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Cosenza, la lettera di un tifoso a Tutino

San Gennà, così il sangue non si scioglie!

Caro Gennaro, 

ho appena acceso il mac e come sfondo appare puntuale la tua sagoma che ogni giorno riesce ad illuminare le mie sessioni lavorative, lo stesso installato sullo smartphone. 

E’ quello realizzato dalla Lega BKT che raffigura la tua esultanza a Lecco, in mezzo ad uno scorcio del centrostorico della città e di una delle tante sciarpate in trasferta.

E’ notte inoltrata, sono tornato dal mare e ho deciso che non riuscirò ad andare a letto senza scriverti perché la giornata è stata pesante da digerire per qualsiasi tifoso che tiene a questi colori, quelli che più volte pubblicamente hai detto di amare. Le dichiarazioni del tuo procuratore hanno fatto parecchio scalpore, diciamocelo: decisamente inopportune sia per il contenuto ma soprattutto per la forma di quanto espresso. Perché i termini del contratto sottoscritto 12 mesi fa, erano stati accettati e soprattutto voluti da tutte le parti in causa ed il Cosenza Calcio ha semplicemente esercitato un diritto riconosciuto da un accordo firmato. Non doveva chiedere il permesso a nessuno il presidente Guarascio prima di effettuare il pagamento della somma necessaria, perché la partita si chiudeva in questo modo come disse lo stesso Giuffredi in tempi non sospetti.

Dire inoltre che il ciclo a Cosenza si è esaurito, senza nemmeno conoscere il nuovo progetto intrapreso dalla società è una mancanza di rispetto verso chi ha sempre pagato gli stipendi in maniera puntuale e sta cercando di portare sempre più in alto questa squadra.

Non voglio giudicare i motivi che hanno spinto questo professionista a spingersi così in là con le parole, ognuno cura i propri interessi economici come meglio crede e probabilmente aveva preso già accordi con altri dirigenti di altre squadre pronte a fiutare l’affare nel caso in cui il presidente avesse deciso di non partecipare.

Ma nel calcio, come nella vita, si può sempre trovare una soluzione, specie quando si parla di transazioni. Vista la stagione che hai disputato, non troverà grossi problemi a trovarti una squadra disposta a soddisfare le richieste economiche del proprietario del tuo cartellino. 

Ma concorderai anche tu, che è altrettanto giusto che questa proprietà che ha creduto in te, questa tifoseria che ti ha sempre trattato come un re, possano raccogliere un premio, monetizzare, per quanto hai dimostrato sul campo, come non ti era mai capitato in passato.D’altronde non si vive di sola gloria.

Però una cosa voglio dirtela, senza tanti giri di parole: il tuo silenzio nelle ultime ore fa ancora più rumore.  Poiché al di là delle tue legittime aspirazioni, di fronte ad un presidente che decide di fare un passo così importante, come mai era successo prima, bisogna togliersi il cappello e dire quantomeno grazie.

Invece questo tuo non volere esternare pubblicamente i tuoi pensieri sul trasferimento definitivo al Cosenza, lascia un po tutti perplessi. Capisco che sei in vacanza e hai voglia di rilassarti con la tua famiglia e i tuoi amici, ma vorrei ricordarti che qui c’è un popolo che è passato dall’ansia di perderti per sempre fino all’ultimo giorno utile, alla paura che possa separarsi dal suo idolo, nella maniera più innaturale e deleteria possibile. 

Non c’è bisogno di ricordarti cosa rappresenti tu per la nostra tifoseria, ma voglio semplicemente ricordarti cosa tu hai dichiarato pochi giorni fa davanti al presidente, sindaco e tifosi alla consegna del sigillo cittadino in Comune: “Cosenza è al primo posto nella mia testa e di quella della mia famiglia”, non proprio dichiarazioni da chi si sente a fine ciclo. E siccome abbiamo troppa stima della tua integrità morale e del tuo attaccamento, mi preme ricordare questa citazione: “Un uomo vale quanto la sua parola, perché in essa risiedono i suoi valori, i suoi sogni e il suo cuore. E se alla parola non seguono in fatti, uomo non è”.

Il Cosenza ha risposto presente alla chiamata, nei prossimi giorni c’è bisogno che tu faccia un gesto, la tifoseria ti chiede semplicemente di attendere la nomina del nuovo allenatore e confrontarti insieme al ds e al dg per conoscere le ambizioni della società prima di prendere una decisione. 

Credo che lo meriti per l’amore che scorre, da entrambi le parti.

Quando vorrai, attendiamo che tu ci faccia sapere liberamente e a cuore aperto cosa vorrai diventare da grande.

Ma abbiamo solo bisogno di verità e rispetto, perché a volte il silenzio non è d’oro, spesso è solo troppo comodo quando parlare diventa difficile e penoso. Tacere può anche essere un segno di prudenza, ma parlare è quasi sempre un atto di coraggio.

Perché in fondo, tra due innamorati, non vince chi fugge. Ma chi resta.

Restare è più difficile perché è un atto incondizionato, che richiede un grosso sacrificio. Chi sceglie volontariamente di allontanarsi da un’altra persona per evitare un danno, non ha vinto. Il difficile è scegliersi di esserci ogni giorno, nonostante tutto, a perseverare anche nelle tempeste, anche quando non si vede la luce all’orizzonte.

Come i marinai, che in balia delle onde non si disperano, ma continuano a navigare con fiducia nella speranza di toccare di nuovo a terra.

Il santo che porta il tuo nome saprai benissimo che è diventato martire e poi santo perché non ha voluto rinunciare alla fede cristiana. E proprio durante una sua visita ad un prigioniero venne fatto incarcare dal governatore Dragonzio e condannato ad essere sbranato dagli orsi e poi decapitato.

E noi che crediamo che nelle tue vene scorra un po di sangue blu oltre al rosso, non ci sogneremmo mai di confondere il miracolo del sangue liquefatto… per la salsa di ketchup!

 Un tifoso

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