Banner Conad

Tutto vero, hanno riportato il Cosenza in serie B: ma che Bello è?

La lettura di questo articolo è fortemente sconsigliata ai ferventi cattolici, sempre ben attenti a non mischiare il sacro con il profano.

Ci perdonino se prendiamo in prestito un termine e una definizione che loro riservano a eventi straordinari con influenze soprannaturali di carattere estremamente religioso, ma quello che a cui noi tifosi e sportivi rossoblu abbiamo assistito ieri sera a Pescara è un autentico miracolo.

Compiuto e realizzato in grande stile da esseri umani in carne e ossa, capaci di stravolgere ogni pronostico, di portare a termine una cavalcata di dimensioni storiche che rimarrà indelebile nella storia del Cosenza Calcio. Onore e gloria eterna per:

Il colpo d'occhio offerto dalla tifoseria rossoblu ieri
Il colpo d’occhio offerto dalla tifoseria rossoblu ieri

Umberto Saracco, estremo difensore dalla rara umiltà, compostezza e serietà, che ha atteso il suo momento per anni lavorando in silenzio. La sua fama di pararigori si stava confermando anche sul penalty di Marotta, intuito ma non respinto per un soffio. Dimostrazione lampante che l’impegno costante alla lunga paga, nelle bacheche ci sarà il suo nome in qualità di portiere della promozione.

Riccardo Idda, roccioso stopper sardo dai modi rudi e dalla grande efficacia. Per descriverlo basta la citazione del nostro uomo delle pagelle Federico Perri: “Ci sono due cose sicure nella vita: ca ninni jamu all’atru munnu e ca Idda ti palìa pi tutta a partita!”. Gli attaccanti delle compagini affrontate nei playoff ne sono usciti annullati e con le ossa rotte. Attenzione però, non si vuole farlo passare per un picchiatore, è semplicemente un difensore che sa fare il suo mestiere.

Kastriot Dermaku, leader del pacchetto arretrato rossoblu, punto di riferimento dei compagni di reparto, ancora di salvataggio alla quale appigliarsi nei momenti di sofferenza del match. Quando c’è lui lì in mezzo dormiamo tutti sonni tranquilli.

Manuel Pascali, chiunque soffra di mancanza di carattere e di personalità può rivolgersi all’ex Kilmarnock. Ne ha in eccesso e può dispensarla a chiunque, tante persone ritroverebbero fiducia in sé stessi grazie alla sua opera di beneficienza. Un ceffone in pieno volto a chi lo riteneva un calciatore finito, non lo hanno visto giocare in questo Cosenza. Rispecchia la carta d’identità per esperienza, la straccia per capacità e doti tecniche. Ah, ha rischiato anche di segnare da centrocampo. “Stay hungry, stay foolish”.

Agostino Camigliano, sei mesi in rossoblu per chiarire a tutti che è garanzia di affidabilità. Bravo anche a ripartire palla al piede, dotato di “cojones”…ooops, scusate la volgarità, ma non c’era vocabolo più efficace.

Angelo Corsi, capitano senza macchia e senza paura. Guardategli bene le vene delle braccia, hanno due colori: il rosso e il blu. Sarà trasformato in cavia da laboratorio, gli studiosi sono curiosi di spiegare scientificamente la sua trasformazione da terzino a volte insicuro a macinatore di chilometri e cursore dalle sopraffine qualità tecniche.

Esultanza rossoblu (ph.IlCosenza.it)

Domenico Mungo, lo conosciamo bene, ecco perché ci sentiamo di dire che è rimasto in penombra per buona parte di campionato, penalizzato anche da alcuni acciacchi. Non appena ha ripreso ad unire quantità e qualità, corsa e “garra” a colpi di alta scuola allora si, abbiamo gridato in coro: “È tornato il vero Mungo!”.

Luca Palmiero, quando la palla finisce calamitata sui suoi piedi è automaticamente in cassaforte. Alla stregua di quanto Barzagli diceva di Pirlo: “Se sono in difficoltà cerco Andrea in mezzo al campo e gli affido il pallone, così sto tranquillo”. Ecco, appena sale in cattedra tutta la squadra segue le sue orme.

Mirko Bruccini, centrocampista goleador. Classe allo stato puro, giocatore di categoria superiore. Una goduria vederlo dare del tu al pallone, se ce n’è bisogno sa fare anche legna. I suoi gol e le sue giocate hanno abbellito l’impresa dei lupi.

Tommaso D’Orazio, un’immagine simbolo, il suo tunnel di tacco (in perfetto stile Redondo) al dirimpettaio senese. Emblema della classe di un esterno che poche squadre in serie C possono vantarsi di annoverare tra le proprie fila.

Gennaro Tutino, ma che gol ha fatto? 80 metri di campo palla al piede, una progressione poderosa, la lucidità di dare uno sguardo alla porta e scagliare una conclusione che nessun portiere al mondo sarebbe riuscito a intercettare. Da blindare subito, un’altra annata a Cosenza e poi il volo verso palcoscenici ancora più importanti. Ricorda tanto Michele Padovano.

David Okereke, uscito alla distanza dopo mesi da oggetto misterioso. La fase di svolta il gol del pari con la Sicula Leonzio nel primo turno dei playoff. Inarrestabile da quel momento in poi, aveva ragione mister Braglia a pretendere di più da lui, il tecnico ha l’occhio lungo.

Allan Baclet, personaggio fantastico. Idolo della tifoseria anche nei momenti difficili, figurarsi nella fase della rinascita improvvisa e inaspettata. È il capocannoniere dei playoff con 5 gol in 8 partite, o meglio spezzoni di partite. La media tra reti realizzate e minuti giocati è da mettersi le mani tra i capelli.

Allan Baclet (ph.Rosito)

Federico Pasqualoni, pronto a rispondere all’appello ad ogni chiamata. Giovane ma già segnato da terribili infortuni, ha ritrovato la luce dopo aver attraversato un lungo e oscuro tunnel.

Matteo Calamai, titolare inamovibile per lungo tempo è scivolato indietro nelle gerarchie del tecnico a causa di un infortunio e della ritrovata verve di Mungo. Ma c’è sempre stato e voi tutti sapete bene quanto sia stato determinante nel conseguimento di questo storico risultato.

Massimo Loviso, che peccato non aver potuto godere appieno della sua tecnica di base. Tormentato da infortuni che non gli hanno dato tregua. È un regista da premio oscar, quando calcia il pallone ti accorgi che ha giocato per anni nella massima serie.

Grazie anche a chi è andato via nel mercato invernale per il suo contributo (mica a tutti eh? Mica si può ringraziare chi ha sbeffeggiato e oltraggiato maglia e tifosi con i suoi atteggiamenti fuori dal campo e dentro) e a chi non ho nominato perché impiegato di meno come Zommers, Ramos, Boniotti, Trovato, Perez. Non ci siamo dimenticati dello staff al completo, del ds Trinchera, di mister Braglia e del presidente Guarascio. Non basterebbe un’enciclopedia, limitiamoci ad una proposta: qualcuno vuole prendere in considerazione l’idea di raffigurare il tecnico toscano in una statua da posizionare nel museo all’aperto su corso Mazzini?

(Immagine di copertina dell’articolo Rosito)

Condividi questo contenuto