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Nicola Calipari: 10 anni dalla morte dell’agente segreto calabrese

Era il 4 marzo del 2005 quando Nicola Calipari muore, ucciso, sotto il fuoco dei soldati americani, nelle fasi immediatamente successive alla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena

Agente segreto italiano, calabrese di nascita, Nicola Calipari la notte del 4 marzo, a Baghdad, morendo salvò la vita di due persone: la giornalista Giuliana Sgrena, rapita nel febbraio del 2005 e l’autista, anche lui appartenente al Sismi.

Nicola Calipari
Nicola Calipari

La Sgrena, ogni anno da quella terribile notte, ricorda come Nicola Calipari – che lei non conosceva, non aveva mai visto prima di allora e che non avrebbe mai conosciuto, se non fosse stato per quella terribile circostanza – le ha salvato la vita “due volte”. La prima quando riuscì a liberarla dall’organizzazione della Jihad Islamica,  la seconda volta quando si gettò su di lei, e incastrandola tra il sedile posteriore e quello anteriore impedì che i colpi sparati dalla mitragliatrice di Lozano – il soldato americano che sparò contro la Toyota sulla quale viaggiavano – la raggiungesse. Nicola Calipari, fece così da scudo umano, e la salvò.

Lei, Giuliana Sgrena, era andata a Baghdad per fare un reportage per il suo giornale, e lui, Nicola Calipari, andò nello stesso luogo per salvarla da un rapimento. Missioni diverse, le loro, che però li condussero nello stesso posto, ma con un destino differente.

Sembrava stesse andando tutto per il meglio, quel 4 di marzo del 2015, mentre era già notte e mentre mancavano solo 900 metri all’arrivo in aeroporto, ma all’appuntamento con la libertà, Giuliana non arrivò mai. Perché grazie alla generosità di Nicola Calipari lei fu libera dal sequestro, ma rimase da allora (e per sempre) “prigioniera” di quel ricorco terribile, e di quegli eventi, che l’accompagnano ancora oggi, giorno dopo giorno.

Lo scrive lei stessa dalle pagine del suo blog, quando ricorda che in questo giorno, il 4 di marzo, non ha mai festeggiato la sua liberazione, perché per lei è solo il giorno della morte di Nicola.

Ricordare un eroe, non è semplice. E’ più facile dimenticare, mettere via una storia, tanto la cronaca te ne presenta sempre di nuove, di fresche di giornata.

Ed invece, a prescindere dalle varie versioni di come siano andate davvero le cose, di chi siano le colpe reali o presunte, a prescindere se ci fu una situazione “macchiavellica”, riguardante i servizi segreti, forse sarebbe stato un bene ricordare quell’uomo – prima ancora che l’eroe – attraverso qualcosa che potesse essere indelebile, come quel ricordo nella mente di Giuliana Sgrena.

Giuliana Sgrena
Giuliana Sgrena

Forse a Reggio Calabria, la sua città d’origine si sarebbe potuto dedicargli un “posto”, uno qualsiasi, affinché non si dimenticasse quell’uomo che lavorò anche per la squadra mobile di Cosenza dal 1982 al 1988 e che poi fu costretto ad andar via perché minacciato dalla mafia calabrese, e a trasferirsi in Australia, dall’altra parte del mondo, insieme alla sua Famiglia.

E poi la Criminalpol, il Sismi, e una carriera sempre al massimo della sua bravura, mentre con sobrietà ha costantemente lasciato il segno del suo carattere.

4 marzo 2005. Muore Nicola Calipari, e mi sembra giusto citare le parole della persona alla quale lui, decise in una frazione di secondo di salvare la vita … e questo gesto, non è mai scontato.

Le parole riportate, sono quelle di quando Nicola Calipari salvò Giuliana Sgrena dal rapimento.

“Sono Nicola, sono Nicola, Giuliana … non temere sono amico di Gabriele e di Pier, adesso sei libera. Non temere”.

Il nostro giornale oggi, ha voluto ricordare Nicola Calipari, morto dieci anni fa, ma il cui coraggio, fa eco da allora, fino ai nostri giorni.

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