Il talento della stellina rossoblu rischia di rimanere contagiato dalle scorie di un carattere fumantino ma ha 20 anni e c’è tempo per riparare.
Ci sono giocatori ordinari, giocatori che compensano le carenze tecniche con la grinta e l’impegno, e giocatori capaci di accendere la passione ed entusiasmare le folle. Chi è stato Antonio Vutov, o meglio chi potrebbe un giorno Antonio Vutov? Giunto in riva al Crati come un perfetto sconosciuto, accompagnato solo dalla sua giovane fama di stella dell’under 21 bulgara, il talentuoso ragazzino ha mosso i primi passi nel calcio che conta con la primavera dell’Udinese, una garanzia nel settore. Un’estate vissuta sotto la luce dei riflettori, complici le ottime prestazioni in Coppa Italia contro Ascoli e Vicenza. I primi colpi di genio entusiasmano la platea del Marulla ma rimangono isolati e sporadici.
Ad incrementare la già scarsa continuità di rendimento ci pensano le convocazioni in nazionale che lo estromettono dalla disponibilità di mister Roselli. Le chiamate in patria gli saranno fatali. La Mantia nel frattempo convince tutti con alcuni gol decisivi e al suo ritorno a Cosenza Vutov finisce in panchina. Il tecnico dei silani non gode della fama di talent scout, le sue idee di gioco rigide e quadrate non lasciano molto spazio al brio e all’imprevedibilità dei giovani. Come ammetterà anche l’allenatore in seguito, la sua preferenza è inserirlo in campo nei minuti finali per sfruttare al meglio la sua voglia e la sua velocità. Ecco, la voglia al giovane Antonio non manca affatto.

Sebbene sia usato col contagocce, non lesina impegno e audacia. A volte esagera collezionando cartellini gratuiti. Il mese di Gennaio è sicuramente il più redditizio per le sue prestazioni. Nel match del sabato sera contro il Catania si prende la casacca numero 10. In quella fredda serata accade qualcosa che lo fa balzare agli onori della cronaca. La tifoseria organizzata rossoblu gli dedica un coro e questa si che è una notizia. Accade raramente un evento del genere, a memoria l’ultimo a ricevere tale trattamento di favore fu Biccio Arcidiacono. Andando ancora più a ritroso, causa gli anni bui del calcio a Cosenza, se ne ricordano davvero pochissimi e possono sicuramente essere contati sulle dita di una mano. Ma cosa spinge il popolo cosentino a dedicargli tanto affetto?
Sono di sicuro le sue giocate a lasciare intravedere un talento smisurato, i suoi colpi che spiccano nel grigiore di una squadra molto compatta ma poco tecnica. Realizza il gol del vantaggio contro gli etnei trasformando con freddezza un calcio di rigore. Il suo già avaro score si bloccherà lì, ad una sola realizzazione. La sua consacrazione rimane così riposta nel cassetto del suo armadietto negli spogliatoi del S.Vito. Forse la presenza più costante sul terreno di gioco gli avrebbe concesso maggiore autostima e avrebbe aumentato il suo rendimento. Domenica a Melfi è calato il sipario sulla sua amarissima stagione. Dopo aver gettato alle ortiche una clamorosa occasione, si fa prendere da un raptus incomprensibile, tenta di aggredire il mondo intero per motivi ancora tutti da capire e guadagna meritatamente il cartellino rosso.
Tre giornate di squalifica e la sua avventura nel campionato attuale si chiude in anticipo. Il suo tabellino finale conta 15 presenze e 1gol. Difficilmente lo rivedremo nella prossima stagione. Cosa dire? In poche parole Antonio Vutov, quello che poteva essere e non è stato, almeno qui a Cosenza.
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