Quando si presenta un progetto basato sulle risorse umane, nel calcio i giocatori e i valori tecnici e agonistici che possono immettere nella costruzione del percorso volto alla conquista di un obiettivo, bisogna stabilire un obiettivo, tracciare una rotta da seguire e vigilare costantemente affinché questa rotta venga seguita intervenendo eventualmente con polso e fermezza. Il calcio non è sport da educande né tantomeno è fenomeno che può accettare la mediocrità, intesa come volontà di pascolare nella media via senza tentare in nessun modo di emergere in alto accollandosi anche il rischio di sprofondare verso il basso.
La situazione attuale del Cosenza Calcio è, invece, esattamente questa: obiettivi mediocri, affidati in fase di progettazione ad elementi mediocri, che hanno condotto risorse umane mediocri e che continuano ad accettare scelte mediocri. Dopo anni di “assestamento”, dopo una faticosa rincorsa al playoff coronata con una più che dignitosa eliminazione ai quarti di finale, certamente tutti ci aspettavamo la costruzione di un progetto finalmente rivolto alla vittoria: magari non immediata, per fare ciò c’è bisogno di tanto denaro e di ben altri giocatori rispetto agli attuali esponenti rosso blu. Si sarebbe ben potuto approfittare, come per esempio hanno fatto nell’altra sponda del Campagnano, di un campionato “senza rischio sportivo” per costruire una rosa di prospettiva sulla quale basare (come tanti anni fa fece Ranzani con i Bergamini, Galeazzi, Padovano, Simoni, Lombardi etc etc) il futuro, neanche poi così lontano, tentativo di vincere il campionato. Invece si è avallato il progetto in pieno stile “inizio anni 80” quando, per coprire la mediocrità del progetto, si portavano a calcare il terreno da gioco dell’allora “San Vito” gente dalla carriera finita, magari inseguiti per anni inutilmente, il cui unico scopo era quello di gettare fumo negli occhi del tifoso appassionato.

Ed allora arrivarono i vari Di Giaimo, Marozzi, Silipo, Longobucco, Cavazzini e Messina, tanto per citarne qualcuno, con il solo risultato di assistere a campionati mediocri dove la massima aspirazione poteva essere una più o meno tranquilla salvezza. Oggi siamo tragicomicamente tornati a quei tempi, e siamo ritornati proprio lì perché manca totalmente ed inequivocabilmente la volontà e l’idea di volgere lo sguardo al futuro. Questa è una società, anzi una proprietà visto che unico è l’azionista e unico è il comandante in capo, che non ha nessuna competenza calcistica, non ha nessuna ambizione, calcisticamente parlando, lungimirante ma è esclusivamente tesa al principio ragionieristico del pareggio tra capitale deciso aprioristicamente da immettere nella stagione in corso e la spesa sportiva da affrontare. Che poi questi soldi vengano spesi per acquisire potenziali perle o manifesti brocchi poco importa tanto alla fine della fiera ciò che conta è non rimetterci un euro più di quanto è dovuto.
Che poi il patrimonio societario venga umiliato dalla mancata cessione dell’unico elemento spendibile trovato in 7 anni di gestione, ovvero Perina oggi clamorosamente deprezzato e svalutato, che nessun altro calciatore di proprietà sia mai stato monetizzato in questi anni, che nessun elemento giovane di proprietà si sia mai affacciato a calcare i campi dell’oggi “Marulla”….beh tutto questo non importa perché tanto questa proprietà avrà sempre al suo fianco i “soloni” del calcio che continueranno a ripeterci il solito noioso e dequalificante mantra: “Ma c’è qualcun altro disponibile? Ma avete dimenticato i danni del passato?”….beh continuiamo pure a farci del male. Tanto prima o poi il male, per quanto possa raggirare i più, verrà scoperto…peccato che sarà sempre troppo tardi….fidatevi che Kaiser Soze così l’ha fatta clamorosamente franca…..
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