Sale sino al cielo, insieme ai palloncini bianchi lasciati andare all’uscita della chiesa, il dolore della mamma di Marco Gentile, il giovane di Catanzaro accoltellato sabato sera

Una chiesa gremita di gente, una bara bianca nella quale riposa il corpo di un diciottenne, la maglia della Juventus adagiata sul feretro. E poi il dolore, straziante ed incontenibile di una madre che non si arrende ad esso e lo grida, lo piange e invoca suo figlio chiamandolo ancora per nome, come se potesse ancora sentirla.
Un funerale che ha coinvolto l’intera città, ancora scossa da quello che è accaduto pochi giorni fa, quando Marco è stato accoltellato alla gola, morto per mano di un suo coetaneo per un futile motivo, per 10 miseri euro, per un debito contratto per uno spinello.
Ed oggi, resta il dolore per una vita spezzata troppo in fretta, mentre si legge negli occhi di tutti i ragazzi presenti al funerale, lo sgomento, ma anche il desiderio che episodi drammatici e violenti come questo, non accadano mai più.
I funerali del giovane si sono svolti nella chiesa del Sacro Cuore, del Quartiere Marinaro del capoluogo calabrese, lì dove Marco viveva, dove ci sono i suoi cari, i suoi amici, tutti presenti per consegnarli l’ultimo saluto. In chiesa tra la moltitudine di gente, anche il sindaco Sergio Abramo e il consigliere regionale Arturo Bova.
Il parroco che ha ufficiato le esequie, don Mimmo Battaglia, parla al cuore della mamma di Marco e di tutti i presenti, duranti la sua omelia e sottolinea “per immagini” quello che è il dolore.
“Qui ci sono le immagini di una bara – dice – di una donna, di un coltello. Ci sono le immagini di una tragedia, che mette in scena il dolore più grande del mondo.Due vite precipitate dentro la stessa bara. Un buco nero che un tempo era vita. Una madre privata della sua stessa fonte di vita”.
Queste alcune delle parole che hanno preceduto il lungo abbraccio tra il sacerdote e la mamma di Marco, accompagnato da un lungo applauso, al quale è seguito un significativo silenzio.
La bara, portata a spalla dagli amici di Marco, si è fermata sul sagrato della chiesa. Gli amici hanno urlato il suo nome, la mamma ha baciato la sua foto, e in quel cielo che aveva smesso di far piovere, ha accolto i tanti palloncini bianchi e neri, a forma di cuore, che allontanandosi divenivano sempre più piccoli, su un dolore che sarà sempre più grande.
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