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Sindrome Calimero, per l’Italia che corre contro quella che le sega le gambe

Venerdì, 4 marzo, si è tenuta la presentazione del libro “Sindrome Calimero”, opera del giornalista e scrittore Davide Giacalone, sul vittimismo e l’immaturità di un popolo, quello italiano, che sembra “segarsi le gambe” da solo

Alle ore 18.30 di venerdì, 4 marzo, si è tenuta la presentazione del libro “Sindrome Calimero”, del giornalista e scrittore Davide Giacalone, presso i saloni di Villa Fabiano, a Rende.
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Tante le personalità di spicco presenti all’evento. Ad introdurre la presentazione, l’avvocato Vittorio Lombardi, seguito dagli interventi della professoressa Delly Fabiano, docente Unical; dell’editore del libro, Florindo Rubbettino e di Ugo Lombardi, Divisional management di Banca Mediolanum. Grande partecipazione anche da parte dei giovani della politica cosentina, tra cui quella di Luca Tiano, e dei meno giovani, come Roberto Occhiuto, nonché degli ex consiglieri Francesco Spadafora e Davide Bruno.
A moderare il dibattito il Dott. Alberico Vicinanza, manager di Comunicazione e relazioni istituzionali.
Argomento del libro è la “sindrome di Calimero” come sinonimo di vittimismo, elemento paralizzante di un’Italia dalla doppia anima: quella che tenta affannosamente di correre oltre i propri limiti, e l’altra, che vittima della sindrome di Calimero, si taglia le gambe da sola. Si tratta di un atteggiamento psichico per il quale la persona si sente vittima ed impotente, di fronte alle trame avverse del destino.
“Il vittimismo – afferma Giacalone parlando della sua opera – esprime un modo immaturo, per lo più inconscio, di vivere le relazioni e di affrontare la realtà. Esso si innesca quando la persona sente di non poter sostenere il confronto in modo paritario. Proclamandosi vittima invece può ottenere molti vantaggi: indulgenza, ascolto, affetto, protezione. E se l’altro è uno che si sente facilmente in colpa, può dominarne le scelte e tenerlo letteralmente sotto scacco, anche per una vita”.
“È così che la vittima a volte diventa il vero tiranno – ha sottolineato lo scrittore – ma in tutti i casi, il vittimismo non paga e va superato: non si può stare nella vita adulta con i meccanismi tipici della prima infanzia”.
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Di vittimismo, si sente parlare ogni giorno, di certo si tratta di un problema che ci riguarda da vicino. Tante possono essere le cause alla base dell’insorgere del vittimismo in un soggetto. Durante la presentazione, si è avuto anche modo di affrontare una spiegazione tecnica di tali cause. L’aver subito violenza fisica o psicologica da piccoli o l’essere stati trascurati dalla famiglia di origine – situazioni molto comuni in quest’epoca cosi problematica  – rendono l’individuo particolarmente predisposto ad un simile atteggiamento remissivo ed arrendevole nei confronti della vita.
Potente ed incisivo è il messaggio di un libro, che parla al singolo prima che alla collettività. Un esame di coscienza, nonché una pesante autocritica sono atti che ciascun individuo non può esimersi dal compiere. Ciascuno è il padrone di se stesso. Se il senso comune dice che “viviamo in un paese di ladri, menzogneri e mascalzoni, che ad ogni livello istituzionale e non, pensano al bene dei propri interessi calpestando indifferentemente i diritti altrui”, la coscienza individuale, deve rispondere che la responsabilità è anzitutto del modo apatico di affrontare la vita, del vivere passivamente la quotidianità, spogliandola di ogni senso apparente. 
Con la collaborazione di Marco Belmonte
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