Rende(CS) – Nella giornata di ieri la segreteria regionale del Sindacato Lavoratori Comunicazione della CGIL ha diffidato Almaviva Contact dall’estendere il regolamento aziendale sulla pianificazione dei permessi a quelli della legge sulla disabilità 104/92, in modo da farli rientrare nella programmazione ordinaria degli istituti. In questo modo i lavoratori affetti dalle patologie rientranti nella legge o che hanno familiari per i quali si richiede la 104 dovrebbero in poche parole richiedere i permessi in maniera previa, pianificandoli appunto, senza quella flessibilità che la legge predispone a fronte degli altri istituti ordinari. I sindacati sul piede di guerra, dunque, rimandano la multinazionale delle telecomunicazioni a rivedere le fonti del diritto e la subalternità di un regolamento aziendale alla fonte primaria di diritto quale la legge 104/92: “È vergognoso” – attacca la SLC-Cgil nell’atto di diffida – che un’azienda così grande e strutturata abbia pensato di limitare la tutela della disabilità per semplificarsi la pianificazione dei volumi di traffico”. “Non possono essere limitati i diritti sacrosanti che tutelano situazioni di gravità e disabilità” –continuano dal sindacato – “e per i quali i testi di legge 104/92 e di successivi interpelli e circolari si esprimono in maniera chiara sulla priorità di tutelare i diritti del disabile”.

La situazione Almaviva sul sito di Rende – La sede rendese di Almaviva, grazie ai due committenti-colossi Alitalia e Telecom, rappresenta un punto di riferimento per il lavoro del comparto telecomunicazioni dell’area urbana di Cosenza, con i suoi poco più di 300 dipendenti con contratti part time e un piccolo gruppo di interinali. Della totalità di risorse utilizzate, solo una minima parte è impiegata full time e le categorie protette e persone con 104 accordata sono circa il 3,6% del totale. Il costo del lavoro della sede di Rende per Almaviva, rapportato alla media nazionale, è uno dei più bassi in quanto è uno dei centri più giovani ma anche uno dei più produttivi, ma si attende fine anno per capire gli utili generati dall’azienda in occasione della chiusura del bilancio annuale. Non appena formatosi il sito, gli operatori telefonici sono stati assunti grazie alla defiscalizzazione contributiva al secondo livello, con lo scatto che è avvenuto l’anno successivo e da quel momento bloccato. A ben vedere l’azienda di Crm deve fare i conti con volumi di traffico altalenanti, dalla cui contrazione o espansione dipende in maniera vitale il lavoro quotidiano sul sito. Le richieste aziendali vanno dunque in un senso o nell’altro, gestendo di volta in volta la diminuzione delle chiamate con quelle che comunemente vengono chiamate ferie forzate – un istituto garantito all’azienda dal contatto nazionale a cui si ricorre spesso per smaltire giorni di ferie dei lavoratori – o il loro aumento con periodi di straordinario piuttosto lunghi. Straordinario come misura quasi strutturale, che, se da una parte cozza con il ccnl che vorrebbe limitarne il ricorso a periodi brevi e di emergenza, consente dall’altra di far gongolare l’azienda e la busta paga mensile dei lavoratori senza però risolvere a lungo termine le difficoltà dei periodi di grama e soprattutto la stabilizzazione degli operatori telefonici in loco con contratti di 8 ore, che è l’obiettivo ultimo per il miglioramento delle loro condizioni di vita e per loro il futuro.
A ben vedere la stretta sulle pianificazioni degli istituti e il tentativo di coinvolgere anche quelli protetti da 104 si attribuisce alle evoluzioni del numero di chiamate. La commessa Alitalia sul sito è scaduta a dicembre 2017 e nell’ultimo anno si sta lavorando con una deroga che scade il prossimo febbraio; si aspetta invece il rinnovo per l’altra grande commessa, Telecom. Sembra chiaro dunque che senza un quadro definitivo dei rinnovi di commessa si determinano cali e picchi continuativi che destabilizzano il lavoro. Un dato molto evidente tanto in Telecom che in Alitalia: la situazione dei lavoratori di telecomunicazioni– che rappresenta una fetta significativa del lavoro a Rende – non può che scontrarsi con l’incertezza che si respira nelle sedi di entrambe le multinazionali alle prese con riorganizzazioni interne dal futuro poco chiaro.
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