Grazie alla ricerca nella sede cosentina dell’Università sella Calabria il prezioso liquido si trasforma in materia solida per durare più nel tempo
Una delle eccellenze culinarie della Calabria è da sempre la produzione delle sue olive e quindi dell’olio che da esse viene estratto. Ma oggi grazie alla ricerca battezzata ‘Spread Bio-Oil‘ dell’Università della Calabria, nella sede cosentina di Arcavacata di Rende, si cerca di andare anche oltre la semplice produzione per ottenere materiali ad alto contenuto d’olio destinati ad essere impiegati nell’industria.
Una ricerca che ha diversi partner eccellenti ed è portata avanti da un pool coordinato dal professor Bruno De Cindio, ordinario di termodinamica presso l’ateneo calabrese. Come spiega lui stesso “l’idea era di aggiungere all’olio di oliva un maggiore livello di servizio, puntando sulla sua spalmabilità”. Quindi maggiore consistenza per renderlo meno disperdibile (un po’ come avviene in prodotti alimentari quali la margarina) e al tempo stesso più utili in diversi campi, facendolo così anche diventare una ricchezza.
Una trasformazione inattesa e preziosissima, perché così l’olio assume altre dimensioni. Sono stati previsti due settori specifici di ricerca, uno dedicato in specifico all’utilizzo esclusivamente alimentare e l’altro a quello cosmetico. Perché la spalmabilità, come spiega ancora De Cindio “apre all’olio d’oliva una serie di utilizzi sinora impossibili persino da immaginare”.
Come quello nella nutraceutica, la branchia della farmaceutica che studia gli alimenti buoni per avere un’importante funzione benefica sul nostro organismo. In questo caso si possono ottenere delle capsule costituite più da olio che da acqua che consentiranno di ottenere un rilascio nell’organismo di principi attivi antiossidanti. L’equipe è ottimista, entro la fine del 2014 si potrà già brevettare il progetto e passare alla sua produzione industriale.
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