Il sindacato avvia da due mesi un ciclo di assemblee a tappeto sul territorio per difendere il precariato più longevo della pubblica amministrazione, oggi colonna vertebrale dei servizi nei municipi.
Aumento ore per i part-time, mobilità e riconoscimento di un contributo previdenziale, per i precari più longevi della Calabria, i più poveri della P.A. e i prossimi più poveri pensionati. della P.A, dopo 30 di lavoro negli Enti locali. Oggi rappresentano il 90% della forza lavoro, nei comuni, senza di loro nessun servizio per intere comunità. Da due mesi, proseguono assemblee con i lavoratori, in ogni comune della regione.
C’è un sindacato che in questi giorni percorre la Calabria comune per comune, riportando in auge una vertenza che si era assopita. È l’UGL, che con i suoi dirigenti presenti su tutto il territorio regionale ha trasformato le assemblee con i lavoratori ex LSU e LPU in qualcosa di più di un semplice momento di confronto interno: veri e propri megafoni puntati verso Roma, verso Catanzaro, verso i palazzi municipali.
UGL Autonomie ha già avviato interlocuzioni con il Ministero del Lavoro, affidando la vertenza al Segretario nazionale e responsabile del Dipartimento Lavoro, Gianvincenzo Benito Petrassi, assieme ai colleghi calabresi Romolo Cozza, Giovanni Conforti, Oreste Valente, Luca Muzzopappa, Giulio Pignataro e Gino Pettinato, oggi in prima linea sul versante sindacale. Il riscontro, riferiscono dal sindacato, è significativo. I lavoratori apprezzano la piattaforma con convinzione crescente, e alimentando un fronte comune che si allarga di giornata in giornata.
Le richieste sono ormai note: la mobilità tra enti, l’aumento delle ore lavorative per tutti, il riconoscimento dei contributi per evitare la povertà pensionistica a cui sono condannati. Il tutto, peraltro, a parità di spesa per Regione e Ministero, ma semplicemente mantenendo la dinamicità del fondo, senza diminuzioni e senza distrarne le risorse, ma reinvestendo le economie nel medesimo bacino a cui sono istituzionalmente dedicate.
E’ una vertenza che pesa su diecimila vite, quegli ex LSU e LPU, oggi dipendenti stabilizzati degli enti locali, che rappresentano il 90% della forza lavoro in oltre 360 comuni calabresi. Eppure percepiscono spesso meno di 800 euro al mese, legati a contratti part-time di 16, 18 o 20 ore settimanali, con una prospettiva pensionistica segnata da decenni di contribuzione ridotta o mancante. Il precariato più longevo della Calabria: una condizione che il tempo ha normalizzato senza mai risolvere, condannandoli ad una vera povertà pensionistica.
Ma l’UGL non si limita a chiedere alle istituzioni regionali e nazionali. In ogni assemblea, in ogni comune visitato, il sindacato rivolge un appello diretto ai primi cittadini: le amministrazioni locali devono assumersi la propria responsabilità. Sono i Comuni i principali utilizzatori di questi lavoratori, i veri beneficiari quotidiani del loro servizio. Non è sufficiente attendere contributi straordinari da Roma o da Catanzaro: anche i sindaci devono mettere in campo il loro contributo. Per questo, l’UGL ha formalmente richiesto il coinvolgimento dell’ANCI nelle prossime sessioni di confronto
C’è un argomento che il sindacato ripete con insistenza, e che va al di là della logica rivendicativa: questi lavoratori non sono una categoria astratta da tutelare. Sono le persone che guidano gli scuolabus, che siedono agli sportelli degli uffici anagrafici, che garantiscono ogni giorno i servizi essenziali nei piccoli comuni calabresi. Spesso nell’invisibilità, spesso senza che nessuno si chieda a quale prezzo.

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