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Intervista a Mangialavori: “A Cosenza operazione di consociativismo”

Il Consigliere Regionale della Casa delle Libertà intervistato da Cosenza Post sulla vicenda che ha portato alla sfiducia di Occhiuto a Cosenza e sulla sanità regionale

mangialavori“A Cosenza si è consumata l’ennesima operazione che riassume i vari elementi di un involuto consociativismo ispirati a un pallido simulacro di gattopardismo”. Così, il Consigliere Regionale della Casa delle Libertà, Giuseppe Mangialavori, commenta le vicende che hanno portato alla caduta dell’amministrazione del capoluogo bruzio.

Intervistato da Cosenza Post, Mangialavori ha commentato anche la situazione della sanità in Calabria e la legge sul Registro regionale tumori.

Onorevole, partiamo dal Registro regionale tumori, lei l’ha definito un bluff? Cosa manca a questa legge e cosa proponevano i suoi emendamenti per migliorarla?

La legge è estremamente lacunosa e arretrata rispetto a quelle analoghe licenziate poco tempo fa da altre Regioni. E ciò per molteplici motivi. Il primo limite da cui originano tutti gli altri è l’insussistenza di mezzi e risorse. A ciò si aggiunga che la legge non istituisce alcun Registro tumori regionale. La normativa crea tre registri (Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria) e due “mezzi” registri (per Crotone e Vibo Valentia), peraltro privi di appropriato coordinamento. I miei emendamenti delineavano un modello alternativo di legge, moderno ed efficace. Fra quelli più significativi: la creazione di cinque Unità funzionali (una per ogni Asp) con un forte Coordinamento unificato finalizzato a creare un solo Registro, una disciplina rigorosa sulle fonti dei flussi informativi (carenza macroscopica di cui è affetta la legge approvata) e una stretta collaborazione con tutti i soggetti che possono rilevarsi utili a mirate politiche d’intervento (Comuni, pediatri, associazioni e così via).

Da medico, che bilancio si può fare della sanità calabrese e in cosa la politica potrebbe dare una spinta in più?

La Calabria paga pegno a una fase lunghissima che ha registrato totale carenza di politica sanitaria. Da molti lustri non esistono né strategie, né obiettivi, né una programmazione razionale e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il più grave fallimento dell’attuale governo regionale ha coinciso con l’incapacità di impedire la chiusura del Polo oncologico di Germaneto. Per non parlare del ritardo sulla costruzione dei nuovi ospedali (Vibo Valentia, Gioia Tauro e Sibaritide). La politica deve prima di tutto acquisire consapevolezza dei ritardi accumulati, in secondo luogo indicare concrete soluzioni per un ammodernamento del sistema sanitario regionale. Per fare tutto ciò deve riannodare incisivi rapporti con la politica nazionale.

Tornando, invece, all’attualità politica, Magorno ha sostenuto che quanto è accaduto a Cosenza con la sfiducia del sindaco Occhiuto è colpa di una implosione del centrodestra non solo a livello cittadino, ma anche regionale. Cosa risponde?

Una tesi bizzarra quella di Magorno. Qualche esponente di centrodestra ha deciso un “riposizionamento strategico”. Se ciò accade è perché qualcun altro oltre a stimolarlo è sempre pronto ad accoglierlo. Ma questo, Magorno, volutamente finge d’ignorarlo. La verità è molto semplice: a Cosenza si è consumata l’ennesima operazione che riassume i vari elementi di un involuto consociativismo ispirati a un pallido simulacro di gattopardismo.

Adesso con l’appuntamento delle Amministrative, la vicenda di Cosenza potrebbe rimescolare le carte delle alleanze. Cambieranno gli equilibri anche a livello regionale?

La politica può essere definita in tanti modi ma di certo non è una scienza esatta; impossibile fare previsioni. Il centrodestra, in seno al consiglio regionale potrebbe registrare la defezione di qualche rappresentante. Ciò non implicherà, naturalmente, nessun significativo mutamento. Tanto più che se “Atene piange, Sparta non ride”. Anche il centrosinistra, infatti, registra strappi, prese di distanza e sempre più evidenti battaglie al fulmicotone. La politica non è un fatto statico. Ad orientarla, però, dovrebbero essere prima di tutto i valori e non le contingenze. E su questo piano che è politico, ma soprattutto culturale, ci sarà da lavorare ancora a lungo.

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