Primo dell’anno di “grànde clàsse” al teatro Rendano di Cosenza, quando arriverà in concerto Walter Ricci 4et, ed intanto ad Avellino grazie allo storico jazz club “I Senzatempo”, la serata del 12 novembre, è stata all’insegna dello swing, del jazz e di quella atmosfera che nasce da professionalità e passione
E’ sulla cresta dell’onda, Walter Ricci, conosciuto in tutto il mondo come uno dei migliori “crooner” dei giorni nostri. Lui, italianissimo, classe 1989, figlio dell’ambiente musicale e delle jam-session, scala l’olimpo degli ambienti jazzistici, per raccontare quello di cui è capace. Non è solo uno swing-man, Ricci e la sua conoscenza approfondita della tecnica dell’improvvisazione, lo rende un “fuoriclasse”.

A portarlo ad Avellino, lo scorso 12 dicembre, la squadra affiatatissima de “I Senzatempo”, associazione culturale, club del jazz, una vera e propria istituzione in città, che guidata dal presidente Luciano Moscati e dai suoi preziosissimi collaboratori, è riuscita nel corso degli anni, non solo a soddisfare le esigenze di chi di jazz, è appassionato, ma anche ad avvicinare la gente al linguaggio “complesso-ma-non-troppo” del jazz, che educa all’interpay, alla ricerca del dettaglio, alla conoscenza di quel mondo contaminato, capace di divenire la condizione emotiva migliore, in una sera apparentemente qualunque.
Nulla è lasciato al caso, quando a gestire una serata sono I Senzatempo, partendo dal prestigiosissimo programma che vede in calendario i nomi più apprezzati al mondo, per finire alla location, l’Hotel De La Ville, che riesce a trasformarsi in un jazz club, in pieno stile.
Walter Ricci Hammond Trio, quello che ha incantato, nella notte dello scorso sabato. Una delle tante formazioni con le quali Ricci lavora e suona, considerato che trii, quartetti, quintetti, sono il suo pane quotidiano, e le collaborazioni nel mondo jazzistico italiano e straniero, sono difficili da quantificare.

Un trio composto da Walter Ricci alla voce, Elio Coppola alla batteria e Antonio Capasso al piano hammond. Ma è una serata speciale, una di quelle nella quale si respira forte l’atmosfera del Natale, mentre le sorprese sembrano sederti accanto.
Con Walter Ricci ed il suo trio, a cantare c’è Shawnn Monteiro, e ai sassofoni, un grande Sandro Deidda. Musicisti straordinari, al servizio della musica, e due voci che – seppur appartenenti a luoghi e tempi differenti – hanno saputo fondersi, quel tanto che basta per creare la giusta atmosfera, sfoderando una bravura fuori dal comune.
La sala è al completo, ognuno ha preso posto in comodi divanetti, tra luci soffuse e la voglia di ascoltare il proprio pezzo preferito. Walter Ricci, show-man e cantante di rara bravura, apre il concerto con “you make me feel so young”, in onore a Frank Sinatra, per festeggiare il centenario della nascita di quello che è stato per tutti al mondo “the voice”. Era infatti il 12 dicembre del 1915, quando venne al mondo colui che detenne una delle voci più belle di tutti i tempi. Cantante, attore, e show-man a tutto tondo, destinato a divenire leggenda. A lui Walter Ricci dedica l’inizio del suo concerto, con la padronanza della voce, che lo rende così vicino al suo idolo.
Ma Natale è vicino, e una deliziosa versione di “Let is snow”, arriva dritta a chi ascolta. L’uso disinvolto del microfono, la tecnica e la potenza vocale, oltre alla sua rara capacità di cantare in levare, portano chi ascolta a domandarsi come faccia a modulare così bene e a mostrare ogni sfumatura, malgrado la sua giovane età.
Un talento, il suo, che si sposa perfettamente con la voce strepitosa di Shawnn Monteiro, newyorkese, figlia del contrabbassista di Duke Ellington, che non più giovanissima, ha tanto da dare, quando sale sul palco e spalanca la sua bocca.
Una sinergia ricca di talento, comprensione, scambio e fusione di voci, quella tra Ricci e la Monteiro, che si dividono il palco, per un pezzo di concerto e insieme fanno meraviglie. Lei, “signora del jazz”, porta il tempo, da il tempo ai suoi musicisti, mentre imbocca la strada che porta il pubblico a respirare tracce di bossanova, nella sua versione di “no more blues”, seguita da “the christmas song” di Nat King Cole. Una voce calda, ricca di sfumature, che armonizza attraverso un timbro profondo, l’eleganza ed una ricca dinamica. Ma Shawnn Monteiro è anche tecnica scat, senso dello “swing” oltre ad una carica comunicativa straordinaria.
Un concerto nel quale ognuno dei bravissimi musicisti, ha il suo spazio, uno spazio per gli assoli, in quell’alternanza voce-strumento, che racconta di un grande affiatamento che c’è tra i musicisti jazz, che riescono attraverso l’interplay – così caro al grande Bill Evans – riescono a creare un mondo perfetto, al cui interno ci finisci, se solo si lascia aperta la porta delle emozioni.
La velocità delle mani di Antonio Capasso, di Elio Coppola e di Sandro Deidda – ai sax tenore e soprano – sui loro strumenti, raccontano bravura e poliedricità, tanto che gli assoli che regalano al pubblico sono un momento di grande show.
Un momento assai raffinato quando Walter e Shawnn, dopo essersi abbracciati, sul palco, tenendosi per mano regalano al loro pubblico “the shadow of your smile”, famosissimo standard jazz, in stile Fitsgerald.
La Monteiro, che ha presentato anche il suo ultimo lavoro discografico dedicato alla grande Carmen McRae, non si è certo risparmiata, e potendo contare sulla versatilità di Walter Ricci, ha dato vita a momenti di vocalizzi e scat, che lui ha colto e doppiato, con la maestria che lo contraddistingue.
E come non applaudire durante una straordinaria versione di “i’ve got you under my skin”?!
Comunicatore come pochi, Walter Ricci, gioca con il suo pubblico, finge una scommessa con Elio Coppola e invita tutta la gente in sala a “replicare” “It’s alla right”, in un simpatico botta e risposta, al quale il pubblico risponde con trasporto.
Un concerto di atmosfere, bravura e di promesse mantenute, come quelle che da anni ormai I Senzatempo pongono in essere, come segno distintivo di un lavoro costante e di qualità.
Ed i ringraziamenti sono proprio per loro, che ad Avellino hanno portato ciò che di meglio c’è in circolazione e che con la forza delle idee e di quella “unione che sa fare la forza” non si arrendono al poco che c’è in giro, e sanno trasformare una serata in un ricordo indelebile.
Applausi, bis e chiacchiere dopo concerto, davanti ad un piatto prelibato e ad un bicchiere di vino, fino a quando le luci si spengono…ma solo fino alla prossima serata.
Le foto presenti nell’articolo sono di Silvia Amodeo e sono coperte da Copyright
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