Sono sette gli artisti internazionali che, ispirandosi alla Calabria, progetteranno arazzi a forte connotazione territoriale

L’architetto Emilio Leo per l’indiscutibile produzione di scarpe, tappeti e coperte ha vinto il Premio Guggenheim e ha avuto la possibilità di partecipare alla Triennale di Milano con un team di esperti: l’industrial Giulio Iacchetti, il giapponese Kensaku Oshiro, la colombiana Laura Daza, l’olandese Sigrid Calon, Gabriele Rigamonti e Carla Scorda per lo Studiocharlie e il bulgaro Victor Vasilev, per un’esperienza ricca di spunti e suggestioni nella geografia irregolare della Calabria.
Il gruppo si esperti si abbandonerà a un summit di colori, paesaggi, scorsi, emozioni che verranno trasposti su tela. L’obiettivo infatti è quello di progettare 7 arazzi contemporanei su telai jacquard dello storico lanificio Torri Lana 1885, in provincia di Bergamo. Per quanto riguarda il confezionamento invece sarò opera del Lanificio Leo, la cui storia colpisce i più.
Quando Peppino Leo, oggi 94enne, ha chiesto aiuto al figlio Emilio Leo, architetto, quest’ultimo non ha esitato e ha riavviato l’impianto e innovato i processi. “Sono partito dai limiti della mia azienda, da quello che era rimasto – spiega l’imprenditore – ho adottato un metodo omeopatico: valorizzare l’errore e utilizzare la tecnologia in modo non convenzionale, assegnando al prodotto un alto potere indentitario”. E proprio sulla valorizzazione e il potere indennitario punteranno i giovani e sudati designer.
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