Gli indici che misurano i livelli di impoverimento, aggravati dalla pandemia, ci dicono che il territorio cosentino rischia l’estinzione lavorativa e sociale e che l’enorme divario che sta maturando non potrà essere colmato dagli strumenti che oggi abbiamo a disposizione.
Il reddito di cittadinanza, vera misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, sta dando un minimo di dignità economica alle persone ma ci segnala che la classe di età dei percettori pone un serio problema in termini di politiche attive del lavoro. Infatti, il 29% dei beneficiari del RDC sono giovani di età compresa tra i 18 e 29 anni, ovvero quella fascia di età dove è più facile che trovino collocazione i cosiddetti neet, giovani che non studiano, non lavorano e non risultano impegnati in percorsi formativi di alcun tipo ed ai quali va riservata grande attenzione nelle politiche del lavoro che dovranno essere messe in campo e finalizzate a sostenere l’occupazione e togliere i giovani da un sistema di sola assistenza.

A peggiorare la situazione è il numero di coloro che per lavorare si spostano fuori dalla nostra provincia, infatti su 44.445 avviamenti al lavoro nel 2020, 6.285 sono fuori regione e di questi il 28% ha una laurea, il 46% il diploma di scuola superiore e il 26% fino alla scuola elementare, a dimostrazione che formiamo bene i nostri giovani senza essere in grado di offrire loro alcuna chance lavorativa.
L’incidenza maggiore dei RDC nella nostra regione si riscontra nell’area di Cosenza, ben 12.491 sono i beneficiari, pari al 11.5% dell’intera Calabria.
A questi dati, che già da soli dovrebbero allarmare, si devono aggiungere quelli dei pagamenti effettuati dall’Inps per cig e fis causa covid nel 2020 e che ammontano ad oltre 300.000, per dire che, se non sarà prorogato il blocco dei licenziamenti, a luglio ci troveremo in una tempesta perfetta.
Questa fotografia mostra un tessuto fragilissimo del territorio di Cosenza che rischia di non rialzarsi neanche con l’arrivo delle risorse del Piano nazionale ripresa e resilienza. Per evitare la catastrofe sociale e occupazionale bisogna mettere in campo azioni che mirino ad individuare una strategia finalizzata a formare le professionalità necessarie attraverso una collaborazione fra Unical, Anpal, Centri per l’impiego, enti locali e forze sociali, ripensando anche uno strumento come Garanzia giovani che deve servire a creare occupazione e non a chiudersi nell’alveo della formazione con impatti irrisori nel nostro mercato del lavoro.
Così oin una nota Cgil Cosenza.
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