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Leadership femminile in sanità: il confronto tra Calabria e Italia attraverso i numeri

Divario di genere nella sanità calabrese. Solo il 27% dei ruoli apicali è donna, contro una media nazionale già critica. Loizzo: «Servono riforme concrete e tecnologie digitali».

Si è tenuto presso l’Università della Calabria l’incontro “Scienza e leadership femminile”. All’evento sono stati presentati i dati del Rapporto 2025 dell’Osservatorio sull’Equità di Genere nella Leadership in Sanità, promosso da LEADS in collaborazione scientifica con l’Università degli Studi di Milano. L’Osservatorio si propone come luogo di incontro, analisi e confronto per alimentare una nuova narrazione sull’equità di genere nel settore sanitario, con l’obiettivo condiviso di individuare percorsi di cambiamento agibili nei diversi contesti istituzionali e organizzativi del sistema sanitario italiano.

I dati del Rapporto 2025: il SSR Calabrese e il confronto nazionale

I dati del Rapporto 2025 restituiscono un quadro preoccupante: nel Servizio Sanitario Nazionale le donne rappresentano il 70% degli occupati, ma nei ruoli apicali la loro presenza crolla a meno del 40%. Nel Sistema Sanitario della Regione Calabria questa contraddizione si amplifica ulteriormente: le donne sono solo il 57% degli occupati -un dato già significativamente inferiore alla media nazionale- e la loro presenza nei ruoli apicali scende addirittura al 27%” commenta così Marta Marsilio, Professoressa Ordinaria di Economia Aziendale dell’Università degli Studi di Milano e Co-direttrice dell’Osservatorio., i dati emersi dal Rapporto 2025.

Il SSN è il settore con le criticità più marcate in termini di equità di genere nella leadership, e la Regione Calabria si colloca sistematicamente al di sotto della media nazionale. Nonostante un incremento progressivo della partecipazione femminile tra gli occupati del Sistema Sanitario Regionale Calabrese, passata dal 42% nel 2005 al 57% nel 2023, questa rimane ancora lontana dal livello italiano, pari al 70% nel 2023. In particolare, questa crescita non si è tradotta in un miglioramento nella rappresentanza ai vertici: dal 2013 al 2023 la rappresentanza femminile nei ruoli apicali del SSR calabrese è rimasta sistematicamente al di sotto della media nazionale, toccando il minimo storico dell’11% nel 2023, nonostante a livello del SSN si siano registrati lenti miglioramenti nello stesso periodo.

Ad oggi, il SSR calabrese si compone di 5 Aziende Sanitarie Provinciali e 3 Aziende Ospedaliere, le cui direzioni strategiche contano 7 donne e 17 uomini. Vi sono solo 2 donne su 8 direttori generali, una per tipologia di azienda.

Tra i medici con incarico di Struttura Complessa (c.d. primari) si registra il divario rispetto al dato nazionale più marcato. Nel 2005 le donne con incarico di struttura complessa erano l’8,9% in Calabria (9,4% a livello nazionale); nel 2023 sono salite al 13,2%, mentre a livello nazionale il dato ha raggiunto quasi il doppio (23%). In particolare, nessuna specializzazione vede le donne in maggioranza, contando in media 0,56 donne contro 3,67 uomini con tale incarico. Nella chirurgia generale, su 11 primari, nessuno è donna.

Anche nel SSR calabrese il personale sanitario rappresenta la quota più rilevante degli occupati, pari al 50,5% del totale, di cui il 66,5% sono donne. Nelle 8 direzioni di struttura di questa categoria professionale, solo 3 sono occupate da donne. Se si considera anche il personale senior (figura contrattuale introdotta nel 2018), le donne ne rappresentano il 55,3% dei 143 leader, contro il 70% circa registrato a livello nazionale.

L’unica eccezione positiva è rappresentata dal personale amministrativo, dove la Calabria si allinea -e in alcuni indicatori supera leggermente- la media nazionale.

Infine, nell’ambito accademico delle scienze mediche la Calabria registra dati sostanzialmente allineati con il panorama nazionale: le donne sono il 44,2% del personale universitario (43,2% in Italia) e il 21,6% dei professori ordinari (21,8% in Italia).

I dati presentati oggi impongono una riflessione urgente. Occorre intervenire sull’organizzazione complessiva delle professioni sanitarie: orari, turni, conciliazione vita-lavoro. Ma soprattutto bisogna investire in fattori abilitanti come le tecnologie digitali, che devono essere accompagnate da riforme concrete affinché diventino opportunità reali anche per le donne, rendendo sostenibili carriere ad alta intensità lavorativa.” aggiunge Simona Loizzo, Capogruppo 12a Commissione Affari Sociali, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Nuove Frontiere Terapeutiche nei Tumori alla Mammella, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Sanità Digitale e le Terapie Digitali.

I dati presentati oggi confermano l’urgenza di interventi strutturali e politiche mirate che trasformino la crescente partecipazione femminile nel settore sanitario in una reale equità di genere anche ai vertici del SSR della Calabria.

Incontro Scienza e leadership femminile all’Unical
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