Di Anna Maria Ventura
Un borgo, Castrolibero, alle porte di Cosenza, un centro storico, antico e suggestivo, una serie di vicoli e piazzette, una gradinata, una chiesa sconsacrata, quella di San Giovanni, che l’amministrazione comunale ha trasformato in teatro e luogo per eventi culturali. Una magica cornice per un evento, che ha trascinato gli spettatori, fuori del tempo e dello spazio, per traghettarli in un luogo altro, dove c’è posto solo per l’arte, e la bellezza. L’evento è stato la presentazione del libro ricerca di Wanda Lombardi “Le Muse Protettrici delle Arti e della memoria”, organizzato dall’Associazione Nazionale Donne Elettrici A.N.D.E. sezione di Cosenza e dalla Presidente Giovanna Bergantin, con il patrocinio del Comune di Castrolibero.

Dopo i saluti di Nicoletta Perrotta, Assessora alla cultura del Comune di Casrtolibero e di Anna De Rosa, Presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla Cosenza AISM, alla quale è destinato il ricavato della vendita dei libri, sono intervenute le relatrici Marilù Sprovieri e Anna Maria Ventura. Moderatrice dell’evento la Poetessa Annalina Paradiso.
Il libro ricerca di Wanda Lombardi “Le Muse protettrici delle arti e della poesia” apre uno scenario di arte e bellezza, che dagli albori della civiltà greca, attraversando lo spazio ed il tempo arriva fino a noi e getta un cono di luce ad illuminare il buio del nostro presente.
Segue una sintesi dell’intervento di Anna Maria Ventura che ha trattato il tema “Le Muse nella mitologia dell’antica Grecia”
La prima riflessione che la lettura del libro suscita è questa: come facciamo a guardare la mitologia che ci fa sognare con gli stessi occhi con cui guardiamo una realtà che fa sempre meno sognare. Una realtà distopica, che non lascia spazio all’utopia, al sogno, alle illusioni che danno la forza all’uomo di credere nel futuro e accendono gli animi a egregie cose, per usare un’espressione cara al Foscolo de “I Sepolcri”.
E allora volgiamo gli occhi ai miti, alle Muse, è il messaggio del libro di Wanda Lombardi, con la stessa forza con la quale credevano in loro gli antichi Greci, che su di loro hanno fondato le origini della civiltà, che poi sono le origini di tutta la civiltà occidentale. La bellezza e l’armonia, che essi esprimevano, e che poi l’arte, la poesia, il teatro, e se vogliamo anche la filosofia e le scienze hanno incorporato, siano i valori irrinunciabili, nei quali noi, del moderno occidente, martoriato e morente continuare credere, impegnandoci con tutta la nostra energia intellettuale a diffonderli in ogni angolo della terra, se vogliamo salvare l’intero mondo.
Il mito costituisce la più antica espressione culturale del mondo greco e, assieme all’epica, da’ vita a un patrimonio di racconti che, tramandato oralmente per lunghi secoli contribuisce a plasmare la coscienza dell’unità spirituale del popolo greco, pur nel permanere della divisione politica. Il mito è sostanzialmente un racconto (in greco mythos = racconto, narrazione) di vicende, fatti e imprese riguardanti gli dei e gli eroi: imprese e fatti perlopiù eccezionali, straordinari, riflesso di un bisogno collettivo, di superare i limiti del reale e di oggettivare ideali e valori. Esso non ha una netta dimensione temporale e la visione del mondo che si rispecchia nelle vicende “mitiche” è chiaramente pre-scientifica, pre-razionale. Il mito, dunque, rispecchia un’epoca caratterizzata dall’assenza della ricerca storica e di una speculazione scientifico-filosofica: in essa c’è una forte contiguità fra mondo umano e mondo divino, non solo perché si intrecciano le vicende degli uomini e degli dei, ma anche perché manca una distinzione qualitativa fra la sfera dell’agire umano e quella dell’agire divino. Alcuni uomini, infatti, naturalmente eroi, possono essere divinizzati. Eppure il mito sopravvive all’età arcaica e permea le più alte espressioni dell’ arte dell’età classica: la lirica, il teatro, la scultura. Esso permane nella cultura greca anche quando a partire dal VI secolo a.C. si sviluppa la ricerca storica, scientifica e filosofica. La ragione è che i racconti “mitici” avevano dato voce a vicende che potevano essere reinterpretate e arricchite di significati simbolici, sicché il mito può convivere accanto, o meglio dentro, le mature espressioni di pensiero e di arte di una cultura più evoluta. I miti greci avevano la funzione essenziale di trasmettere e consolidare i valori, le norme comportamentali e le visioni del mondo proprie di una comunità. Attraverso racconti affascinanti e didattici, i miti agivano come depositari di conoscenze e tradizioni, influenzando ambiti quali la religione, la genealogia, la fondazione di città e la cultura in generale. Essi fornivano spiegazioni sulle origini di usanze e posizioni sociali. Davano una spiegazione dei sentimenti umani e dei fenomeni della natura, trasmettevano importanti valori morali ed etici. Le storie degli eroi spesso mettevano in evidenza l’importanza della virtù, dell’eroismo e della giustizia.
