Chiedere al sottoscritto chi era Freddie Mercury equivale a chiedere a un studente universitario alle prese con un esame: “Mi parli di un argomento a piacere”.
Per chi come me ha attraversato la giovinezza a pane e rock (ma quello vero.. non quello delle pseudo band attuali che nascono in nome di Maria De Filippi e dei talent show) Freddie Mercury era la “Voce Regina” l’unica capace di arrivare a coprire quattro ottave come quando esegue Barcelona con Montserrat Caballé.

Ricordo perfettamente quel giorno di 25 anni fa quando si diffuse la notizia della sua morte : insieme a me piansero tanti giovani e meno giovani che avevano avuto la fortuna di conoscerne l’Opera e di averne potuto ammirare il percorso artistico fatto di eccessi ma tantissima produzione musicale targata Queen che rimarrà negli anni come sono rimaste le sinfonie di Beethoven, la produzione di Mozart. I Queen con Freddie hanno saputo cavalcare l’ondata rock lasciandoci pezzi di rara bellezza e in molti casi si sono elevati a un qualcosa che equivalesse alla Gioconda come per la pittura. Non mi soffermerò sugli aspetti bibliografici della band perché si è detto molto e tanto. Il mio vuole essere un tributo a chi la musica l’ha usata non solo per trasmettere emozioni ma anche per descrivere la drammaticità di un male come l’AIDS presente soprattutto nell’album Innuendo.
Quest’ultimo è l’apice della discografia dei Queen e in esso ci sono racchiuse perle come la stessa Innuendo, Headlong, ma soprattutto These are the days of our lives, The show must go on e I’m going slightly mad : il video di quest’ultima canzone è totalmente in bianco e nero, per coprire i segni della malattia sul corpo di Freddie il quale aveva reso partecipe il gruppo del suo stato precario di salute ma non riusciva a dichiaralo ai mass media.

Parla di uno slightly perché ha paura di diventare pazzo e demente ed è consapevole che col passare dei giorni non avrebbe potuto negare ciò che sarebbe sato evidente al suo mondo che lo aveva amato e che avrebbe continuato a farlo. The show must go on è il testamento: un invito e la speranza a proseguire. Il messaggio nella drammaticità del momento è di speranza.
La forza di Freddie fu la musica e la musica fu rivoluzionata da Freddie: i Rolling Stones avevano fatto cantare il Diavolo, I Deep Purple avevano acceso con le loro chitarre un incendio sull’acqua, I Pink Floyd stavano passando dal lento sette/quarti del lato oscuro della luna scandito dal battito del cuore a una rappresentazione intimistica/lirica dell’opera rock con The Wall, con i Queen si fondevano i generi musicali nel nome della chitarra pulsante di Brian May e della voce di Freddie Mercury: prendete Bohemian Rhapsody..la sua esecuzione segue questo percorso: inizia con coro a cappella introduttivo a cui fa seguito una malinconica british ballad che a un certo punto si innalza a rock puro con l’ingresso della chitarra di Brian May… poi uno stop improvviso e inizia la parte lirica/operistica che viene esasperata ulteriormente col finale rock e con Mercury che chiude da dove aveva iniziato. Il significato letterario dell’opera è un mistero che solo Freddie avrebbe potuto svelarci:la corrente comune di pensiero la cataloga come la canzone in cui Mercury annuncia al mondo la sua omosessualità.
Risaputa la sua amicizia con David Bowie: non tutti sanno che per sbarcare il lunario Freddie era nello staff di Bowie tra quelli che aiutavano a costruire e a smontare i palchi. Il primo incontro con Bowie fu davanti a una bancarella allestita da Mercury con materiale vintage che vendeva per arrotondare gli allora miseri stipendi. Pare che Bowie non avesse soldi contanti e Freddie gli regalò un paio di stivali.
Ammirava Michael Jackson e con lui aveva provato a scrivere dei pezzi: addirittura tre che sono rimasti incompleti perché si narra che durante la registrazione Freddie si infastidiva per la presenza di un cucciolo di lama di Michael nella sala registrazione. Un’altra versione dei fatti dice che Michael si infastidì quando vide sniffare cocaina Freddie utilizzando una banconota di 100 dollari.
Freddie annoverava tra i suoi fan Lady Diana: pare che una volta Lady D entrò a l Royal Vauxhall Tavern, uno dei club gay più famosi di Londra, grazie a Freddie e grazie al fatto che la principessa venne fatta travestire da uomo dai componenti del gruppo.
Ha lasciato ai suoi milioni di seguaci è la capacità di distinguere l’uomo dal personaggio: “L’ultima cosa che vorrei fare è dare alla gente un’idea esatta di chi sono…quello che faccio esprime alla perfezione il mio carattere. Però credo che sia l’idea mistica, non il fatto di sapere la verità su qualcuno, a essere davvero attraente”.
Un giornalista una volta gli chiese se meritava di andare in paradiso e lui: “L’Inferno è molto meglio. Guarda quante persone interessanti si possono incontrare laggiù! Se devo andare da qualche parte, meglio là”…. Ad oggi nessuno sa dove si trovi sepolto d’altronde tra i suoi desideri era quello di lasciarlo tranquillo… almeno da morto.
The show must go on…ma permettetemi di dire che non è stato più lo stesso show.
Vai al contenuto




