Banner Conad

Truffa informatica, la mente era un cosentino

Il 31enne Lello Atene, studente informatico e Pisa e genio del computer, condannato a 3 anni e 4 mesi per clonazione di carte di credito e associazione a delinquere

C’è anche un cosentino, il 31enne Lello Atene, fra le persone arrestate e processate nell’ambito dell’operazione ‘Mastercard’ che aveva scoperchiato nel 2012 una truffa informatica grazie alla quale venivano sottratti soldi dai conti di altri utenti grazie alle loro carte di credito clonate e poi spesi per acquisti oltre che la costruzione di ville in Africa, soprattutto in Costa D’Avorio.

Truffa informatica, la mente era un cosentino
Truffa informatica, la mente era un cosentino

Tutto partiva da Pisa grazie ad Atene, studente universitario fuori corso di ingegneria informatica, che è stato condannato a 3 anni e 4 mesi come Attah Godwin, 35 anni, nigeriano mentre Guy Leandre Edouobo, 30enne della Costa D’Avorio, ha preso 4 anni (sentenze confermate anche in appello).

Le accuse vanno dall’associazione a delinquere alla truffa e alla pirateria informatica. Il principio era semplice: rubando i codici di carte di credito o di pagamento attraverso operazioni di hackeraggio informatico, i pirati riuscivano ad acquisire i dati sensibili del titolare del conto da svuotare. Poi le carte venivano clonate per procedere agli acquisti di generi diversi, da cellulari Apple, Samsung, Nokia, Htc e Blackberry, a computer Apple Mac book, tablet iPad e Samsung. Acquisti operati nelle province di Pisa, Torino, Milano e Pavia, soprattutto nelle grandi catene della distribuzione commerciale, come Media World, Euronics, Computer Discount, e nei centri di vendita di telefonia mobile.

Ad acquisto avvenuto, i prodotti acquistati venivano consegnati al ricettatore che poi li rimetteva in vendita su siti specifici come e-Bay e Subito.it. La mente sarebbe stata proprio Lello Atene, genio dell’informatica che però utilizzava le sue conoscenze in maniera fraudolenta. I legali di tutti gli imputati hanno già annunciato ricorso in Cassazione.

Condividi questo contenuto