Ultime da Bruxelles riguardo la situazione sulla produttività del nostro Paese: questa volta, le notizie provengono dall’Indice di competitività regionale ( Rci ), frutto dell’elaborazione della Commissione europea.
Rci nasce nel 2010 e, finora, è stato pubblicato ogni tre anni, con l’intento di concorrere al “soccorso” economico delle regioni “targate” Unione Europea, il tutto grazie ad un costante esercizio di monitoraggio teso a cogliere i miglioramenti dei singoli territori e attraverso un’operazione di confronto reciproco tra essi, nell’ottica illustrata dalla commissaria europea Corina Cretu, che ha affermato come il Rci “rinvigorisca gli sforzi della Commissione per supportare le riforme strutturali e stimolare le capacità d’innovazione delle regioni Ue attraverso gli investimenti nella politica di coesione”.

Il documento è frutto di uno studio multiforme, in cui ad essere presi in considerazione per l’elaborazione della valutazione complessiva delle regioni sono una poliedricità di fattori, non solo di quelli legati ad un’analisi più tradizionale, tra i quali indici di carattere economico ma anche elementi di carattere sociale relativi alle infrastrutture, al livello di educazione e al funzionamento del mercato del lavoro.
Nel complesso, l’edizione 2016 di RCI riflette i dati stimati nel 2013: ad emergere è, nuovamente, un quadro multiforme che vede il suo baricentro nelle capitali e nelle aree metropolitane, essenziali propulsori della competitività. Per quanto riguarda l’interno dei singoli Paesi, in molti casi, è presente un forte dislivello tra la situazione della capitale e gli altri territori.
L’edizione 2016, rispetto a quella del 2013, si è avvalsa dello strumento web interattivo, attraverso il quale è possibile avviare un’analisi più specifica e il confronto immediato di ciascuna regione con le altre: collegandosi al sito web, infatti, gli utenti sono in grado di visualizzare in che stato la loro regione si trova in termini di innovazione, governance, trasporti, infrastrutture digitali, misure di salute, capitale umano.
In vetta alla classifica Rci la capitale britannica Londra che per la prima volta riesce ad essere al primo posto, piazzandosi addirittura prima del territorio olandese di Utrecht, veterano del primato e ora disceso al secondo posto del podio assieme ad altre zone degli territori britannici Berkshire, Buckinghamshire e Oxfordshire.
A fare da fanale di coda della classifica tre regioni dell’est europeo: una appartenente alla Grecia, una alla Romania e la Guyana, la più lontana geograficamente dall’Ue, di madre francese.

Per quanto riguarda l’Italia è la Lombardia ad emergere come regione più competitiva tra tutte le altre. Un dato non sorprendente ma che si accompagna, tra l’altro, a non poche perplessità e obiezioni. Nel documento si legge chiaramente come la Lombardia sia portatrice di una certa “anomalia”: pur essendo, infatti, il cuore propulsore dell’economia italiana e la trentasettesima regione “europea” per Pil pro-capite, pare sia particolarmente “difettosa” in termini di competitività rispetto a quanto auspicabile.
In base a tale indice, si piazza, infatti, soltanto al 143mo posto sui 263 presenti nella classifica. Ma ad essere allarmante è, soprattutto la valutazione che ci riguarda più da vicino inerente la valutazione espressa per la Calabria che si piazza in fondo alla classifica europea al 235mo posto.
E’ possibile constatare la forte carenza della situazione calabrese attraverso la valutazione espressa in punteggio (“score”) nella tabella riportata sul sito Rci.
Come si può notare, il punteggio complessivo attribuito alla Calabria su una scala da uno a 100 è quello di 16,3 contro quello della Lombardia, prima classificata del nostro Paese con 57 punti, segno tangibile del grande dislivello economico e sociale che caratterizza il nostro Paese.
Anche dal punteggio attribuito in base ai singoli parametri, (utilizzati per l’elaborazione del punteggio complessivo) è facilmente rilevabile la discrepanza: la Calabria ottiene scarsissimi risultati, specie se raffrontati a quelli della regione lombarda che totalizza 26.9 punti contro i soli 15 punti calabresi per il “fattore” istituzioni; 53,6 punti contro i 15,86 calabresi per le infrastrutture, 88.6 punti per i settore salute dinanzi ai 16,2 punti della Calabria.
Un divario che si fa ancora più evidente se si raffrontano i punteggi della nostra regione con quelli ottenuti dalla “sola” Londra e della sua area metropolitana: dinanzi ai punteggi calabresi, la capitale inglese, in vetta alla classifica con un punteggio complessivo di 100 punti su 100, “sestuplica” i risultati ottenuti dalla Calabria.
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