Sono le 14.23 di un pomeriggio freddo, di festa, un pomeriggio di passione. C’è’ il derby contro il Catanzaro e il Cosenza calcio entra in uno stadio che già riscalda la sua voce.
Le polemiche degli scorsi giorni sul caro prezzi non interessano più. C’è’ solo quel prato verde e la palla da mettere in rete. Bisogna vincere questo derby per la tifoseria e per tutta quella gente che ama soltanto due colori: il rosso e il blu. Sono le 14.56 la curva Nord grida contro Guarascio, ma si alza il volume della musica: “aiutami a sparire come cenereeee…”.
Entrano le squadre e questa volta il volume lo alzano le due curve con coreografie da sballo. Quella della Curva Sud e’ stile anni 80 con bandieroni e quello striscione che recita: “ lo insegna la storia lo dice la fede il Cosenza da sempre e’ di chi lotta e ci crede”.
La Nord risponde con l’immagine di un ragazzo che frequenta la Nord, con un messaggio chiaro: “con l’orgoglio di chi non si arrende mai”.
La partita parte a razzo con un Cosenza determinato su ogni palla, corto e con tanta gamba.
Il Catanzaro e’ molto più tecnico e cerca l’ imbucata giusta con Iemello a fare il direttore d’orchestra di un reparto avanzato che fa paura, ma i ragazzi di Alvini di paura oggi ne hanno poca. E la prima grande occasione c’è’ la Kourfalidis, ma il suo piattone aperto finisce sulla traversa. Nella ripartenza del Catanzaro il fattaccio che rovina la partita. Caporale non riesce a fermare Pittarello.
Fallo da ultimo uomo per l’arbitro Aureliano e arriva il rosso. Cosenza in dieci. Si va nello spogliatoio con la preoccupazione di affrontare tutto il secondo tempo con uno in meno, ma e’ ancora il Cosenza che con un contropiede stile rugby si trova clamorosamente davanti la porta spalancata ma Kouan la cicca e la palla lentamente va fuori.
Dopo questa occasione c’è da raccontare un’altra partita. Perché e’ successo di tutto. Il Catanzaro va in vantaggio con un tiro da fuori di Pompetti. E in tribuna scende giù lo scoramento.
Il pessimismo diventa dominante, ma qualcosa e’ cambiato. Qualcosa in questo Santo Stefano speciale fa cambiare un racconto che sembrava tristemente scontato.
Allora eccole le emozioni in seguito con il goal di Kouan annullato dal Var per un fallo di mani dello stesso centrocampista del Cosenza. E poi poi e poi canta Mina…
E poi eccola la traversa di Zilli e Ricciardi che a tu per tu con il portiere gliela spara addosso. Finale. Il tempo di recupero segna il minuto 115, il Var richiama l’attenzione dell’arbitro Aureliano. Questa volta va bene. Questa volta e’ rigore per il Cosenza per un fallo di mano in area di un Catanzaro che getta la vittoria all’ultimo istante.
Rigore calciato con freddezza da Ciervo e tutti sotto la Nord a festeggiare lo scampato pericolo. Un pareggio tutto cuore. Con Alvini in lacrime.
Il Cosenza e’ vivo più che mai. E non muore mai.
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