Quando si scrive del sud e si è del sud, è difficile lasciare a casa le proprie opinioni, i propri sentimenti e i propri legami

L’Italia è bella perchè è varia e nella sua diversità ciò che servirebbe è una cooperazione di forze e ideologie e non una razzismo infondato.
È questione di fare chiarezza e di informare. Dato che parliamo di Cosenza e della Calabria in questo caso, mi vengono in mente tutte le persone che nei miei soggiorni extraregionali, alla mia risposta sulla terra natìa facevano un’espressione come per dire:”E che è?”
Cosenza è una città di medie dimensioni, in continua crescita grazie alla sua appendice Rende e Arcavacata in cui è situata l’università (un campus che conta circa 40.000 studenti) e la rispettiva zona universitaria con case per studenti, centri commerciali, biblioteche, bar, negozi, studi, uffici, zone industriali, locali, parchi.
Si, è strano ma è vero, a Cosenza c’è questo e tanto altro. C’è una zona nuova che si lancia verso il futuro e una zona vecchia che vuole resistere e proprio qui ci fermiamo, dove c’è una storia, dove ci sono musei e ci sono cattedrali e c’è una Casa Editrice, la Falco Editore che a proposito di questi “nuovi terroni” organizza un bellissimo incontro Lunedì 16 Marzo, con il giornalista e scrittore Pino Aprile, insieme allo stesso editore Michele Falco ed al giornalista Carlo Minervini, dialogherà con i calabresi presenti.
Perchè parlo di “nuovi terroni” e perchè dico fare chiarezza? In realtà spiegarlo è compito dello scrittore pugliese che dedica la sua vita ai viaggi indagatori per scoprire e divulgare ciò che sul sud non si sà o meglio ciò che del sud si è voluto non far sapere.
Libri importanti i suoi, di denucia, di rivalutazione ma anche di autocritica del suo stesso popolo, Pino Aprile è l’autore di “Mai più terroni”, “Il Sud puzza”, “Terroni”, “Terroni ‘ndernescional”.
Parla e vuole informare sull’antico risorgimento del sud, dall’epoca dei Borboni ai giorni nosti, ne scrive in maniera così nuova e rivelatrice che in molte interviste gli si è chiesto perchè i suoi libri non siano ancora utilizzati come testi scolastici.
Ha voluto svelare le magagne che ci sono dietro l’idea della falsa arretratezza del sud, nient’altro che un modo semplice per assoggettare un popolo che è stato sempre troppo lontano dal centro dirigenziale per ribellarsi.
Forti le sue posizioni, ma non c’è astio con il nord, c’è solo uno spietato realismo, nel suo lavoro.
Parla della Calabria e a Cosenza ne parlerà di nuovo, come una regione pronta a scattare, è proprio qui che partirà la grande rivoluzione per cambiare il sud. Calabria è storia di troppa mafia e problemi economici, ma anche molta cultura e molta azione giovanile che vuole rimanere e vuole cambiare; la mentalità è cambiata dice Pino, ciò che deve aumentare è il numero delle persone che accettino di militare insieme per riformare la cultura e la società, “è questione di numeri e di tempo”.
Il sud non è solo belle spiagge, qualche resto antico e mafia, il sud è cervelli che lavorano, è start-up ovunque, ragazzi in gamba e spinta verso l’alto.
Pino Aprile lo racconta nel bene e nel male, alle 19, nella sede della casa editrice Falco (corso Telesio n. 59, accanto alla cattedrale), in una conversazione informale sulle potenzialità, le risorse e gli inganni del mezzogiorno d’Italia.
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