La mitologia greca è frutto di un processo dinamico di narrazione e reinterpretazione di storie tramandate oralmente. La trasmissione orale, basata sulla memoria e la recitazione, ha permesso ai miti di diffondersi fino a quando non sono stati fissati per iscritto. La poesia, in particolare, ha avuto un ruolo fondamentale nella trasmissione dei miti, con poeti come Omero e Esiodo che hanno codificato queste narrazioni in opere letterarie che ancora oggi rappresentano la base della mitologia greca. Il mito, nonostante sia stato talvolta considerato un residuo di pensiero primitivo, ha mantenuto un’influenza significativa nella cultura occidentale. Gli studiosi moderni hanno riconosciuto il valore dei miti come fonti di ispirazione e come mezzi per comprendere le dinamiche umane e sociali, riaffermando la loro importanza e attualità.

Fra le figure mitiche più care alla cultura occidentale vi sono certamente le Muse, portatrici di Ispirazione, Bellezza, Immortalità.
In tempi di insignificanza, come i nostri, scandita dall’istantaneità di post, notizie, sentimenti che scoloriscono prima di essere interiorizzati, forse occorre tornare alle origini della Memoria, che per gli antichi Greci era una dea, e delle sue figlie divine, le Muse.
Secondo la tradizione le Muse erano nove sorelle e abitavano su un monte della Grecia, l’Elicona, non distante dalle case e dalle città degli uomini.
Figlie di Zeus e di Mnemosine, la Dea Memoria, avevano ereditato dai cromosomi degli augusti genitori il potere dell’immortalità e la facoltà di ricordare ogni cosa.
Inoltre erano munite di preveggenza, ossia sapevano anticipare gli eventi futuri. Ciascuna delle nove sorelle, in virtù della propria origine, era oltretutto dotata di un talento straordinario e peculiare.
Clio è la Musa della Storia, colei che ha ispirato i racconti di fatti ed eventi degni di essere ricordati, Thalia è la Musa della commedia. Erato è la Musa della geometria che per gli antichi era un’arte anziché una disciplina eminentemente scientifica. Urania, “la Celeste”, è esperta della carta del cielo.
Euterpe, effigiata mentre suona la lira, è emblema del canto lirico, che nasce dalle corde più intime del cuore e del sentimento. Polimnia, “colei che conosce tutti gli inni”, è la Musa della poesia sacra. Melpomene è la Musa della tragedìa. Tersicore è la Musa della danza, della musica, e del canto. Calliope è la Musa dell’epica.
Che cosa rendeva le Muse così importanti nella religione e nel sentimento degli antichi greci? Quali le ragioni del loro fascino e della loro sacralità?
Innanzitutto la loro immortalità e divinità, che non restava inaccessibile agli umani, in una dimensione altra, ma invitava gli uomini a goderne e farne parte come fosse un banchetto condiviso in armonia e amicizia. Le Muse pertanto condividevano la loro immortalità con gli umani, donando loro i frammenti della loro memoria e dei loro talenti, affinché questi potessero trasformarli nel prodotto di un’opera umana, illuminata dallo splendore divino, destinata pertanto a durare nel tempo e oltre il tempo, proprio come loro.
