L’opera “L’isola di fronte”, dedicata ai caduti della tragedia stradale del 1943 a Capri, permette allo scrittore di incontrare in sala Giovanni Garofalo, nipote di uno dei militari scomparsi, restituendo identità e memoria alla famiglia Fuoco.
Ci sono storie che sembrano essere sospese nel tempo, in attesa di qualcuno che le racconti. E poi ci sono momenti in cui, quasi per caso, quelle stesse storie tornano a vivere, riallacciandosi al presente in modo imprevedibile.
È quanto accaduto a Belsito (CS), il 28 febbraio 2026, durante la cerimonia di premiazione della IX edizione del concorso letterario internazionale “Le parole arrivano a noi dal passato” organizzato dall’Associazione Rinnovamenti di Rogliano (CS) presieduta dalla instancabile Poetessa Velia Aiello. Un titolo, quello del Concorso, effettivamente evocativo che, quella sera, si è trasformato in una conclamata realtà.
Nella Sezione narrativa, molto partecipata da scrittori di tutta Italia, con libri molto interessanti, risultava vincitore l’autore Antonio Esposito, di origini capresi, ma residente a Nizza, con l’opera“L’isola di fronte”.
Un’opera intensa che narra la vita tormentata di un militare tedesco Hans Leopold Werner di stanza a Capri durante la Seconda guerra mondiale. Un romanzo sulla solitudine, sulle passioni appena sfiorate, sulle amicizie evaporate e sugli amori mai pienamente vissuti capace di intrecciare ad una narrazione di fantasia, eventi reali vissuti dal protagonista.
Ed è proprio nella memoria storica che il racconto trova il suo punto di maggiore intensità emotiva.
Tra gli episodi narrati emerge la tragedia del 24 febbraio 1943. Un autocarro militare, partito da una postazione costiera e diretto al porto per trasportare due cannoni provenienti dal fronte francese, precipitò in un burrone lungo la strada Capri-Anacapri, compiendo un volo di circa 200 metri.. Nell’incidente persero la vita 21 militari. A loro è dedicato il libro.
Tra quei nomi, uno in particolare: Francesco Fuoco, originario di un piccolo centro vicino Rogliano.
Proprio partendo dal nome di questo militare scomparso l’autore del romanzo, durante la premiazione, ha lanciato un appello accorato: ritrovare eventuali eredi di quei soldati dimenticati, per restituire loro dignità affinché la memoria di queste vite potesse riemergere dal silenzio..
L’appello non rimaneva inascoltato.
Tra il pubblico, infatti, era presente anche Giovanni Garofalo, autore premiato nella stessa edizione. Colpito dalle parole dello scrittore e guidato da un improvviso flash di memoria, ha intuito che quella persona, Francesco Fuoco, potesse essere un antenato della sua famiglia per un cognome così frequente nella parentela. Da quel momento è iniziata una ricerca silenziosa ma determinata. Spulciando documenti, stabilendo verifiche e connessioni, seguendo tracce ricostruite con pazienza si è giunti a un risultato sorprendente: il recupero del certificato di morte e la scoperta di un legame diretto. Francesco Fuoco era suo zio.
E non solo. La ricerca ha portato l’autore a incontrare la figlia ancora in vita di quel militare, a ricucire un legame che sembrava dissolto nel tempo.
Antonio Esposito continua nella sua emozionale ricerca dei parenti dei militari morti nella tragedia, che ormai rappresenta quasi il suo scopo di vita artistica e professionale, per ricucire i legami persi nel tempo e nella storia coi familiari e rendendo loro dignità e appartenenza.
Una storia che ha commosso profondamente i presenti. Per un puro caso un concorso letterario è riuscito a riscoprire dei legami persi nel tempo testimoniando il potere autentico della scrittura: non solo raccontare il passato, ma riportarlo alla luce, dare un volto e una voce a chi rischiava di essere dimenticato.

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