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Calabria, tra miti e leggende: la ‘Pietra Cappa’ di Aspromonte

Continua il nostro viaggio alla ricerca e alla scoperta dei miti e delle leggende che riguardano la splendida Calabria. Sono tante le cose da scoprire. Le conoscete tutte?

La pietra Cappa, Aspromonte (Calabria)
La pietra Cappa, Aspromonte (Calabria)

Altra tappa tra miti e leggende della Calabria. In questo appuntamento vi portiamo al parco nazionale d’Aspromonte, luogo particolare caratterizzato dalla presenza di grosse “pietre”, grandi conglomerati rocciosi dalle forme particolari.

Tra queste sorge la maestosa pietra Cappa, situata sul versante orientale del parco, dove fa da confine tra Careri e San Luca, considerata una rarità perfettamente conservata e presente sul nostro territorio, che occupa circa 4 ettari di terreno, con 140m di altezza.

Origini del nome

Il suo nome “Cappa” deriva da “coppa rovesciata”, in riferimento alla cavità interna che la contraddistingue. Le origini di questo grande masso sono davvero antiche: nei documenti medioevali si legge di pietra Gauca ovvero pietra vuota, un toponimo riconducibile non solo a pietra Cappa ma a tutta la zona circostante. Questa è caratterizzata da insediamenti rupestri, piccole rocce e grotte che ricordano in qualche modo paesaggi della Cappadocia, storica regione dell’Asia Minore caratterizzata da numerose meteore.

Il mito

Esistono 2 versioni che riguardano la Pietra Cappa, una che si rifà all’interpretazione del mito secondo cui Gesù giunse in Calabria, e mentre meditava su pietra, San Pietro venne assalito dal demonio, il quale iniziò una dura persecuzione. Il Signore però non cadde in tentazione e si liberò dal male con il solo segno della Croce. Secondo questa leggenda il diavolo, intollerante del divino segno, venne scaraventato violentemente contro pietra Cappa, lasciando così un’impronta resistente al tempo. Ecco perché tutt’oggi da San Pietro osservando attentamente la vicina pietra Cappa si distingue un’impronta nella roccia, con le somiglianze di un corpo umano, ma dalle dimensioni assai più grandi.

La leggenda

Un’altra leggenda più conosciuta, narra che mentre predicavano la buona novella, Cristo e i discepoli si ritrovarono affamati. Allora il Signore disse loro di prendere dei pesanti sassi per penitenza e incamminarsi. Giunsero così ai piedi dell’Aspromonte dove il Signore trasformò i sassi in fumanti pagnotte. Lasciò solo Pietro con un piccolo boccone come punizione per aver raccolto un misero ciottolo.

Riconoscendo il proprio errore, fu lo stesso Pietro a volere che quella pietra restasse lì a ricordo della sua malizia. Sfiorandola con un dito la fece diventare talmente grande da ricoprire il terreno tutt’intorno. Poi, una volta diventato il custode del cielo, l’apostolo decise di imprigionare per l’eternità nell’enorme macigno la guardia che schiaffeggiò Gesù davanti al Sinedrio, i cui colpi contro la nuda roccia e le grida di dolore vengono sentiti ancora oggi dai pastori e dai passanti.

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