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Asp di Cosenza, Campanella si dimette dall’Ordine dei Giornalisti

Attende una stabilizzazione mai arrivata, per il suo ruolo di capo ufficio stampa, ma la Regione ancora non gli ha risposto nonostante una sentenza favorevole

Mario-Campanella-226x300Mario Campanella non ne può più e così ha deciso di ricorrere all’unica arma utile per attirare l’attenzione sul suo caso pendente con l’Asp di Cosenza: autosospendersi dall‘Ordine dei Giornalisti per vedere riconosciute le sue ragioni.

Lo ha spiegato in una lunga lettera indirizzata al Presidente dell’ordine, Giuseppe Soluri, e al segretario del sindacato, Carlo Parisi: “Si parla spesso e tanto di giornalisti negli uffici stampa della pubblica amministrazione. Ma in Calabria siamo all’anno zero. O forse ancora peggio.

Avete seguito la mia vicenda professionale che devo riassumervi annunciandovi che mi autosospendo dall’Ordine come forma di protesta civile nei confronti di una burocrazia spietata e ambliope, rispetto alla quale sto lottando da otto anni. Nel 2008 ho fatto richiesta di stabilizzazione all’ASP di Cosenza ai sensi delle leggi 296/06 e 244/07.

Ero stato capo ufficio stampa nel periodo 1997-1998 e poi 2000-2005. L’allora Asp mi rispose in pratica che avevo i requisiti temporali ma il mio contratto era di consulenza. L’Inpgi effettuò una ispezione e lo stesso fece il nucleo dei carabinieri dell’ufficio provinciale del lavoro di Cosenza. L’Inpgi emise decreto ingiuntivo per la parte previdenziale non prescritta e concluse che il mio rapporto di lavoro nel periodo 2000-2005 era da considerare ‘subordinato’”.

Tutto risolto allora? Nemmeno per sogno. “L’allora Ministro della Funzione Pubblica, onorevole Renato Brunetta, rispondendo a un’interrogazione sul mio caso disse che ”avrei avuto diritto a partecipare alle selezioni per la stabilizzazione quando si fosse dimostrata giuridicamente la mia subordinazione’.

L’Asp fece prima ricorso dinanzi alla commissione regionale del lavoro di Roma e la perse e poi si costituì in regolare giudizio. Dopo anni di peripezie, nel giugno di quest’anno il tribunale di Roma ha stabilito la mia subordinazione. La sentenza è passata in giudicato.

A seguito di tale sentenza e con un giudizio incardinato dinanzi al tribunale di Cosenza, il mio legale, prof. Antonio Testa, si e’ detto disponibile a una conciliazione con la Regione e l’Asp: la conciliazione prevedeva che io potessi svolgere le selezioni (sottolineo selezioni) riservate ai sensi delle leggi vigenti all’epoca e che in cambio rinunciassi al presunto plusvalore differenziale economico quantificabile in circa 75 mila più interessi e rivalutazione legale a partire dal 2008. L’ASP di Cosenza (che in sede di giudizio in città si è opposta) ha sostenuto che io avrei diritto alla selezione, che sarebbe stata svolta (è opportuno precisarlo) dopo la fine del piano di rientro. La Regione non ha ancora formalmente risposto”.

Non è tanto un problema politico, quanto di dignità del lavoro. “Il mio atto di denuncia non è contro destra o sinistra, ma per dare forza a una categoria, la nostra, che viene vilipesa e che anche quando chiede di effettuare i concorsi viene bandita.

Devo sottolineare che, nel periodo delle stabilizzazioni all’Asp, il 2009, furono assunte (secondo una sentenza di primo grado della Corte dei Conti) centinaia di persone senza titoli che ancora oggi percepiscono mensilmente uno stipendio, mentre a me non é data la possibilità di conciliare, rinunciando a tanti soldi per un diritto soggettivo che diventa oggettivo laddove chiedo di essere trattato come gli altri.

Per me, giornalista, deve esprimersi ‘l’alta Corte di Giustizia’ mentre per fantini e maestri di musica (assunti il 2009 nelle Asp) tutto questo non vale. In attesa di Vostri interventi, mi autosospendo da giornalista. Non posso dimettermi da italiano, altrimenti lo farei, per provocazione intellettuale e per chiedere solo che la giustizia sia la bussola di ogni decisione”.

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