È un Carlo Tansi amareggiato, ma con la consapevolezza di chi sa di aver fatto la scelta giusta e tirare avanti per la propria strada.
L’ex capo della Protezione Civile della Regione Calabria – che ha fatto visita alcuni giorni fa negli studi di CosenzaPost – nella serata di venerdì scorso 18 gennaio mostra, in un sentimento di liberazione mista a sdegno, la foto che certifica il ritiro nei giorni scorsi della propria candidatura per l’incarico di Dirigente U.O.A della Protezione Civile a soggetto esterno all’amministrazione regionale.
“Un atto irreversibile, che non consente alcuna possibilità di ripensamento” taglia subito corto Tansi. Ha pensato bene che la famiglia e la salute sono al primo posto, e si dedicherà, come dal lontano 1989, a ricerche scientifiche in ambito di CNR.
“Dopo avere ‘scontato’ i 45 giorni di ingiusta sospensione studiata a tavolino e decretata dalla burocrazia regionale ad un giorno dalla scadenza del mio naturale incarico triennale alla guida della protezione civile regionale”, scrive con il cuore Tansi, abbandona “questi 3 anni trascorsi alla guida della protezione civile regionale e costellati da continue e interminabili tensioni, tra emergenze h/24 giornaliere e notturne 365 giorni all’anno, ma anche da continui attacchi e intimidazioni dal sistema che mi ha sempre avversato”.

Una sorta di testamento- invettiva da consegnare ai posteri, nella speranza che si affermino tante figure carismatiche come la sua in giro per la Calabria.
“Ho sottratto interessi illegittimi per decine di milioni di euro all’anno. Ho presentato svariate denunce a varie procure, alcune delle quali hanno contribuito ad arrestare ex dipendenti della protezione civile regionale ed alcuni imprenditori e molte delle quali avranno effetti che vedremo nei prossimi mesi”.
“Se fossi rientrato” – continua – avrebbe presentato un conto salatissimo “il nefasto sistema che mi ha sempre ostacolato sin dal primo giorno del mio insediamento per aver loro sottratto interessi ingentissimi – formato da un ben preciso gruppo di “stregoni del cerchio nero” provenienti da certa politica, da certa burocrazia malata e da un ben preciso sindacato”.
Come ci ha abituati in questi tre anni, Tansi non le manda certo a dire: “Quando dopo quasi 30 anni sottrai l’osso ai cani affamati, questi lo difendono a denti stretti e in tutti i modi. E’ esattamente questo che ho fatto nei confronti del sistema regionale che ho preso in consegna e che ho letteralmente rivoltato come un calzino. Non voglio diventare oggetto di vendette trasversali da parte degli ‘stregoni del cerchio nero’ che hanno usato tutti i mezzi per farmi fuori, ricorrendo persino alla calunnia e alle minacce fisiche e ad attentati incendiari. Avrebbero potuto fare anche carte false per farmi fuori”.
Si passa all’esame dei risultati dell’attività della Protezione civile guidata dal geologo nato a Cosenza: “Abbiamo raggiunto tanti importanti risultati che hanno portato la protezione civile della Regione Calabria da una posizione di cenerentola di Italia a diventare tra le più competitive e tecnologicamente avanzate della penisola. La nostra protezione civile è stata presa come esempio da altre regioni come ha più volte sottolineato il capo del dipartimento nazionale della Protezione Civile, Angelo Borrelli. Persino l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha apprezzato il lavoro svolto”.
E’ un fiume in piena, ha molti sassi da togliersi dalle scarpe e lancia l’allarme: “Anche se ho fatto meno del 40% di quello che avrei dovuto fare. C’era ancora tanto da fare. Allo stato attuale un forte terremoto o una alluvione importante in Calabria farebbe una vera strage di innocenti, una carneficina: in una tra le regioni al mondo più esposte alle calamità naturali, sono centinaia di migliaia le persone che rischiano la vita in caso di un forte grande evento calamitoso. Peccato perché ci sarebbero stati tutti i presupposti per non fare scongiuri nel parlare di queste cose, come si fa in altre parti del mondo più industrializzato. Io stavo lavorando incessantemente su questo dal primo giorno del mio insediamento anche e soprattutto sforzandomi con tutto me stesso per cambiare la cultura dei Calabresi. Ma gli ‘stregoni del cerchio nero’ – quelli che impediscono il decollo della nostra splendida, ricchissima ma inespressa Terra – hanno impedito anche di portare a termine il mio progetto”.
