ll monarca Abdullah bin Abdulaziz era ricoverato da giorni per una polmonite
Per oltre tre decenni è stato uno degli uomini più influenti degli Stati del Golfo e alleato cruciale degli Stati Uniti.
E’ lo stesso Barack Obama che lo ricorda come colui che nel tempo aveva contributo con forza e determinazione alla ricerca della pace nella regione araba.
La vita del re saudita, ha abbracciato un arco temporale che va da prima della nascita dell’Arabia Saudita moderna, fino al suo emergere come forza fondamentale all’interno dell’economia mondiale, e come leader tra i Paesi arabi e islamici.
Anche il presidente francese Francois Hollande ha voluto salutare il re saudita Abdullah, definendolo uno statista la cui opera ha profondamente segnato la storia del suo paese.
A succederlo alla guida dell’Arabia Saudita sarà uno dei suoi fratellastri, Salman bin Abdul Aziz, 80 anni, già ministro della difesa.

I funerali del re verranno celebrati oggi, nella capitale Riydh, mentre la Giordania, ha proclamato 40 giorni di lutto.
Abdullah bin Abdulaziz, in seguito agli eventi dell’ 11 settembre dovette guidare l’alleanza con l’America in una fase critica. Quindici dei 19 dirottatori erano sauditi e molti indicarono nell’ideologia di al Qaida le radici dell’interpretazione wahabita saudita dell’Islam.
Il suo regno è stato caratterizzato dallo scontro con le ambizioni regionali dell’Iran, sciita. Uno scontro che si è spostato in vari paesi e da ultimo ha avuto il suo culmine nel conflitto siriano. Fu anche duro nella repressione del dissenso nel momento del sorgere delle primavere arabe, spezzando sul nascere le dimostrazioni da parte della minoranza sciita.
Re Abdullah – salito al trono il 3 agosto del 2005 – verrà ricordato come colui che aveva cercato di aprire un varco all’opportunità femminile, costrette nel regime dell’Islam, tanto che nel 2009 nominò una donna viceministro e cercò di ampliare le loro possibilità di istruzione.
Figlio – assieme a 36 fratellastri – del fondatore dell’Arabia Saudita Abdul Aziz bin Saud, Abdullah ricevette la tradizionale educazione islamica dopo aver passato, su ordine del padre, un lungo periodo della sua infanzia con le tribù beduine nomadi, affinché diventasse “forte fisicamente e mentalmente”.
Abdullah bin Abdulaziz – comandante dal 1963 dell’influente e prestigioso corpo della Guarda nazionale – divenne nel 1982 il principe ereditario e primo vice premier saudita.
Fu il primo vero passo concreto verso la corona, ma la sua ascesa ai vertici del potere è stata anche attribuita al fatto che egli non avesse fratelli ma solo fratellastri.
Senza mai tradire l’alleanza con gli Stati Uniti, in più di un’occasione re Abdullah bin Abdulaziz ha però preso le distanze da Washington. Era il 1998, quando respinse la richiesta americana di usare le basi militari saudite per lanciare i raid contro l’Iraq. Mentre nel 2002 lanciò al vertice arabo di Beirut, l’iniziativa di pace saudita per il Medio Oriente, che si distanziava in parte dalle posizioni Usa e prevedeva il riconoscimento arabo dello Stato ebraico in cambio della creazione di uno Stato palestinese formato dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania con Gerusalemme est capitale.
Il sovrano, che lascia le quattro mogli da cui avuto sette figli maschi e 15 femmine, è stato anche il primo re saudita a visitare il Papa durante lo storico incontro a Roma nel novembre 2007 con il pontefice Benedetto XVI.
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