Ciò avveniva mediante l’ispirazione.
Le Muse trasmettevano con il loro respiro la memoria e la conoscenza ai poeti, ai musici, ai cantori che, alimentandosi di questa essenziale energia, davano vita alla loro creatività, producendo opere belle e degne di memoria, che tramandavano nel tempo il loro nome e quello di un’intera civiltà.
E trasmettevano Bellezza. Valore assoluto, imprescindibile della civiltà greca antica, forse non pienamente comprensibile per noi moderni che della Bellezza abbiamo fatto piuttosto un feticcio, vuoto simulacro di tutte le apparenze che ci ostiniamo ad esibire. Per i Greci la Bellezza coincideva con la Verità, con il valore più alto della vita stessa.
Le Muse, attraverso la Bellezza, ispiravano negli uomini il giusto sentire e li conducevano sulla soglia di un’iniziazione solenne e fatale, connettendo il mondo umano, imperfetto ma avido di desiderio di conoscenza, al mondo perfetto ed assoluto degli dei, avvolgendoli nella stessa luce di eternità.
Le Muse simbolicamente rappresentano in tutte le epoche il “sacro fuoco” che gli artisti sentono dentro di sé, che alimenta il loro respiro e li spinge alla ricerca della bellezza, che abbiamo già detto, è il vero dei sentimenti: gioia, dolore di sé e del mondo, mancanza, assenza, vita, morte. E chi di poesia si nutre, nei versi di un poeta, ispirato dalla sua musa, che poi è la sua anima, che diventa parola, ritrova il suo dolore, la sua gioia, il suo bisogno d’amore, il suo desiderio di pace, libertà e giustizia, il suo desiderio di infinito.
E’ seguita l’ottima relazione di Marilù Sprovieri che ha come tema “Le Muse nell’età moderna”. La relatrice esordisce citando Germaine Greer, una delle più importanti voci femministe nel panorama internazionale, che scrisse qualche anno fa sul Guardian: “Una musa è tutto meno che una semplice modella: è la parte femminile dell’artista maschio, con la quale egli deve avere rapporti, se desidera concepire un nuovo lavoro. E’ l’anima del suo animus, lo yin del suo yang, tranne che per il fatto che è lei, la musa, a penetrare il suo artista, in una completa inversione dei ruoli di genere, ed è lui, l’artista, a portare avanti la gestazione, a partorire il suo lavoro, dall’utero della mente”.
La Sprovieri ha citato poi Shakespeare che si esprimeva sul tema affermando; “Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo”
Poi ha continuato: “Il ruolo delle muse è quindi fondamentale all’arte, quali liberatrici del talento; in questo senso il loro ruolo nella creazione dell’opera d’arte è stato a lungo relegato ad una dimensione marginale. Non è forse vero che c’è del merito nell’ispirar l’arte tanto quanto nel crearla? Non è forse vero che senza il loro ruolo molte delle grandi opere non esprimerebbero il trasporto e l’intensità di cui oggi godiamo? Che siano donne reali o personaggi frutto dell’immaginazione, esse guidarono l’ispirazione artistica di moltissimi scrittori, pittori e poeti che immortalandole in splendidi versi o in capolavori artistici resero immortali, ma è vero anche il contrario. Cosa sarebbe stata l’Iliade senza Elena, i Promessi sposi senza Lucia, la Divina Commedia senza Beatrice? Forse non avremmo quelle immense opere che oggi conosciamo, perché la presenza di queste donne ha completamente inebriato la mente dei relativi poeti e scrittori, che hanno potuto esprimere così, grazie alle loro muse ispiratrici, la loro arte nella forma più alta”.
La relatrice è passata poi ad esaminare il ruolo di “alcune Muse” del mondo attuale. Sandra Fisher, musa ispiratrice del ventesimo secolo , moglie di Ronald Brooks Kitaj; non per il ruolo da lei svolto durante la sua vita, bensì per quello che rappresentò nella vita intellettuale di Kitaj, pittore statunitense, dopo la sua prematura scomparsa. Solo allora l’artista poté riconoscerla come fonte della sua ispirazione, espressione della divinità. Poi la compagna di vita di Gustav Klimt, Emilie Flöge, la giovane sorella di sua cognata. Klimt scelse Flöge, che aveva 12 anni meno di lui, e ne fece una sua amante virtuale. Sempre Klimt ebbe come amica, amante, mecenate ed ovviamente anche Musa Adele Bloch-Bauer protagonista dei suoi quadri famosi, da Giuditta alla Goldene Adele, ad Adele Bloch-Bauer II.
