Come tutte le estati, anche quest’anno ci sono stati avvistamenti di squali nel mar mediterraneo, anche sulle coste calabresi. Allarmi frequenti, che hanno fatto pensare ad un ripopolamento di questa specie nei nostri mari. In realtà, le cose non stanno esattamente così.

Secondo gli esperti, la maggior parte degli animali avvistati appartengono alla specie dello squalo azzurro, conosciuto anche come verdesca. A confermarlo Alessandro De Maddalena, curatore della Banca dati sullo squalo bianco in Italia, che afferma “I loro avvistamenti a ridosso della costa, come quelli dei giorni scorsi, sono normali e si verificano ogni anno, statisticamente sono casi poco comuni e si tratta di specie che attaccano l’uomo solo in casi straordinari, quindi non devono destare preoccupazione”.
Nella nostra regione, la problematica degli squali è molto sentita e per questo motivo il professor Emilio Sperone dell’Università della Calabria si sta impegnando attivamente nel censimento del Mar Mediterraneo. Secondo Sperone, sono gli esseri umani a sbagliare nel loro modo di comportarsi, in quanto, secondo il codice degli squali, sono solitamente le prede a fuggire. Inoltre, le vittime di squali sono 4 o 5 all’anno nel mondo, mentre le zecche ne fanno dieci volte tante solo in Italia annualmente.
A dire il vero gli esemplari a rischio non sono gli umani, ma proprio gli squali. La pesca intensiva li sta eliminando inesorabilmente. Stando alle stime del comitato scientifico di Slowfish, le specie totali di squali che si contano al mondo sono 400, di cui 50 frequentano i nostri mari. Oltre ad essere un grande danno, l’estinzione degli squali compoterebbe una gravissima falla nell’ecosistema e, senza di loro, gran parte del mercurio, piombo e altri metalli pesanti presenti in acqua, non verrebbe più assorbita.
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