Dopo anni di attese, il sindacato rompe gli indugi: «Basta con il precariato infinito, servono soluzioni definitive».
La crisi internazionale che inevitabilmente si riflette anche sulla nostra nazione, tra i tanti effetti negativi, ha anche ringalluzzito la propaganda populista della sinistra italiana. Le scelte sbagliate di Trump, il Presidente dei nostri imprescindibili alleati storici, e la demagogia della minoranza hanno portato alla vittoria del No al Referendum sulla Giustizia e la conseguente difficoltà del Governo Meloni.
Per i sostenitori del No è stato facile, in questa contingenza, convincere distortamente che invece si trattava di un voto utile a mandare a casa il Governo. Ma veramente si può credere, per come affermano i leader del “campo largo”, che la nostra epoca possa essere paragonabile a quella orribile del fascismo? Eppure, molti si lasciano ancora abbindolare da questi agitatori che urlano alla loro pancia scuotendo paure, avendo già dimenticato che alcuni di costoro hanno già governato il Paese senza risultati lusinghieri.
E soprattutto, il populismo non è la ricetta per tendere al Bene Comune della nazione. Per come già affermava Pericle, questo modello incarna quello del demagogo, il leader-tipo dei populisti moderni: il “conduttore” (agogos in greco antico) del popolo (demos). Aristotele considerava il demagogo causa di tutti i mali proprio perché imponeva l’egemonia dei ceti popolari (populismo doc, diremmo oggi) a scapito delle altre componenti della società. Dall’antichità in poi, la lista dei demagoghi che hanno scalato il potere contando sul malcontento nei confronti dell’élite – salvo però poi accordarsi con essa – è lunga. Per ottenere e conservare il potere, da sempre la politica usa gli strumenti della propaganda. Un punto fermo del populismo è proprio l’idea del controllo dell’informazione per mantenere il popolo nell’ignoranza e dominarlo meglio.
Fanno molto comodo alcuni operatori della stampa schierati a favore di questi capi popolo. Non usa gli strumenti dell’informazione, basata sulla verifica dei dati e sul confronto tra le fonti, ma i mezzi della post-verità: notizie palesemente false o soltanto verosimili, non verificate anche se potrebbero esserlo facilmente. Sono le pseudo-notizie che confermano pregiudizi, rafforzano paure e alimentano preconcetti: l’essenza del populismo.
Così come una malattia può evolversi e modificarsi all’interno di una popolazione, allo stesso modo la pseudo-notizia (immagine, video o testo) si rafforza o si indebolisce a seconda del contesto in cui si trova. È il mondo parallelo della post-verità: un mondo dove far arrivare il messaggio al giusto destinatario conta più che far arrivare un messaggio giusto. Dove affermare conta più che dimostrare visto che molti non approfondiscono anche perché non hanno cultura necessaria. Oggi il moderno populismo si affida al più scientifico “sondaggio d’opinione” che registra e riporta in tempo reale gli istinti viscerali del popolo a cui il demagogo si acconcia per ottenere e conservare il consenso.
È una scelta politica che si porta dietro un risultato: la semplificazione massima della proposta politica, che diventa unica, semplice, banale con l’uso e l’abuso della retorica. Ricette che però non dichiarano le eventuali fonti finanziarie a cui attingere. E così, il reddito di cittadinanza ha sconfitto la povertà? Fermare eventi e opere ha cancellato la corruzione? E si rischia il ritorno di chi ha già dato in passato ed è stato già “bocciato” dai cittadini. Un esempio di propaganda su tutti è quello di pubblicizzare come rifacimento straordinario ed epocale per un intero quartiere cittadino un intervento di pochissime centinaia di migliaia di euro. Ma veramente ci credono così creduloni ed ignoranti?

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