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Fondi PNRR per il sociale, FdI e Futuro: “Cosenza e Rende si assumano la responsabilità dei target falliti”

I gruppi consiliari denunciano il mancato raggiungimento degli obiettivi per quasi 2,8 milioni di euro destinati a anziani e fragili, puntando il dito contro la gestione dei due Comuni principali.

Rende era capofila, Cosenza è il Comune capoluogo e uno dei principali riferimenti territoriali del sistema. Quando quasi 2,8 milioni di euro di interventi PNRR nel sociale non raggiungono gli obiettivi previsti, non basta raccontare le difficoltà incontrate: chi governa deve assumersi la responsabilità politica e amministrativa di quanto non è stato realizzato.

I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia di Cosenza e Rende, insieme al gruppo consiliare Futuro di Rende, guidato da Marco Saverio Ghionna con Gianluca Garritano, intervengono sulla gestione dei progetti PNRR destinati alle politiche sociali dell’area cosentina.

Una questione che il gruppo Futuro aveva già portato all’attenzione istituzionale del Comune di Rende e sulla quale oggi i dati disponibili rendono necessario allargare il confronto all’intero sistema territoriale e, in particolare, ai due principali Comuni dell’area urbana.

Il quadro riguarda interventi per circa 3,9 milioni di euro destinati a famiglie vulnerabili, persone con disabilità, assistenti sociali, anziani non autosufficienti e cittadini che necessitano di assistenza dopo le dimissioni dalle strutture sanitarie.

Ma il dato politicamente più grave riguarda due progetti che, per complessivi 2.788.768,46 euro, non hanno raggiunto nei termini previsti i target del PNRR.

Parliamo di 2.460.000 euro destinati agli anziani non autosufficienti e di 328.768,46 euro per le dimissioni protette e la prevenzione dei ricoveri.

Non diciamo, perché sarebbe tecnicamente scorretto farlo senza la definitiva ricognizione contabile, che l’intero importo sia automaticamente perduto.

Diciamo però una cosa altrettanto chiara: gli obiettivi per i quali quelle risorse erano state assegnate non sono stati conseguiti nei tempi previsti.

E nel sociale un target mancato non è soltanto una casella amministrativa non spuntata.

Significa anziani, persone fragili e famiglie che non hanno ricevuto nei tempi programmati servizi per i quali erano disponibili risorse straordinarie.

Rende era capofila: la responsabilità non può essere diluita

Sul progetto più rilevante, quello da 2,46 milioni per gli anziani non autosufficienti, erano coinvolti cinque Ambiti Territoriali Sociali — Rende, Cosenza, Montalto, Rogliano e Acri — per complessivi 54 Comuni, con Rende nel ruolo di ente capofila.

Ed è da questo dato che bisogna partire.

Essere capofila significa assumersi una funzione di impulso, coordinamento, raccordo e controllo dell’avanzamento dell’intervento.

Non può essere soltanto una qualificazione amministrativa utile nella fase di acquisizione dei finanziamenti.

Quando il progetto non raggiunge l’obiettivo, il Comune capofila deve assumersi la responsabilità politica del risultato mancato, ricostruire ciò che non ha funzionato e spiegare perché non sia stato possibile intervenire in tempo utile.

Sappiamo che una parte considerevole dei progetti presentava forti ritardi già prima dell’insediamento dell’attuale amministrazione di Rende.

È un fatto che deve essere considerato.

Ma governare significa anche assumere i problemi ereditati e portarli a soluzione.

A distanza di oltre un anno non è sufficiente spiegare da dove provenissero i ritardi: occorre rispondere del risultato finale.

Cosenza non è un soggetto secondario

Ma sarebbe altrettanto sbagliato concentrare tutto su Rende consentendo al Comune di Cosenza di considerarsi estraneo alla vicenda.

Cosenza è direttamente coinvolta attraverso il proprio Ambito ed è soprattutto il Comune capoluogo, principale centro urbano, sanitario e istituzionale della provincia.

In un sistema di welfare territoriale che dovrebbe mettere insieme Comuni, Ambiti sociali, ASP, Azienda ospedaliera e servizi alla persona, Cosenza non può comportarsi come uno dei tanti soggetti seduti al tavolo.

Rende aveva la responsabilità del coordinamento come capofila.

Cosenza aveva ed ha una responsabilità politica derivante dal proprio peso istituzionale, dalla dimensione del proprio Ambito e dalla centralità che esercita nell’organizzazione dei servizi dell’intera area.

Per questo, quando un progetto che interessa 54 Comuni non raggiunge il proprio target, la responsabilità non può disperdersi in una generica catena di soggetti.

Rende e Cosenza sono i due principali riferimenti istituzionali e devono essere i primi ad assumersi la responsabilità di ciò che non ha funzionato.

Tempi troppo lunghi e una proroga non concessa
Anche la successione temporale degli atti pone interrogativi.

Per il progetto anziani, le attività decisive si sono concentrate negli ultimi mesi disponibili: coordinamento tra gli Ambiti, individuazione degli utenti, predisposizione dei piani assistenziali, assistenza domiciliare, acquisto degli ausili e degli strumenti di domotica.

