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monsignor Giuseppe Agostino

Cosenza piange il suo vescovo, monsignor Agostino

A 86 si è spenta, dopo una lunga malattia, una delle figure più influenti della Chiesa calabrese. E’ stato anche vice presidente della CEI

monsignor Giuseppe Agostino

Cosenza (28-03-2014) – La notizia della morte, a 86 anni, di monsignor Giuseppe Agostino, ex arcivescovo di Cosenza nonostante il religioso fosse malato da diverso tempo ha comunque suscitato profondo cordoglio non solo nella provincia di Cosenza ma in tutta la regione, dove era molto conosciuto per la sua opera pastorale.

Nativo di Reggio Calabria, fu eletto Vescovo di Santa Severina, Crotone e Cariati il 21 dicembre 1973. In seguitò abbandonò il capoluogo nel 1998 perché nominato arcivescovo di Cosenza-Bisignano e divenne Vescovo emerito il 26 febbraio 2005, rimanendo a Cosenza nel Seminario arcivescovile, da dove ha continuato a svolgere con quel ruolo prestigioso il suo ministero episcopale. Inoltre è stato vicepresidente della CEI.

Ma soprattutto è stato amatissimo dai suoi parrocchiani, tanto che martedì ai suoi funerali celebrati nella Cattedrale di Cosenza c’era grande folla. Soprattutto sono stati molti i ricordi, a partire da quelli del sindaco Mario Occhiuto: “L’episcopato di monsignor Agostino – ricorda il sindaco Occhiuto – fu anche caratterizzato dal conferimento della cittadinanza onoraria che l’allora Amministrazione comunale tributò, nel dicembre 2004, a questo pastore calabrese profondo conoscitore del tessuto sociale di tutto il nostro territorio ed in particolare di quello del capoluogo bruzio. A nome mio e della Giunta esprimo le più sentite condoglianze ai familiari con un pensiero particolare rivolto a suor Pierluigia Guidolin, delle suore della Divina Volontà, che lo ha accudito con devozione fino alla fine”.

Si allinea anche il presidente della Provincia, Mario Oliverio: “Con la morte di monsignor Agostino scompare una personalità importante della Chiesa calabrese. La sua statura umana, culturale e spirituale, la sua passione per la Calabria e per il Mezzogiorno, la sua vicinanza assidua agli uomini e alle donne del lavoro, la sua solidarietà alle famiglie più povere della nostra terra lasciano in quanti lo hanno conosciuto e amato un vuoto enorme, incolmabile. Ciò che me lo fece sentire particolarmente vicino furono alcune prese di posizione coraggiose che egli assunse nel corso del suo impegno episcopale e la decisione di riaprire il processo di beatificazione dell’abate calabrese Gioacchino da Fiore, fondatore dell’Ordine Florense”.

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