Oggi ricorre il 25º anno della scomparsa di Donato Bergamini, Denis per tutti. La verità ancora non è arrivata in quello che risulta uno dei casi più misteriosi di sempre.

Quel fatidico giorno, un pomeriggio antecedente l’importante sfida con il Messina, il Cosenza Calcio era riunito al cinema “Garden” per assistere ad un film prima di spostarsi in ritiro. Proprio la durante la proiezione è l’ultimo posto dove i compagni di squadra hanno visto Donato vivo. Bergamini, infatti, ad un certo punto si alzò dalla sua poltrona e andò verso due persone che lo attendevano all’esterno della sala, come testimoniato dal compagno di squadra Galeazzi. Da quel momento, tutto è avvolto nella nebbia più fitta.
Secondo la ricostruzione dell’epoca, Bergamini si sarebbe recato con l’ex fidanzata Isabella Internò, sulla statale 106, in direzione Taranto. A bordo della sua Maserati, le avrebbe chiesto di partire con lui per l’estero, dichiarandosi stufo di tutto. Il rifiuto della ragazza avrebbe spinto Donato ad accostare in una piazzola in località Roseto Capo Spulico e gettarsi sotto le ruote di un camion. Isabella, intanto, dopo la tragedia avrebbe raggiunto un bar di Roseto Marina, da dove avrebbe chiamato la madre e l’allenatore del Cosenza, Simoni.
La domanda che sorge spontanea è: perché non chiamare subito i soccorsi e le forze dell’ordine? Bisogna poi anche chiarire come la ragazza arrivò in quel bar. Il proprietario del locale, infatti, affermò che la Internò fu accompagnata da un uomo, mai identificato, che poi scappò perché “aveva la moglie incinta“. Il maresciallo Barbuscio, che aveva ricostruito le fasi seguenti all’incidente, scrisse che la ragazza era arrivata lì a bordo della Maserati di Donato. Due testimonianze diverse: una esclude l’altra.
Quale delle due è vera? Il corpo di Bergamini, secondo quanto dichiarato dallo stesso autotrasportatore, dopo l’impatto sarebbe stato trascinato per circa sessanta metri. Nell’urto il bacino del calciatore sarebbe rimasto schiacciato. Su questa versione sorgono 
Poco, infatti, coincide. Secondo i rilievi Bergamini doveva già essere disteso quando fu schiacciato dalle ruote del camion. E nel completamento dell’esame autoptico (avvenuto 50 giorni dopo il fatto, a seguito della riesumazione del cadavere), si parla di morte per dissanguamento e arresto cardiaco e vengono rilevati lo schiacciamento del torace ed una profonda e ampia ferita sul fianco destro. Inoltre, l’orologio che era al polso di Bergamini era perfettamente funzionante dopo l’impatto. Le lancette, come mostrato da immagini esclusive del programma di Rai Tre “Chi l’ha visto?”, hanno continuato a correre anche quando Bergamini aveva, ormai, perso la vita.
E le scarpe che indossava al momento dell’impatto, consegnate alla famiglia dai due magazzinieri del Cosenza, sono pulite ed integre. Ecco un’altra incongruenza: il giorno in cui Donato morì pioveva e nella piazzola doveva si sarebbe fermato con l’automobile c’era molto fango. Come è possibile che le scarpe erano pulite? E poi come hanno fatto a resistere ai 60 metri di trascinamento? Inoltre i magazzinieri che consegnarono le scarpe alla famiglia dissero che avrebbero avuto tanto da raccontare, ma che per farlo bisognava attendere la fine del campionato. Si trattava di Mimmo Corrente ed Alfredo Rende. Entrambi persero la vita in un incidente stradale avvenuto proprio dopo l’ultima giornata di Serie B, a pochi chilometri da dove era stato ritrovato il corpo di Bergamini.

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