Di Anna Maria Ventura
San Lucido ha chiuso il suo “Festival della cultura mediterranea” il 30 agosto con un gesto coerente con lo spirito della rassegna: affidare alla memoria, come pratica civile, oltre che letteraria, il compito di tenere insieme mare e paesi, storie e futuro.
La serata finale, ospitata nel chiostro comunale, ha visto, protagonista Luciano Conte, autore del libro “Il filo della memoria” edito dalla casa editrice Jonia, nella Collana di studi e Ricerche AIParC, diretta da Tania Frisone e Nella Matta, in dialogo con rappresentanti istituzionali e del mondo culturale.
Il ruolo di AIParC Cosenza è stato determinante anche in questa chiusura, confermando la missione di unire memoria storica, cultura diffusa e cittadinanza attiva.
A dialogare con l’autore, due relatori di rilievo hanno offerto chiavi di lettura diverse ma complementari: due figure che hanno fatto della formazione e della ricerca il proprio mestiere: Loredana Giannicola, dirigente dell’Ambito territoriale di Cosenza dell’Ufficio scolastico regionale, e Giuseppe Trebisacce, storico della Pedagogia dell’Università della Calabria.
Il profilo dei due relatori spiega la qualità del confronto. Giannicola porta con sé una sensibilità maturata nella gestione di reti scolastiche e una cultura amministrativa che non è mera burocrazia, ma capacità di tradurre i temi della memoria in pratiche educative, dalla cittadinanza attiva all’orientamento, dalla cura dei contesti alla centralità della lingua. In questo orizzonte il suo apporto al libro di Conte si è mosso sul nesso tra “ricordo” e responsabilità educativa.
Trebisacce ha invece offerto al volume una lettura storico-pedagogica: la memoria non come deposito, ma come metodo di ricerca e di cittadinanza, continuando un percorso che lo ha visto riflettere per decenni sulla storia della scuola meridionale, sulle pedagogie del Novecento, sul rapporto tra educazione e sviluppo sociale.

Il suo ragionamento – in linea con quanto già affermato in altre presentazioni del libro – ha messo a fuoco la pluralità dei registri di Conte:ritratti, cronache, personaggi, “medaglioni” di storia calabrese ed europea, ma anche l’etica del lavoro giornalistico che li sostiene: le fonti, le verifiche, la responsabilità di “tenere” il racconto entro i fatti. In breve, memoria come educazione alla prova delle evidenze.
Luciano Conte, giornalista pubblicista, ex dirigente scolastico e Presidente del Circolo della Stampa “Tirreno Cosentino” – ha presentato un’opera che si configura come un mosaico di saggi, ritratti e testimonianze capaci di intrecciare storia politica, cultura, istituzioni e vita comunitaria.
“Il filo della memoria” si offre come geografia sentimentale e civile, dove l’autore lascia che siano i fatti e le storie a parlare, evitando derive nostalgiche e puntando invece a una memoria viva, utile al presente.
In un tempo segnato da violenze, conflitti, tensioni sociali e crisi ambientali, il filo della memoria diventa bussola capace di orientare le nostre scelte per il domani. Il Festival ha mostrato quanto il ricordare non significhi vivere nel passato, ma offrire al presente, e alle nuove generazioni, una responsabilità viva e attiva.
Senza memoria non c’è cittadinanza; con essa, possiamo costruire comunità più consapevoli, resilienti e giuste. Il libro di Conte e la rassegna che lo hanno ospitato offrono un messaggio chiaro: la memoria è un ponte e un gesto di cura verso il futuro.
La serata conclusiva del Festival ha, inoltre, ribadito la centralità della memoria come ponte tra identità locali e cultura mediterranea, in una prospettiva di connessione e rammendo del tessuto civile.

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