Il tempo si è progressivamente ridotto fino a rendere necessaria la richiesta di un’ulteriore proroga al Ministero. Proroga che non è stata concessa.

Successivamente si è deciso di tentare di garantire almeno parte dei servizi attraverso altri fondi dedicati.

Ed è proprio questo passaggio che rende indispensabile un’operazione di piena trasparenza.

Se esisteva un finanziamento PNRR da 2,46 milioni e oggi è necessario ricorrere ad altre risorse pubbliche per proseguire gli interventi, bisogna sapere:quanto del finanziamento PNRR sia stato effettivamente utilizzato; quanto sia stato pagato e rendicontato; quale anticipazione sia stata ricevuta; se esistano somme da restituire; e quante ulteriori risorse dei bilanci o dei fondi sociali ordinari dovranno essere impiegate per completare ciò che il PNRR avrebbe dovuto finanziare.

Perché il danno non sarebbe soltanto l’eventuale perdita di una risorsa.

Potrebbe consistere anche nella necessità di utilizzare oggi altri fondi pubblici per assicurare servizi che avrebbero dovuto trovare copertura nel finanziamento straordinario.

Dimissioni protette: 328 mila euro e un altro obiettivo mancato

Altrettanto grave è quanto avvenuto sul progetto da 328.768,46 euro per le dimissioni protette.

In questo caso le difficoltà hanno riguardato il raccordo tra componente sociale e componente sanitaria.

Ma proprio il raccordo tra Comuni, Ambiti territoriali, ASP e strutture ospedaliere costituisce la ragione stessa di un progetto sulle dimissioni protette.

Se quel coordinamento non viene costruito in tempo, non siamo di fronte a una fatalità burocratica. Siamo di fronte a un problema di programmazione e di governo del sistema territoriale dei servizi.

E ancora una volta Cosenza e Rende, per dimensione e ruolo, non possono limitarsi a registrare che il sistema non abbia funzionato.

Avevano il compito politico di contribuire a farlo funzionare.

Anche sui 715 mila euro serve chiarezza

Esiste poi un ulteriore tema che vogliamo affrontare senza alcuna forzatura.

Per il progetto da 715.000 euro destinato ai percorsi di autonomia delle persone con disabilità, il target risulta raggiunto attraverso il coinvolgimento di 12 beneficiari e l’attivazione di interventi di autonomia abitativa, co-housing e accompagnamento.

Ma il progetto non risulta ancora finanziariamente concluso e dovrà completarsi entro il 31 dicembre 2026.

Raggiungere un target fisico non significa necessariamente avere già utilizzato l’intero finanziamento.

Per questo chiediamo di conoscere anche in questo caso, con dati contabili e non con semplici percentuali di avanzamento, quanto dei 715 mila euro sia stato impegnato, liquidato, effettivamente pagato e rendicontato.

È una verifica necessaria e la faremo fino in fondo. Ora un’operazione verità

Il tema non è costruire processi sommari e neppure mettere sotto accusa gli uffici, che spesso sono chiamati a lavorare in condizioni difficili.

La responsabilità che poniamo è innanzitutto politica.

Quando un’amministrazione accetta di essere capofila di un intervento assume un obbligo di risultato.

Quando si governa il Comune capoluogo non ci si può limitare a rivendicare la propria competenza amministrativa quando le cose funzionano e dichiararsi semplice componente di un Ambito quando invece gli obiettivi non vengono raggiunti.

Rende e Cosenza devono oggi assumersi questa responsabilità.

E devono farlo rendendo pubblica, per ciascun progetto, una ricognizione analitica che indichi:

  • finanziamento assegnato;
  • somme impegnate;
  • somme liquidate e pagate;
  • somme rendicontate;
  • anticipazioni eventualmente ricevute;
  • eventuali somme da restituire;
  • numero dei beneficiari programmati ed effettivamente raggiunti;
  • servizi realmente erogati;
  • prestazioni non realizzate;
  • eventuali ulteriori fondi pubblici utilizzati o da utilizzare per completare gli interventi.
    Il gruppo Futuro di Rende aveva già sollevato istituzionalmente il problema.

Oggi riteniamo che la questione debba diventare patrimonio dell’intera area urbana e che anche Cosenza debba rispondere delle proprie funzioni.

Non ci interessa ascoltare chi abbia fatto «tutto il possibile».

Alla politica viene affidato il compito di produrre risultati, non di certificare le proprie intenzioni.

Quando quasi 2,8 milioni di euro di interventi PNRR destinati alle fasce più fragili non raggiungono i target previsti, il tema non può essere archiviato come un incidente di percorso.

Rende, quale ente capofila, e Cosenza, quale Comune capoluogo e principale centro istituzionale dell’area, hanno il dovere di assumersi la responsabilità politica del mancato risultato e di spiegare ai cittadini quale sia stato il suo costo economico e, soprattutto, sociale.

Su questo continueremo a esercitare fino in fondo la nostra funzione di controllo.

I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia di Cosenza e Rende – Spadafora, D’Ippolito, Lucanto, Trombino
i Consiglieri comunali di Futuro di Rende Ghionna, Garritano

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