Fondi certi, educazione nelle scuole e reti territoriali: l’appello dei Centri Antiviolenza alla Regione per superare la logica dell’emergenza.
La drammatica scia di femminicidi e violenze che continua a colpire la Calabria non può più essere trattata come una successione di emergenze isolate. Dietro ogni cifra c’è una vita spezzata, una famiglia distrutta e una responsabilità collettiva a cui le istituzioni non possono sottrarsi.
Il Coordinamento Regionale dei Centri Antiviolenza (CAV) della Calabria esprime profondo cordoglio e vicinanza ai familiari delle vittime, ribadendo con forza che la violenza maschile contro le donne è un fenomeno culturale e strutturale radicale.
I Centri Antiviolenza operano quotidianamente sul territorio, spesso in condizioni di estrema difficoltà e con risorse insufficienti, rappresentando l’unico vero approdo sicuro per centinaia di donne che cercano di uscire dal circuito del maltrattamento. Tuttavia, l’impegno del privato sociale non può sostituirsi alle responsabilità della politica e della pubblica amministrazione.
Per contrastare efficacemente la violenza di genere in regione, il Coordinamento chiede con urgenza:
Sostegno economico e risorse certe: L’erogazione tempestiva e continuativa dei fondi regionali e nazionali dedicati ai CAV e alle Case Rifugio, per evitare l’interruzione di servizi di supporto vitali (legale, psicologico, di accoglienza).
Prevenzione e educazione: L’attivazione di percorsi strutturati di educazione all’affettività e al rispetto delle differenze di genere nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio calabrese.
Istituzione della rete antiviolenza territoriale: L’attivazione e il rafforzamento formale delle reti antiviolenza territoriali in tutti gli ambiti territoriali sociali della regione.
Formazione della rete istituzionale e comunale: Una formazione specialistica e continua per forze dell’ordine, personale sanitario, operatori della giustizia, nonché per gli operatori e le operatrici dei Comuni, indispensabile per evitare la vittimizzazione secondaria e garantire valutazione del rischio tempestive.
I femminicidi non sono “delitti d’impeto” o “tragedie della gelosia”, ma il drammatico culmine di un continuum di prevaricazione e controllo. Chiediamo alle istituzioni regionali un cambio di passo concreto e immediato: non servono più solo parole di circostanza o cordogli postumi, servono tutele, risorse e volontà politica.
| Centri Antiviolenza della Calabria continueranno a rimanere aperti, vigili e al fianco di ogni donna che sceglie la libertà.
Le organizzazioni aderenti al C.A.D.I.C. e autorizzate al funzionamento dalla Regione
Calabria:
Centro Antiviolenza “Attivamente Coinvolte APS” – Pizzo (VV)
Centro Antiviolenza “Fabiana” e Case Rifugio “Mondiversi”, “Liberedonne” e Risea-
Associazione Mondiversi ETS Corigliano-Rossano
Centro Antiviolenza e Casa Rifugio “Angela Morabito” Ass. Piccola Opera Papa Giovanni ETS-
Reggio Calabria
Centro Antiviolenza “Centro Aiuto Donna” Fondazione Città Solidale ETS – Catanzaro
Centro Antiviolenza “Demetra” – Lamezia Terme
Centro Antiviolenza e Casa Rifugio “Mondo Rosa” Centro Calabrese di Solidarietà ETS-
Catanzaro
Centro Antiviolenza “Udite Agar” Cooperativa Noemi – Crotone
Centro Antiviolenza “Ariel” – Reggio Calabria
Casa Rifugio Refugium Fondazione Città Solidale
APS Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino” – Cosenza

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