Di Carlo Rinaldo – saggista, premio letterario nazionale.
“Parigi val bene una Messa”, così come l’accordo estremo ed incoerente alle elezioni in alcune regioni tra PD e 5stelle “val bene” pur di avere qualche chance di vincere.
“Parigi val bene una Messa” è una espressione di pragmatismo e realpolitik, usata per indicare che un fine molto ambito può giustificare un compromesso significativo, persino un cambiamento di ideologia e convinzioni.
Anche se oggi come oggi è addirittura esagerato parlare di ideologie e convinzioni, ma uso questi termini “troppo elevati” solo per farmi capire. È quello che sta succedendo negli accordi per le elezioni in alcune regioni tra il PD e i 5stelle.
La frase “Parigi val bene una messa” fu pronunciata da Enrico IV di Francia (Enrico di Borbone, detto anche Enrico di Navarra) nel 1593, all’epoca delle guerre di religione francesi, quando, essendo ugonotto (protestante), si convertì al cattolicesimo per poter salire al trono di Francia.
Il Pd da solo non ha nessuna chance di vincere e sottoscrive alleanze elettorali utilitariste, di pura somma matematica, alle regionali con i 5stelle. Accordi instabili essendoci tra di loro molti punti di frizione, dall’immigrazione all’Europa.
A sinistra vi è una visione diversa e distinta al suo interno. Basti pensare alle differenze tra Pd e M5s, il primo è per l’accoglienza incondizionata dei migranti, il M5s per il controllo delle frontiere, il Pd per l’Europa, M5s contro, divisi poi sull’Ucraina e sulla politica estera in genere. La storia del centrosinistra ci dice che pur di vincere, di poco, non può non allearsi con qualche altra forza politica.
L’attuale Partito Democratico non era competitivo nemmeno quando, con Walter Veltroni, viveva un momento migliore. Quando sono andati tutti assieme nel 2006 vinsero su Berlusconi, ma poi non finì benissimo. Ci fu la guerra di tutti contro tutti e il Governo Prodi si rovesciò dopo soli due anni.
Troppe differenze, “la Storia docet”! Dovrebbe! Per cui sarà molto difficile vincere ma lo sarà ancor di più governare dove questa alleanza prevarrà alle regionali.
E, purtroppo, come tutti i “nodi che vengono al pettine”, è fisiologico aspettarsi l’ingovernabilità nelle Regioni così come nei Comuni dove di recente il cosiddetto “campo largo” ha vinto le elezioni comunali.
È d’obbligo sottolineare, per appesantire il dato della incoerenza, che, per giunta, questo “campo largo” in alcuni casi non ha previsto né prevede i 5stelle. Più contraddizione di questa?!

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