Ermanno Cribari, ha rassegnato le sue dimissioni dal ruolo di Direttore del Museo dell’Alimentazione di Altomonte
Noto come una delle personalità più eclettiche del panorama Calabrese, oltre ad essere un professionista a cinque stelle, ed annoverato come uno tra i più grandi esperti di economia agroalimentare del territorio di Calabria, è stato irremovibile circa le sue dimissioni dal prestigioso ruolo di Direttore del Museo dell’Alimentazione di Altomonte, che ricopriva, con mandato ufficiale, dallo scorso primo Ottobre.
Con grande correttezza e professionalità, Ermanno Cribari ha ufficializzato le sue dimissioni, motivandole e descrivendole, sin da subito, come “sofferte”.

E’ attraverso una lettera rivolta al Primo Cittadino di Altomonte che le rende note, quelle motivazioni, mentre con immutata passione per il suo lavoro, racconta come alla base della sua scelta di lasciare quel ruolo, vi sia una serie di limiti amministrativi, etici e politici, che al sud, rendono “impraticabili sentieri virtuosi”, e che lo hanno costretto ad abbandonare quella che si era presentata come un’ottima e meravigliosa esperienza sia per se stesso, che per il comune tutto.
Sottolinea inoltre, nella sua epistola, quanto assurda possa essere la condizione nella quale un Sindaco si trovi impossibilitato a pagare una semplice nota spese per un professionista che, “gratuitamente”, avrebbe voluto e potuto lavorare per attrarre economia in uno dei paesi più belli dello stivale.
Questa condizione, Cribari, la definisce come una “offesa alla dignità” e aggiunge di non poterla né volerla accettare.
Si augura inoltre, che il suo successore, approcci al ruolo con il suo stesso spirito, animato dai medesimi suoi valori, affinché di quel museo, non si faccia solo una ennesima “inutile” vetrina, trasformandolo in uno specchietto per le allodole.
In quella stessa lettera, il professor Cribari, si è detto deciso a pubblicizzare quanto più possibile le motivazioni delle sue dimissioni, consapevole del fatto che in una terra completamente priva di identità e di valori, ci sia il solito detrattore che anziché curare le ferite, comprendendone quindi, alcune motivazioni, sia capace solo di buttarci sopra del sale.
Conclude poi la lettera, ringraziando il sindaco, per la fiducia accordata a suo tempo, sapendo inoltre che quelle sue dimissioni, avrebbero avuto l’aspetto “chiaro” della sconfitta di quella “nobile” politica che lo stesso sindaco, prova costantemente a tenere in piedi e a difendere, seppur fra mille difficoltà.
E vien facile capire le motivazioni delle dimissioni di Ermanno Cribari. Basterebbe ricordare le sue parole, quando venne investito del ruolo di Direttore del museo: “Cercherò di ascoltare il territorio e le sue esigenze e, con umiltà, di renderlo eccellente nel mercato, non solo in vani scritti e discorsi che da troppo tempo ascoltiamo e che mortificano una ricchezza solo potenziale, invero divenuta oggi marker di indigenza”.
La risposta alla lettera di Ermanno Cribari, arriva tempestiva dal sindaco di Altomonte, Giuseppe Lateano, attraverso le pagine di Facebook, e suonano come un vero monito verso quella realtà difficile che si fa fatica a gestire.
Parla delle dimissioni di Cribari, come una perdita secca per l’intera comunità. Poi si auspica che l’accaduto possa servire ad aprire un dibattito su che tipo di futuro si desideri e su quali risorse si intenderà puntare per progettarlo e programmarlo, quel futuro. Aggiunge poi che Altomonte è un susseguirsi di eventi ed adempimenti che,particolarmente in periodo di crisi, ricadono sulle spalle di volontari, dipendenti volenterosi ed amministratori. Invita poi la comunità tutta a riflettere sull’argomento, e impone così una collettiva presa di coscienza, poiché l’alternativa resta quella di continuare in quel che si è fatto, ossia attività sì encomiabili, ma che hanno determinato ricadute non consone alle risorse impegnate e agli sforzi sostenuti.
Integrità morale, etica professionale e amore per la propria terra, emergono dunque dalle parole scritte da Ermanno Cribari. Parole che descrivono scelte, ma che urlano al cambiamento della nostra Calabria, bella e al contempo “maledetta”.
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