L’aumento del budget rispetto alla scorsa stagione non ha portato i frutti sperati e il Cosenza è di nuovo a rischio
Il successo casalingo contro il Pisa firmato Marco Nasti nel match valevole per la 31esima giornata del campionato cadetto, l’anno scorso proiettò il Cosenza a quota 35 punti in classifica, ad una sola lunghezza di distanza dalla salvezza diretta con 7 partite ancora da disputare. Dodici mesi dopo, lo stop interno contro il Brescia ferma i rossoblù a quota 34, un punto al di sotto rispetto a quelli totalizzati in 31 partite nella scorsa stagione. Basterebbe questo dato per descrivere lo stato fisico ed emotivo della formazione allenata da mister Viali, che avrà il suo bel da fare per guidare nuovamente il sodalizio rossoblù ad una salvezza non più così scontata.
Ponendo a confronto i dati e le statistiche delle due annate in questione non si notano particolari differenze, se non il fatto che l’anno scorso i lupi arrivarono a questo punto della stagione in pieno slancio, mentre ora sono completamente in picchiata. Viene dunque naturale la riflessione sull’operato della società e della dirigenza, e in città riecheggiano le parole del DS Roberto Gemmi, che ad inizio stagione parlava di “alzare l’asticella” .
Lasciava presagire ben altro la campagna acquisti estiva e ancor più quella invernale, che hanno portato in riva al Crati giocatori di categoria che, almeno inizialmente, avevano infuocato la piazza e fatto sperare in una stagione molto più tranquilla sotto ogni punto di vista.
L’esonero di mister Caserta, nelle intenzioni della proprietà, avrebbe dovuto dare una scossa che finora non si è minimamente vista. Certificato allora l’aumento del budget rispetto allo scorso campionato, visto che dalle casse rossoblù sono usciti circa 2 milioni di euro in più rispetto a quelli spesi per affrontare lo scorso campionato, ci si chiede quale sia il reale problema, cosa non sia andato e cosa si può fare per salvare la categoria, un bene inestimabile per tutta la città e il popolo di Cosenza.
In questi primi giorni di aprile siamo di nuovo qua, come ogni anno, ad affrontare i soliti discorsi, con le solite lacune, le solite speranze, le solite preghiere e, soprattutto, la solita sofferenza. Il destino di tutta la città si deciderà nei prossimi trenta giorni, che ci porteranno all’inferno o in paradiso. Ai posteri l’ardua sentenza.
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