Banner Conad

Michele Falco, editore: guardo avanti, scelgo e vivo con passione

Quarantenne, imprenditore ed editore, Michele Falco si racconta al nostro giornale

Pieno di talento e con innumerevoli mete da raggiungere, Michele Falco,  si racconta attraverso una intervista a cuore aperto, vestendo con classe una sicurezza che sottolinea la passione che muove i suoi passi verso un futuro di sempre maggiori successi.

Michele Falco
Michele Falco

Mi accoglie nel suo regno, nella sede della Falco Editore, una casa editrice che profuma di storia, di libri e di cultura. Mi stringe con vigore la mano in segno di benvenuto e poi mi fa accomodare per rispondere a domande che non conosce, con una semplicità disarmante.

Prima di incominciare l’intervista, gli domando come stia, visto che ha perso suo padre pochissimo tempo fa, e lui, con una forma di rispetto assoluto verso ciò che ha perso, mi dice di stare bene, malgrado il dolore di un distacco che è solo fisico. Mi spiega che è impossibile dimenticare una vita trascorsa insieme e che parlando di suo padre, non riesce ad usare nessun verbo al passato o all’imperfetto, ma che desidera usare solo il presente, perché colui che gli ha consegnato messaggi sul vivere, che è stato un modello e che gli ha insegnato educazione e rispetto, non può che continuare a vivere essendo storia.

Poi l’intervista entra nel vivo, e lui, il giovane editore, rivela pezzi di passato, aspirazioni e consapevolezze.

S: Michele Falco non è un editore qualsiasi, pertanto mi viene spontaneo chiederle… a casa Falco, la cultura è un vizio di famiglia?

M: Intanto grazie a voi, redazione di Cosenza Post per aver dato fiducia ad un editore di cultura, che fa della cultura e del sapere una missione familiare. E’ una virtù familiare che poi è divenuta “vizio”. Sono figlio d’arte ma non sono figlio di papà. Sono grato a mio padre per avermi insegnato il nobile mestiere dell’editore, e poi “ho ammazzato mio padre” perché prima o o poi bisogna farlo per divenire uomo, (sorride) e le nostre strade professionali si sono divise…solo quelle, però, perché quelle sentimentali non possono assolutamente separarsi.

S: Ma se Michele Falco non avesse fatto l’editore, nella vita cosa avrebbe fatto?

M: Mi sarebbe piaciuto fare il calciatore. Giocavo anche bene, e giocavo come impegno lavorativo, non come passatempo, tant’è che ho giocato anche per squadre importanti come la Salernitana, il Cosenza. Poi alcuni infortuni mi hanno impedito di continuare la carriera calcistica. Certamente avrei svolto un’attività autonoma. Mi conosco, e da sempre sono stato un vulcano di stimoli, di passioni, di iniziative che non sarebbero mai potute essere circoscritte nei limiti altrui. Ho avuto a 23 anni un impiego bancario a tempo indeterminato, quindi un ruolo di grande prestigio, eppure  dopo tre mesi, il 26 luglio mi sono licenziato. E ricordo che i miei colleghi mi dissero che avevo avuto un gran coraggio. Questo testimonia il fatto che ho sempre ascoltato me stesso,  la libertà delle mie scelte e delle mie passioni.

Michele Falco
Michele Falco

S: Che vita fa, Michele Falco? Ci racconti un po’ una giornata tipo, che sembra davvero essere carica di impegni, che inizia la mattino presto e che finisce a sera tardi.

M: Il lavoro dell’editore è un mestiere full time, che ti impegna 24 ore al giorno, per tutto l’anno. Ed anche se non sono tutti i giorni in viaggio, o a presentare libri, o a contatto con gli autori, la mia concentrazioni, i miei stimoli intellettuali e culturali,e la mia fantasia, sono in azione 24 ore al giorno, e sono orientati alla mia casa editrice, che per me è come un figlio, e quindi l’unico schema che ho è fare un lavoro che amo, raccogliendo gratificazioni e successi.

S: Dottor Falco, lei scopre talenti, ma in realtà che caratteristiche deve avere uno scrittore e quindi un’opera, per essere pubblicato da Falco Editore?