“Un chiaro esempio in cui il ruolo di Artista e di Musa si fonde è quello di Frida Khalo- continua la Sprovieri- per Diego Rivera, ma è soprattutto vero il contrario: lui lo fu per lei. Se non unico quello di Diego Rivera è il più noto caso di Musa al maschile”.
Ma la super Musa del ventesimo secolo, secondo la Sprovieri, è stata sicuramente Elena Ivanovna Diakonova, conosciuta come Gala, che prima ispirò il poeta Paul Eluard e poi Salvador Dalí, con il quale visse dal 1929 fino alla sua morte, nel 1982. Anche in questo caso la relazione fra i due non era di tipo sessuale. Ciò nonostante la dipendenza di Dalì dalla sua musa fu assoluta: con la perdita di lei, la sua eccezionale creatività si dissolse nel nulla.
Le Muse, continua la relatrice, ispirarono tante altre forme d’arte come canto, musica, scrittura. Diamo un’ occhiata alla musica prendendo ad esempio la musica degli anni sessanta nei movimenti dei diritti civili seguendo i suggerimenti di Lunetta Milù, studiosa dell’argomento che dice La musica degli anni ’60 è stata intrinsecamente legata al movimento di protesta sociale che caratterizzava l’epoca. Questo decennio ha assistito a un’ondata di cambiamenti sociali, politici e culturali, e la musica è diventata una voce potente, la Musa, per esprimere le preoccupazioni e le aspirazioni della gioventù di quel periodo. La protesta sociale si è manifestata nella musica degli anni ’60. Artisti folk come Bob Dylan e Joan Baez sono stati figure chiave nell’esprimere le preoccupazioni del movimento dei diritti civili. Le loro canzoni affrontavano temi come la segregazione razziale e la lotta per l’uguaglianza. La musica Rock si esprimeva contro la Guerra del Vietnam. Molti artisti, tra cui John Lennon e Neil Young, hanno composto brani anti-guerra per esprimere il loro dissenso.
Alcune artiste furono Muse di se stesse, come la francese Suzy Solidor, dalla quale fu affascinata Tamara de Lempicka, la regina dell’Art Decò.
La Sprovieri conclude parlando del cinema, a ragione, considerato la decima Musa.
“Quando il cinema fu inventato alla fine dell’800, esso già dalle prime esperienze mostrò al pubblico la capacità di dialogare con tutte le arti, specialmente visive, traendone molte ispirazioni, superando con facilità l’invenzione della fotografia. Il cinema considerato inferiore alle arti maggiori, a poco a poco conquistò piena autonomia, rivelandosi capace di grandi scambi con tutte le arti. Infatti oggi riesce a cogliere con disinvoltura, e ne abbiamo tantissimi esempi e di ogni tipo, i tanti e complessi riferimenti culturali del mondo attuale, li trasforma dando alle immagini, al testo narrativo, alla musica, profondità di significati che coinvolgono gli spettatori in maniera assolutamente diversa, individuale, fino a fare provare in toto le emozioni che ogni singola arte faceva provare”
E’ intervenuta poi l’autrice del libro Wanda Lombardi, con un approfondimento sul Sarcofago delle Muse al Louvre.
Si tratta di un sarcofago in marmo greco rarissimo databile alla fine del II secolo d.C. E’ lungo 174,5, alto 44 e profondo 61. E’ stato ritrovato insieme al coperchio il quale ha delle teste di meduse agli angoli, mentre il fregio centrale del sarcofago rappresenta un coro di nove muse condotte da Apollo che si trova davanti ad Atena. Un’altra perla che l’autrice ha aggiunto al suo prezioso libro. Ha concluso l’importante incontro di cultura la Poetessa Annalina Paradiso, con la declamazione di una delle sue poesie più belle.
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