L’inchiesta ‘Medical Market’ prosegue con l’interrogatorio di Stefania Russo. La 37enne, accusata di infanticidio, è rimasta in silenzio davanti al GIP del tribunale di Castrovillari
La donna di Corigliano, indagata nella vicenda ‘Medical Market’, è accusata di essersi procurata volontariamente un aborto e di aver lasciato morire il feto al settimo mese volontariamente con la presunta complicità di un medico in servizio presso l’Ospedale di Corigliano.

Lo scopo era frodare l’assicurazione ottenendo così il risarcimento simulando un falso incidente stradale quale causa dell’aborto. La 37enne, che al momento si trova agli arresti domiciliari, portata davanti al GIP si è sentita male e ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Il suo legale, l’avv. Fabio Salcina, annunciando il ricorso al Tribunale della Libertà per ottenere la revoca dell’arresto, è sicuro di poter dimostrare l’infondatezza delle accuse: “La realtà dei fatti è diversa rispetto a quanto sostenuto dalla Procura, perché non c’è alcuna richiesta di risarcimento danni, né la mia assistita ha mai riscosso alcun premio.
La Procura che indaga su ‘Medical Market’ dovrà anche dimostrare se e come sarebbe stato indotto l’aborto. Anche i consulenti del pm hanno avuto delle incertezze nel concludere la perizia. Lo dimostra il fatto che la pinza di Martin, strumento con il quale si ritiene che sia stato indotto l’aborto, viene utilizzata solo nelle prime settimane di vita e non è utilizzabile su un feto di 800 grammi al settimo mese di gestazione”.
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