M: Riceviamo tantissimi manoscritti, ed io penso che tutte le opere che riceviamo abbiamo un loro senso, una propria dignità. Non ho mai offeso un’idea, o una creazione di un autore, ma sono convinto che se un’opera debba essere pubblicata deve necessariamente contenere in se due elementi, una bella storia da raccontare e che sia ben scritta, che abbia uno stile unico e proprio di uno scrittore. La penna deve essere unica, ed anche la storia deve essere diversa dalle altre.

S: Lei, ha mai fatto quello che ha fatto suo padre, ossia gettare un manoscritto da un balcone, per sottolinearne l’inadeguatezza, sotto l’insistenza di un autore, che chiedeva che sorte avrebbe avuto la sua opera?

M: No, non l’ho mai fatto, ma mio padre ed io abbiamo due caratteri molto diversi. Lui ha un carattere molto istintivo, da buon intellettuale puro. Abbiamo avuto due formazioni diverse e per lui offendere la letteratura era come offendere se stesso, e dunque reagiva a questa offesa con il “lancio” del libro, così come fece quella volta. Io ho modi meno eclatanti, ma altrettanto decisi, ed efficaci.

S: Scoprire talenti significa dare la possibilità a qualcuno di percorrere una strada che talvolta conduce al successo, diventando scrittori che all’inizio sono emergenti e che poi in teoria potrebbero diventare famosi ed apprezzati dal grande pubblico dei lettori. Le è mai capitato di leggere un’opera e dire questo scrittore o scrittrice non è “emergente”, ma già “emersa”?

M: La questione editoria ed il relativo successo è molto complessa. Io spesso con gli amici dico “ma esiste un albo degli scrittori emergenti”? Perché esiste questa forma di autoreferenzialità, qualificandosi come scrittore emergente. Chi dice che sei emergente e poi emergi, da cosa?! In moltissimi casi, manca un senso di consapevolezza di giusta modestia, che non sono offese alle proprie capacità ma il rendersi conto del proprio ruolo, e di come rispetto al mondo degli scrittori “emersi” in cosa deve migliorare.

S: Dottor Falco, lei ha due figlie femmine. Se un giorno una delle sue figlie le dicesse che vuole fare l’editore, quale sarebbe il primo consiglio che darebbe loro?

M: L’unico consiglio che darei loro è in realtà un principio che è quello di seguire se stesse. Dovranno ascoltare se stesse e seguire le proprie passioni, mosse dall’amore per qualcosa, qualunque cosa sia. Se l’amore per l’editoria sarà così esplosivo, allora asseconderò la loro felicità nel fare questo mestiere. Il consiglio è quello che darei a qualunque persona volesse intraprendere un’attività, è imparare, imparare, imparare. Perché la professionalità, la ricerca, lo studio, la fatica costante e senza sosta, l’aggiornamento e la curiosità, sono le qualità che fanno di un uomo qualunque un uomo consapevole e di successo. Bisogna sempre approfondire, per poi guardare avanti e proseguire. Questo consiglio anche a me stesso, tutti i giorni.

S: E’ stato questo il consiglio di suo padre, quando gli disse che voleva seguire le sue orme, che voleva fare il suo stesso mestiere, che sentiva la predisposizione per l’editoria?

M: Mio padre mi ha dato una cosa fondamentale. Mi ha aiutato a divenire indipendente. Oggi sono un uomo che ha una propria autonomia ed una grande gratificazione professionale e sociale. Da adolescente mio padre ha fatto si che crescesse in me l’amore per la vita e per me stesso. La fiducia che nutro per me stesso, e la forza che nel tempo ho maturato, è frutto del lavoro attento e preciso di mio padre.

Stand Falco Editore alla fiera del libro di Torino
Stand Falco Editore alla fiera del libro di Torino

S: Questo non è proprio un periodo favorevole per l’editoria, però la Falco Editore, è una delle case editrici che partecipa a tutte le più grandi fiere dell’editoria italiana, ha il suo spazio, il suo stand, investe capitali, ha innumerevoli titoli in vetrina, tante opere, variegate e tutte con una chance. Dove vuole arrivare Michele Falco? Che iniziative ci sono in cantiere? C’è un sogno nel cassetto che rispolvera di tanto in tanto, nell’attesa di poterlo tirare fuori e renderlo realtà?

