Sabato 13 dicembre alle ore 18.00, Ellebi Galleria e Dimora d’Arte apre al pubblico Somnia Materiae, Group Exhibition che riunisce sette artisti in un progetto espositivo che indaga il rapporto tra materia e segno, intesi come architetture primarie del pensiero visivo. Il titolo evoca una dimensione onirica che non si sottrae alla realtà, ma al contrario si deposita nella sostanza delle opere, diventando corpo, superficie, traccia.
La mostra si configura come uno spazio di attraversamento in cui il gesto artistico è chiamato a misurarsi con la densità del reale. La materia non è semplice mezzo, ma protagonista attiva: viene incisa, stratificata, assemblata, rarefatta. Il segno, invece, agisce come tensione primaria, oscillando
tra struttura, scrittura e rivelazione.
Nel lavoro di Arjan Shehaj, la pittura si confronta con un processo di progressiva riduzione. La grammatica visiva si assottiglia fino a concentrarsi su pochi elementi geometrici, capaci di restituire una visione essenziale del reale. Linea e colore diventano strumenti cognitivi, non narrativi, e concorrono a costruire un sistema visivo che mira all’astrazione del concetto più che alla rappresentazione del dato. Le sue composizioni, si muovono in un equilibrio instabile tra ordine e espansione, suggerendo un’idea di realtà come struttura percettiva misurata sull’esperienza umana.
Se in Shehaj il segno tende alla rarefazione, in Giovanni Fava esso si moltiplica, si frammenta, si intreccia. Il suo lavoro nasce da una pratica lenta e manuale che fa della carta un corpo fragile ma tenace. Attraverso ritagli, scritture e assemblaggi, l’artista costruisce volumi e intrecci che si offrono
come superfici da leggere prima ancora che da vedere. Le sue composizioni intrecciate, dense di parole e segni, si offrono come organismi aperti, capaci di accogliere stratificazioni di senso. La frammentazione non è dispersione, ma metodo: un ritmo visivo che richiama pratiche storiche dell’arte concettuale e poetica da Jirí Kolář e Ben Vautier , reinterpretate in chiave intima e contemporanea.
Tra rigore strutturale e dispersione controllata, il percorso espositivo si apre così a una riflessione più ampia sullo spazio dell’opera, inteso non solo come luogo visivo ma come corpo fisico e attraversabile. È su questo piano che si innesta la ricerca di Vincenzo Frattini, il cui lavoro spinge la pittura oltre il limite tradizionale del supporto bidimensionale, trasformandola in oggetto costruito.
Nella serie Pittura Ovale le opere si presentano come strutture composite, dove il colore si distribuisce su elementi lignei che dialogano tra loro in un sistema modulare. La superficie pittorica diventa spazio fisico e attraversabile, luogo di transizione tra tensione e quiete. Nelle Pittura per sottrazione invece, l’intervento diretto sulla materia pittorica – scavata, incisa, sottratta – consente alla luce di entrare nel quadro, generando una profondità reale che avvicina l’opera a una dimensione scultorea.
Lo spazio, da fisico, diventa anche esistenziale nelle opere di Federico Arcuri, che indaga il rapporto tra individuo e contesto contemporaneo.
Attraverso una scelta cromatica ridotta e una composizione rigorosa, l’artista costruisce scenari urbani e architettonici abitati da presenze in transito. La figurazione si intreccia con l’astrazione in una narrazione sospesa, dove il tempo sembra dilatarsi e la vita emerge come esperienza complessa, fatta di incontri, solitudini e sovrapposizioni percettive.
Il risultato è un linguaggio visivo che restituisce la densità emotiva dell’esistere nel contemporaneo. Il percorso si fa più teso e perturbante con Giuseppe Barilaro, la cui pittura si manifesta come atto necessario e perturbante. Le sue immagini, cariche di materia e tensione, mettono in discussione iconografie tradizionali e riferimenti simbolici legati alla sfera religiosa, destabilizzandone il significato. La deformazione della figura, l’uso drammatico del colore e l’intervento del fuoco come elemento di trasformazione agiscono su un piano espressivo che rifugge ogni retorica morale. Il risultato è una pittura che nasce dal conflitto, capace di rendere visibile una dimensione interiore inquieta e profondamente umana.
Dalla tensione viscerale del gesto pittorico si passa a una riflessione sulla natura dell’immagine nell’era digitale con Elda Longo. Partendo da elaborazioni fotografiche l’artista trasforma il pixel in unità visiva e concettuale, traducendolo poi in tessera di vetro. Il passaggio dal virtuale al materico genera superfici vibranti, in cui il mosaico non si compie mai del tutto, lasciando emergere zone di sospensione e sfocatura. La percezione viene così condotta verso una dimensione instabile, dove l’immagine si dissolve in una trama pulsante di frammenti cromatici.
Chiude il percorso Ermanno Barovero, la cui pittura si costruisce attraverso accumulazioni cromatiche e gesti rapidi che restituiscono atmosfere in continua mutazione. Le sue opere evocano paesaggi interiori e cieli in movimento, dove il colore diventa ritmo, vibrazione sonora, energia emotiva. La stratificazione della materia pittorica rivela una tensione costante tra controllo e abbandono, tra ragione e immaginazione, dando luogo a una pittura che si carica di forza lirica e meditativa.
Somnia Materiae si configura così come un territorio comune in cui i sogni non si dissolvono, ma si addensano nella materia. Un luogo in cui il segno diventa impronta del pensiero e l’opera si fa spazio di resistenza poetica, capace di restituire all’arte la sua dimensione sensibile, incarnata e necessaria.
In dialogo con la mostra Somnia Materiae, la Ellebi Galleria e Dimora d’Arte è lieta di presentare le sculture di Monica Taverniti, architetto e designer, nell’ambito del Calabria Design Festival, progetto diffuso che attiva un confronto tra diversi spazi del centro storico di Cosenza, trasformandoli in luoghi di relazione e attraversamento culturale.
La ricerca di Monica Taverniti si fonda su una visione dello spazio come organismo narrativo. Le sue opere non assolvono alla funzione dell’arredo, ma si propongono come architetture in scala, dispositivi tridimensionali capaci di raccontare e generare esperienza. Ogni oggetto diventa una
sezione urbana portatile, un frammento abitabile di città: un tavolo può assumere la forma simbolica di una piazza, una panca suggerire la dimensione intima di un piccolo teatro. Il colore, centrale nella sua pratica, non agisce come elemento decorativo ma come materia costruttiva, capace di strutturare lo spazio e di attivare relazioni emotive. I pattern dipinti a mano funzionano come facciate: articolano ritmo, luce e identità, restituendo agli oggetti una dimensione architettonica e affettiva al tempo stesso.
In questa estensione naturale di Somnia Materiae, anche il design si fa materia del sogno e del pensiero, confermando il centro storico come luogo vivo di sperimentazione, racconto e visione condivisa.

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