Se ci fosse bisogno di una prefazione per introdurre l’analisi del posticipo di ieri sera cadrebbero a fagiolo le parole del tecnico della Reggina Agenore Maurizi nell’immediato post partita.
“Abbiamo ottenuto un ottimo punto contro una corazzata del campionato. Il Cosenza è una squadra costruita per puntare al salto di categoria”. È presto spiegata l’esultanza sfrenata con cui il focoso trainer amaranto ha accolto il triplice fischio finale del sig.Fiorini di Frosinone. I lupi sono rispettati, perlopiù temuti dagli avversari di turno. L’atteggiamento ostruzionistico delle rivali ha influito sul rallentamento della marcia rossoblu.
I numeri recenti del Cosenza in campionato: 11 risultati utili consecutivi, 90 giorni da imbattuti, nell’ultimo mese però gli uomini di Braglia hanno stretto amicizia col segno X collezionando 4 pareggi di fila, equamente distribuiti tra partite in casa e partite fuori casa. Analogie tra Siracusa e Reggina? No nella forma, si nella sostanza.

L’allenatore dei siciliani Bianco, complici le numerose defezioni in organico, posizionò una vera e propria linea Maginot a difesa dell’estremo difensore D’Alessandro: non ha ripetuto l’esperimento in quel di Matera e ha buscato due gol, tant’è che i tifosi aretusei hanno richiesto a gran voce il catenaccio del “S.Vito Marulla”.
La squadra dello stretto invece ha provato a fare la sua partita, è entrata in campo col piglio giusto, prestando il fianco alle offensive rossoblu e lasciando ampi spazi; poi, dopo aver raggiunto il pareggio con il gol della domenica, anzi del lunedì, dell’esterno montenegrino Hadziosmanovic in occasione dell’unico vero tiro in porta effettuato, ha deciso di metterla sui nervi.
È riuscita nell’intento di spezzettare il gioco di continuo con perdite di tempo e una lunga serie di falli commessi in ogni lato del campo. Merito anche delle randellate del trio di difesa composto da Laezza, Ferrani e Pasqualoni, tutti ottimi discepoli dell’ex stopper Pasquale Bruno, detto “O’ animale”. Bruccini e compagni si leccano le ferite ma hanno ben poco da recriminare: il comportamento dei rivali non sarà stato un inno alla sportività né uno spot per il fair play, ma fa parte del gioco e non c’è niente di irregolare.
Rimane qualche dubbio sulle scelte effettuate a partita in corso: l’uscita dal campo di Mungo e Perez non ha giovato alla pericolosità e all’imprevedibilità dell’avanzata silana. Mister Braglia non sarà sicuramente soddisfatto di quelli che possono essere definiti due punti gettati al vento. Analizzerà dettagliatamente i lati da correggere e pungolerà i suoi, come è nel suo stile, usando bastone e carota.

Bastone, ma senza esagerare, col giovane Tutino, che ha smarrito la sua proverbiale verve e fallito anche ieri una chance clamorosa; carota per Pascali, che ha lasciato i suoi in dieci in seguito ad un intervento certamente evitabile e non ha bisogno di strigliate per capire, dall’alto della sua maturità calcistica, di aver fatto una mezza cappellata.
Dispiace aver perso posizioni in classifica: niente di irrecuperabile però, basterà riprendere confidenza con la vittoria a partire dal prossimo turno, che vedrà i silani opposti alla Casertana degli ex, per rimettersi in carreggiata.
Immagine di copertina dell’articolo IlCosenza.it.
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