Risponde così all’invito ricevuto da più parti, ad entrare in politica: “Alle migliaia di persone che sui social e non solo che mi hanno chiesto di entrare in politica io rispondo categoricamente: assolutamente NO! Ognuno deve fare ciò che sa fare. C’è chi fa il medico, chi fa il poliziotto, chi l’astronauta, chi l’avvocato, chi il cantante lirico…e c’è chi sa fare il politico. Io a malapena so fare il geologo, e questo mi basta. Non saprei fare il politico, se non altro anche perché – al di là della mia totale ignoranza in materia – sarei poco diplomatico, e quindi polo ‘politico’, dal momento che le cose non le mando certo a dire. Io continuerò a lavorare per la mia Terra al CNR dove sono tornato per continuare a studiare da una prospettiva molto più serena le mie care faglie, le mie frane e i miei terremoti. Il resto lo lascio ai professionisti della politica, ricordando però ai Calabresi che noi abbiamo i politici che eleggiamo NOI e quindi i politici che meritiamo”. Di una cosa è certo, di questa Calabria che sprofonda sempre di più, non solo dal punto di vista idrogeologico ma culturale: “Farò in tutti i modi una pessima pubblicità – cercando in tutti i modi il supporto di tutti i Calabresi perbene – al pessimo politico che ha voluto e pianificato, con la complicità degli ‘stregoni del cerchio nero’, la mia ingiusta esclusione dalla guida di un sistema di protezione civile che doveva garantire la sicurezza di 2 milioni di calabresi che rischiano ogni giorno la vita in una delle regioni al mondo più esposte dalle calamità naturali, una vera e propria polveriera”.

La Calabria da oggi appare un po’ più sola. Tanti gli attestati di stima e di invito a non mollare. Molti calabresi onesti gli riconosceranno per esempio, primo tra tutti, il coraggio nel denunciare i criminali incendi dell’agosto 2017, quando, nel silenzio assordante delle istituzioni, Tansi occupava mediaticamente tutti gli organi di informazione invitando la magistratura a indagare perché, quegli incendi così diffusi e organizzati non potevano essere dovuti a qualche semplice piromane. Si assicurava che dietro c’era la mano della ‘ndrangheta, in un disegno criminoso che ammagliava la politica e l’imprenditoria. Tansi toccò in quel momento gli interessi non solo mafiosi ma anche politici di quelle ombre grigie convolati a nozze con i primi. Insieme ad altri sindaci del Cosentino fu il primo, l’ex capo di Protezione Civile calabrese, a parlare del business del legname, e se la Calabria ha aperto gli occhi lo deve, se non solo, soprattutto a lui. Lucido nell’individuare i segmenti di traffico che, dai boschi rasi al suolo, facevano confluire tanti alberi nelle industrie a biomassa sorte un po’ come funghi.
Lascia una delle persone senza dubbio più capaci, competenti, intelligenti e coerenti che il panorama calabrese abbia conosciuto negli ultimi anni, forse decenni. Un mondo – al contrario di Tansi – fatto di omuncoli più che di uomini nel vero senso della parola, costruito artificialmente su dichiarazioni di facciata, di ritrattazioni e comportamenti di convenienza finalizzati all’interesse personale. Personaggetti che non avrebbero la stessa attenzione mediatica altrove, senza spina dorsale o perché costretti o volutamente. Lascia uno dei vertici di un settore potenzialmente delicato dal punto di vista naturale e minacciato dalle mire della criminalità organizzata. Si fa da parte un esempio per le best practice nella tutela del nostro territorio e il continuo monito per la messa in sicurezza di un territorio che trema, frana, fa buchi da ogni dove. Il cerchio nero si stringe, mentre i calabresi aspettano di allontanare gli stregoni che ne tracciano i solchi giorno dopo giorno.
L’intervista nei nostri studi di Francesca Perrelli
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