M: Intanto grazie per aver sottolineato con cura i dettagli della mia attività e spero di meritare questo accurato profilo da lei disegnato. La cosa di cui vado più orgoglioso è che alla fiera più importante del settore, che è la fiera del libro di Torino, Falco editore, è presente con il nostro stand autonomo, da 9 anni consecutivi, senza supporto di nessuno. Inoltre geograficamente Cosenza non ha mai avuto nella sua storia, una casa editrice che abbia avuto la lungimiranza e la presenza così costante alla fiera di Torino con uno stand autonomo ed indipendente. Noi ci siamo riusciti ed è un orgoglio. Quando ho deciso di dare un nome alla casa editrice, ho pensato a “Falco Editore” perché costituisce un simbolo e come diceva lei in apertura di intervista, una famiglia che da sempre si è dedicata all’amore per i libri, alla pubblicazione degli stessi, dando la possibilità a tanti di manifestarsi, con il proprio talento, e di rendere pubblica una propria creazione intellettuale. La mia più grande ambizione è che tra pochi anni, il grande pubblico identificherà Falco Editore, per ciò che rappresenta oltre che per gli autori che ha scoperto, e per i libri che ha pubblicato, non  circoscrivibili in un’area geografica.

S: Michele Falco agli occhi della società è un giovane imprenditore. Giovane forse anagraficamente, un po’ meno come anni di attività, come impegno profuso, come voglia di emergere. Lei preferisce la frase “chi ben comincia è a metà dell’opera”, oppure “tutto può ancora succedere”?

M: Sicuramente tutto può ancora succedere! Vedo il bicchiere mezzo pieno come stimolo per crescere, mezzo vuoto per gli obiettivi che dobbiamo porre e come la crescita che dobbiamo sempre avere senza accontentarsi. Lavoriamo ogni giorno a che questo accada.

S: Una nuova sede da quasi un anno, ma sempre al centro storico di Cosenza. Ci spiega il perché di questa scelta?

M: Mi piace il centro storico, il calore del nostro centro storico e sono già dieci anni che sono tra legni, cotto e pietra. Tutto questo si sposa perfettamente con il calore della passione che metto nel mio lavoro, con la mia indole e con la mia natura che cerca nel proprio ambiente il calore, come supporto a questo lavoro.

S: Prima di lasciarla, dottor Falco, la mia ultima domanda è alla persona che stimo come imprenditore ed editore e alla quale domando…la Calabria, guardando alla sua esperienza, ha ancora una chance per risorgere ed avere un nuovo lustro?

M: La Calabria ha la possibilità di affermarsi se smette di piangersi addosso e di ritenersi Calabria. Troppe volte ho sentito calabresi dichiararsi sconfitti ancor prima di cominciare e addebitare queste vere o presunte sconfitte a colpe altrui e non alle proprie. Noi siamo parte del mondo, e il nostro rapporto con la vita e gli orizzonti non può limitarsi alla Calabria. Tutte le attività che in Calabria hanno avuto successo, lo hanno avuto perché la loro politica è stata rivolta a orizzonti lontani. Se la Calabria, forte delle proprie identità, che sono alte e significative, diventa terra e popolo dell’Italia, dell’Europa e del mondo, e alza la testa e si confronta con il mondo, attraverso la cultura, ed il sapere, potrà competere ed emanciparsi, e dunque, certamente ce la farà. Se si penserà ancora ai drammi secolari che aspettano l’aiuto di chissà chi, resteremo un popolo sconfitto in partenza.

Prima di salutarci, Michele Falco mi invita a visitare la sede della sua azienda, mi mostra riconoscimenti, premi, fotografie e libri. Quei libri che sono il suo mondo, ereditato da suo padre, che resta il punto di riferimento vivo e vivido, di quella sua carriera tutta in ascesa.

Bella Cosenza di notte, e sotto quel cielo stellato, ho anche compreso perché Michele Falco, che ha lo sguardo puntato sul mondo, che  ha obiettivi assai ambiziosi e che lavora alacremente per raggiungerli, ha scelto il centro storico, per scrivere il suo nome, nella storia dell’editoria.

Condividi questo contenuto