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La stagione in crescendo del Cosenza: il capitolo finale la renderà maestosa?

Tre definizioni per descrivere la stagione del Cosenza: pazza, inspiegabile, a tratti paranormale.

Pazza perché ha lasciato pensare tutto e il contrario di tutto, inspiegabile perché ha alternato alti e bassi con velocità impressionante, paranormale perché ha avuto momenti di bagliore accecante e altri di buio totale. Era iniziata con una rottura totale rispetto al passato: dal pragmatismo di Roselli, passando per la concretezza e la passione di De Angelis, si è arrivati al culto del bello proposto da Gaetano Fontana.

Gaetano Fontana (ph.IlCosenza.it)
Gaetano Fontana (ph.IlCosenza.it)

Il tecnico catanzarese ha dimostrato da subito di badare all’estetica anche nella scelta dell’abbigliamento: di bell’aspetto, sempre profumato e ben agghindato. Grande oratore, camminava seguendo sul campo le orme di Sarri ma smarrendone spesso le tracce. Al seguito portava uno staff fidato composto da personalità giovani e ai più sconosciuti.

Drammatica la scelta del preparatore dei portieri e delle sue dubbie doti allenanti palesate già in sede di ritiro: tanti palloni raccolti sulla strada adiacente al campo di allenamento in quel di S.Giovanni in Fiore, pochissimi quelli arrivati in porta.

Nemmeno il tempo di sistemare ben bene le tubature che l’acqua ha smesso di sgorgare dalla “Fontana”. Si è deciso così di affidarsi all’usato sicuro, Piero Braglia si è preso da subito un Cosenza non suo sulle spalle. L’ha fatto principalmente per fare un favore ad un amico (Trinchera), è stato lui stesso a precisarlo nella conferenza stampa di presentazione. Nei primi mesi ha ripetuto fino alla noia un mantra: “Questa squadra non può permettersi di pensare in grande, deve prima salvarsi”. Realismo e sincerità allo stato puro, del resto bastava dare un’occhiata alla classifica, con i silani relegati nei bassifondi, per dargli ragione.

C’ha messo meno tempo del previsto a balzare dalla zona playout a quella playoff, occupata in pianta stabile per tutta la seconda parte di stagione. Merito dei 15 risultati consecutivi tra campionato e coppa. E che peccato per la sciagurata direzione arbitrale della semifinale d’andata con la Viterbese, altrimenti oggi saremmo qui a commentare un Cosenza che ha raggiunto due finali in pochi mesi. L’inefficienza dimostrata nel derby contro il Catanzaro e il blackout nel derby contro il Rende sono ampiamente alle spalle.

Quante ne sono state dette sul mister! Da pensionato a tecnico che verrà etichettato per sempre come quello che ha preso 3 gol in casa dai cugini d’oltre Campagnano e che perciò avrebbe dovuto essere licenziato in tronco o meglio avrebbe dovuto fare le valigie e dare le dimissioni. Alla stessa stregua i titoli a 4 colonne su una stagione da considerarsi fallimentare.

L'abbraccio tra mister Braglia e il ds Trinchera (ph.Rosito)
L’abbraccio tra mister Braglia e il ds Trinchera (ph.Rosito)

Non c’è da meravigliarsi, Cosenza ne ha dette di cotte e di crude sul conto di tanti top allenatori, Braglia è solo l’ultimo di una lunga lista. E va bene che certe prese di posizione vanno contestualizzate al momento particolare e allo stato d’animo del tifoso più impetuoso e istintivo, ma non guasterebbe talvolta razionalizzare e mantenere un minimo di equilibrio.

Dove siamo arrivati ora? Dove ci ha trascinati questo toscanaccio dalle poche parole e dai tanti fatti (l’esatto opposto del suo predecessore)? A chi si chiede se questa scelta non poteva essere fatta qualche mese prima rispondiamo che è andata come doveva andare. È stato più bello così, è stato più bello risalire dal penultimo al quinto posto, è stato più bello iniziare i playoff dal primissimo turno e abbattere avversari come birilli uno dopo l’altro. Al di là dell’esito di questa splendida cavalcata è stato memorabile riportare 20 mila persone al “Marulla” ed emozionarsi come non ci era mai capitato.

(Immagine di copertina dell’articolo IlCosenza.it)

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