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Trasporto pubblico in Calabria: Occhiuto ne parla a Lamezia

TRASPORTI

Se l’Italia è tra i Paesi europei che meno ha investito nel trasporto pubblico con risultati disastrosi nel rapporto tra l’uso dei mezzi privati e quelli pubblici, la Calabria, al solito, è il fanalino di coda.

Assessore Pastore e sindaco Occhiuto_Fiera San Giuseppe 2019

La mappa delle rete ferroviaria nella nostra Regione sembra una carta disegnata mezzo secolo fa. Linee a gasolio, lente ed inquinanti, su cui si muovono a singhiozzo pochi treni sporchi e fatiscenti. Percorsi interrotti da tempo immemorabile per frane e altre debolezze strutturali che nessuno ha pensato di mettere a posto.

E così Catanzaro e Cosenza non sono collegate via treno!

Mentre gli aeroporti di Lamezia e Crotone sono raggiungibili solo con vecchie carrozze a gasolio, una vergogna!

Le aziende di trasporto su gomma, poi, in questi anni sono state abbandonate al loro destino. Se mettiamo da parte Reggio Calabria, che come città metropolitana riceve fondi diciamo così speciali, per il resto è il deserto.

Sono stati tagliati i chilometri di servizi garanti ai cittadini, solo per risparmiare una manciata di euro, magari sacrificando le esigenze di chi abita in zone disagiate e non ha mezzi alternativi con cui muoversi.

Gli autobus sono vecchi, vecchissimi. Da mesi viene annunciato un fantastico piano autobus che stenta a decollare e alla fine si risolverà in una manciata di mezzi nuovi, una goccia nel mare.

E le aziende, che dovete saperlo sono comunali ma ricevono i fondi dalla Regione, vantano crediti vecchi di anni ed anni. Ma che fine hanno fatto questi soldi?

La Regione che abbiamo in mente noi ripartirà anche da qui, dal trasporto pubblico.

Dall’elettrificazione della linea jonica, perché quella non è una Calabria di serie B.

Da un vero collegamento ferroviario tra Catanzaro, Cosenza e Lamezia Terme, elettrificato e servito da treni moderni e puliti, perché pendolari, turisti e tutti quelli che devono raggiungere l’aeroporto non si mettano a ridere se qualcuno gli propone di lasciare l’auto a casa.

Da un rinforzo dei collegamenti tra il Tirreno e lo Jonio, tra Paola e Sibari, e tra Catanzaro e il mare.

Ma anche da una battaglia per avere nella nostra Regione la vera alta velocità, perché l’Italia non può finire a Salerno, e collegamenti aerei degni di questo nome, con due punti fermi: prezzi accessibili e voli frequenti.

Per gli autobus, beh che dire… servono mezzi nuovi, ecologici e soprattutto ci vuole il coraggio di ripensare l’organizzazione del servizio.

Sì, perché oggi per assicurare rendite di posizione, tanto vecchie quanto ingiuste, si buttano a mare i servizi per i cittadini.

Ci pensate che a Cosenza e a Rende, che sono ormai una sola città, il trasporto pubblico non è unitario? E che  a Lamezia, poi, il trasporto pubblico quasi non c’è, affidato a una multiservizi che di tutto si occupa tranne che di autobus..

Sul  lato del trasporto aereo, sarebbe forse opportuno rivendicare per l’aeroporto di Lamezia il 4 hub internazionale ( dopo Venezia, Malpensa e Fiumicino)  considerata la posizione di presidio delle rotte per il Mediterraneo.

Tale scelta rafforzerebbe il ruolo delle strutture aeroportuali di Crotone e Reggio Calabria proprio come snodi a supporto dell’hub.

Deve nascere una nuova stagione poggiata su grandi progetti tematici territoriali e sulla finanza di progetto

Sia chiaro a tutti. Se continuiamo a pensare alla Calabria come sommatoria di programmi emergenziali non andremo mai avanti.

Occorre avere il coraggio di puntare su grandi progetti tematici capaci di fare la differenza sui singoli territori. Non è vero che manchino le risorse finanziarie. Le risorse ci sono: solo che le restituiamo al Nord e ai partner europei perché non le spendiamo o le utilizziamo male e in parte.

Usciamo finalmente dalla retorica paralizzante della povertà

A Cosenza ho dimostrato che opere importanti come il Ponte di Calatrava e il Planetario, che le precedenti amministrazioni avevano nascosto nei cassetti perché non c’erano i soldi, sono improvvisamente diventate cantieri prima e opere consegnate alla cittadinanza subito dopo.

Lo stesso deve accadere per la Regione Calabria.

Iniziando dalla costituzione di un fondo per lo sviluppo della finanza di progetto e sviluppando altre forme di partenariato pubblico-privato.

Attraverso la Fincalabra sarà costituito un fondo finalizzato a sostenere lo sviluppo degli investimenti pubblici utilizzando tecniche di finanziamento degli investimenti anche attraverso il ricorso al partenariato pubblico privato.

Pensiamo alla realizzazione degli Stadi piuttosto che ai porti turistici.

L’obiettivo è quello di supportare i comuni, impegnati in progetti di rigenerazione urbana e di valorizzazione del patrimonio immobiliare, attraverso il coinvolgimento di altri soggetti istituzionali e operatori privati.

Stesso discorso per le imprese private che necessitano di innovazione per aprirsi ai mercati.

È necessario immettere liquidità – con i fondi di rotazione e interventi di private equity da parte della società finanziaria regionale – per consentire alle imprese di puntare su consolidamento delle dimensioni, mitigazione dell’assenza di credito e finanziamento dell’innovazione.

All’interno di questo quadro, la mia idea è che occorra recuperare il ruolo di soggetto attuatore di misure europee che alcune società in-house della Regione avevano sperimentato con successo qualche anno fa e poi, chissà perché, sparite dalla strategia regionale.

E poi, consentitemelo, occorrono azioni di tutela dei prodotti calabresi.

Non amo le derive localistiche e le economie chiuse ma che in un Ospedale calabrese si consumino mozzarelle tedesche mi fa prima ridere e poi arrabbiare.

Forse un ComproCalabria inteso come promozione di modelli di consumo delle eccellenze locali dobbiamo avere la dignità di immaginarlo.

Nessun protezionismo regionale, ci mancherebbe altro.

Ma un sano orientamento al rispetto del lavoro dei calabresi mi sembra doveroso. Insomma: la Calabria che produce Calabria.

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