella mia stagione tra Vienna e New York.

È stato anche un grande onore lavorare insieme al grande pianista, compositore e direttore artistico Keith  Goodman”.

In effetti la sua interpretazione, insieme al pianoforte di Goodman, ha trasformato la sala del Grand Hotel San Michele in uno spazio quasi fuori dal tempo.

Dopo la profondità della prima parte dedicata alla storia e alla memoria, la musica ha prodotto una sorta di metamorfosi della serata.

Le parole hanno lasciato spazio alla voce e al pianoforte. La sala si è fatta silenziosa. Il pubblico è sembrato entrare progressivamente in una dimensione diversa, quasi sospesa.

Le arie da camera e d’opera hanno creato un’atmosfera quasi surreale, nella quale il confine tra luogo, musica ed emozione sembrava dissolversi.

Era come se tutto ciò che il Festival aveva raccontato nelle settimane precedenti, il territorio, la bellezza, la ricerca, la memoria, i borghi, l’identità, trovasse nella musica un linguaggio capace di ricomporre ogni elemento.

E non poteva esserci conclusione più coerente.

Prima la memoria di Paolina Ritacco, poi la musica: prima una donna calabrese che attraverso l’istruzione e la cultura aveva cercato di cambiare il proprio mondo, poi l’arte musicale che, per una sera, ha cambiato il modo di percepire quello stesso luogo.

È in questa capacità di creare connessioni che si trova la vera portata culturale di “Tirreno d’AMare”.

Il Festival porta la Calabria dentro un racconto culturale internazionale.

E, allo stesso tempo, porta il pubblico alla scoperta di luoghi che diventano protagonisti attraverso l’arte.

È un’operazione che incontra pienamente la missione del Parco Saverio Strati – AIParC Cosenza.

Anche il progetto dei “Borghi vivi” , nato all’interno di AIParC,  parte dalla consapevolezza che  lo spopolamento si contrasta restituendo ai luoghi la loro funzione culturale e sociale.

Un borgo torna a vivere quando torna a essere luogo di incontro.

Quando un libro viene presentato.

Quando una storia viene raccontata.

Quando la musica riempie una sala.

Quando un giovane può conoscere la figura di una donna come Paolina Ritacco.

Quando un artista internazionale arriva in Calabria e trova un pubblico disposto ad ascoltarlo.

Quando la memoria smette di essere un ricordo statico e diventa esperienza.

Al termine di questa edizione, un ringraziamento speciale non può che essere rivolto a Giusy Caruso.

Pianista concertista, artista-ricercatrice e direttrice artistica, Caruso ha costruito negli anni una significativa esperienza internazionale, mantenendo sempre un legame forte con la Calabria.

Il suo percorso artistico e accademico internazionale, tra attività concertistica, ricerca e docenza, diventa così uno strumento per riportare nella propria terra esperienze, linguaggi e artisti di livello internazionale.

Con l’edizione 2026 di “Tirreno d’AMare”, ancora una volta, Giusy Caruso ha dato lustro alla Calabria, dimostrando che la regione può essere raccontata sia attraverso le sue bellezze naturali, sia attraverso le infinite sfaccettature della sua storia e della sua cultura.

Il successo di questa edizione, la partecipazione del pubblico e l’interesse suscitato dalla programmazione rappresentano la migliore conferma della bontà di questa intuizione.

E proprio nelle parole della Direttrice artistica c’è già lo sguardo rivolto al futuro:

“Mi ritengo molto soddisfatta dell’affluenza del pubblico, dell’interesse per la programmazione e del sostegno. Siamo pronti a lavorare alla prossima edizione”.

È con queste parole di Giusy Caruso che si chiude il racconto di Tirreno d’AMare 2026.

Ma, in realtà, non si chiude affatto la storia.

Perché quando un Festival riesce a lasciare dietro di sé nuove relazioni, nuove conoscenze, emozioni e una diversa consapevolezza dei luoghi, significa che qualcosa continua a vivere.

E la Calabria, attraverso la musica, la cultura e la memoria, ha ancora una volta avuto modo di raccontarsi al mondo.

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