Orlandino Greco. «In una foto del 2023 il progetto che oggi alcuni candidati rinnegano. La politica è rigore, non ambizione ossessiva».
Sono molto affezionato a questa foto scattata il 2023, perché segna un momento importante: il ritorno, dopo dieci anni, alla guida di Castrolibero come sindaco con un consenso pari al 78%.
Riguardandola oggi, non posso che provare soddisfazione: ancora una volta Castrolibero scelse la serietà, premiò la politica del fare, la capacità amministrativa, il senso concreto del governo del territorio.
Ma questa foto rappresenta anche qualcosa di più profondo. È lo spaccato di una stagione politica e umana. Alle mie spalle si vedono volti che oggi tornano protagonisti con le loro candidature alla carica di sindaco: partendo da sinistra, Pasquale Villella; accanto a lui, Francesco Serra; e a seguire Nicoletta Perrotti.
Questo non è un dettaglio da poco conto perché è la dimostrazione che quel programma elettorale, sotto il simbolo di Rinascita Civica è ancora attuale. E lo è non solo perché è stato pensato bene, ma in quanto ancora in essere e non completato.
Il programma politico di Nicoletta Perrotti – così come in precedenza quello di Giovanni Greco – è all’insegna del rinnovamento collegato ad una continuità politico/amministrativa coerente e sempre fedele ai suoi canoni.
È quel programma rinnovato e integrato con le sfide del tempo e i mutamenti della Pubblica Amministrazione.
Sono convinto per questo che anche Serra e Villella, per coerenza, prima ancora che per scelta politica, saranno inevitabilmente chiamati a riproporre quella visione, quel progetto amministrativo che allora sconfisse nettamente la proposta avversaria guidata da Antonella Garritano e da quella vecchia stagione politica che affonda le sue radici nella Castrolibero degli anni ’90.
Ed oggi posso dire con serenità che il lavoro politico portato avanti in questi anni ha generato una nuova classe dirigente di cui vado orgoglioso anche se, devo ammettere, non sono stato altrettanto efficace sul piano dei comportamenti.
Perché la politica è rigore.
È responsabilità.
È capacità di essere ambiziosi senza trasformare l’ambizione in ossessione.
È coerenza, è capacità di compiere scelte ponderate, è il rifiuto della leggerezza, soprattutto quando significherebbe negare sé stessi.
E allora quegli applausi — quelli di Pasquale e di Ciccio — non erano semplici gesti. Erano gli applausi di una comunità, di un popolo che credeva in un progetto comune portato avanti dai suoi rappresentanti.
Ecco perché oggi mi chiedo come si possano giustificare scelte diverse da quelle che, appena tre anni fa, quella stessa comunità ha sostenuto con forza e convinzione.
Oggi me lo chiedo — e un sorriso appena accennato, venato di sarcasmo, accompagna queste parole — se tutto questo abbia davvero un senso. O forse no. Perché, come canta Vasco Rossi, “un senso forse non ce l’ha”.
Orlandino Greco

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