Nella Chiesa di Sant’ Aniello, una rete di associazioni culturali cosentine ricorda Vanda Marsico: tra preghiera e testimonianze, la memoria si fa impegno contro le guerre e seme di pace
Di Anna Maria Ventura
Nel pomeriggio dell’8 aprile, la città di Cosenza si è raccolta in un silenzio denso di significato e di luce, nella Chiesa Sant’ Aniello, dove è stata celebrata una Santa Messa per la pace, nel ricordo della dottoressa Vanda Marsico.
Promossa congiuntamente dalle Associazioni Culturali AIParC – sezione di Cosenza, FIDAPA BPW Italy – Sezione di Cosenza, Donne per la Salute – Sezione di Cosenza, Convegno di cultura Maria Cristina di Savoia Sezione di Cosenza e Associazione Polimnia, la celebrazione si è configurata come un momento di intensa spiritualità condivisa, in cui la memoria personale si è fatta ponte verso una riflessione universale sulla pace.
Al centro di tutto, la figura di Vanda Marsico: medico, donna di ascolto e di cura, presenza discreta ma profondamente incisiva nel tessuto umano della sua comunità. Chi l’ha conosciuta ne ricorda lo sguardo attento, capace di accogliere il dolore senza mai cedere alla disperazione e quella dedizione quasi silenziosa che rendeva ogni gesto un atto di servizio. In lei, la professione era sì competenza, ma anche vocazione: una forma di amore operoso che si traduceva in prossimità concreta verso l’altro.
La sua memoria, in questa celebrazione è apparsa come una luce ancora operante, capace di orientare i vivi, di suggerire una direzione fatta di responsabilità, cura e umanità.
La Messa, celebrata da Mons.Leonardo Bonanno e da Don Salvatore Fuscaldo, è stata attraversata da un’atmosfera sospesa, come se il tempo si fosse raccolto attorno al ricordo. La colomba, simbolo di pace, sembrava vibrare nell’aria stessa della chiesa: segno fragile e potente insieme, che unisce cielo e terra, memoria e speranza. Perché la memoria, quando è autentica, custodisce il ricordo e chiama alla responsabilità.
Al termine della celebrazione, il raccoglimento non si è spezzato, ma si è trasformato in parola condivisa. Ad aprire questo momento è stata la preghiera per la pace di Anna Maria Ventura, un’invocazione intensa e quasi sospesa, che ha orientato lo spirito dei presenti verso una dimensione più ampia, universale. Le sue parole hanno dato voce a un desiderio antico e sempre nuovo: che la pace non resti un’invocazione, ma diventi scelta quotidiana, responsabilità concreta.
A seguire, il figlio della dottoressa Marsico, Avv.Roberto Ruggeri, ha offerto un ricordo intimo e vibrante, in cui il dolore si è intrecciato alla gratitudine, restituendo il volto più autentico della madre, quello che vive nella trama degli affetti e nella continuità dell’esempio.
È poi intervenuta la Presidente di AIParC Cosenza, Tania Frisone, che ha sottolineato come la memoria sia un atto collettivo, un impegno che trasforma l’assenza in presenza viva, capace di generare consapevolezza e futuro.
Infine il dottor Franco Plastina ha ricordato la collega con parole sobrie e profonde, evidenziandone la professionalità e quella rara qualità umana che rende la cura un gesto pienamente umano, prima ancora che clinico.
E mentre le voci si spegnevano lentamente, restava nell’aria qualcosa di più di un semplice ricordo: una consegna. In un tempo attraversato da guerre, lacerazioni e paure diffuse, la pace appare spesso fragile, quasi irraggiungibile. Eppure, proprio per questo, essa si rivela necessaria, urgente, non rimandabile.
Celebrare la memoria di Vanda Marsico, in questo contesto, ha assunto un significato ancora più profondo: ricordare chi ha vissuto nella cura degli altri significa opporsi, in modo silenzioso ma radicale, alla logica della violenza e dell’indifferenza.
La pace, allora, non è solo un’aspirazione lontana, ma un compito che attraversa ogni coscienza. È nelle scelte quotidiane, nei gesti di attenzione, nella capacità di riconoscere l’altro come prossimo che essa prende forma. E in giornate come questa, tra memoria e preghiera, si comprende che anche il ricordo può diventare resistenza: un atto di luce contro l’oscurità delle guerre, un seme ostinato di umanità affidato al futuro.
Preghiera per la pace
di Anna Maria Ventura
O Cristo sulla croce, luce nel dolore del mondo, Tu che hai conosciuto il sacrificio e il perdono,
ascolta il grido che sale dalle macerie della terra.
Guarda, Signore, le città sventrate dal fuoco, strade aperte come ferite, palazzi ridotti a scheletri di polvere e silenzio, finestre vuote che non custodiscono più vita,
ma soltanto vento e memoria.
Tra quelle rovine giacciono storie interrotte, voci spezzate a metà di una parola, giochi lasciati a terra, coperti di cenere, quaderni ancora aperti su sogni mai compiuti.
Guarda o Signore le bombe che
entrano negli ospedali come tempeste cieche, là dove mani fragili cercano di salvare la vita.
Vedi uomini innocenti che cadono senza colpa, inermi sotto cieli diventati nemici, vite leggere come respiri spezzati nel nulla, nomi che nessuno avrà il tempo di ricordare.
E guarda, o Dio, i potenti della terra, prigionieri di logiche fredde e senza volto, che chiamano strategia ciò che è distruzione,
che vestono di necessità la vendetta, che misurano il potere in rovine e silenzi.
Scuoti le loro coscienze assopite,
rompi il cerchio sterile dell’orgoglio,
insegna loro la fragilità che rende umani, prima che sia troppo tardi per tornare indietro.
Tu, Cristo sulla croce,
che hai risposto all’odio con il perdono, che hai aperto le braccia quando il mondo le chiudeva,
semina ancora tra noi la Tua follia d’amore: fa’ che germogli dove ora cresce solo rancore.
Rendici capaci di riconoscerci fratelli, anche quando le lingue, i confini e le storie ci dividono.
Insegnaci che nessuna vittoria vale una vita spezzata, che nessuna bandiera può coprire il dolore innocente.
Fa’ che la pace non sia solo parola fragile, ma scelta ostinata, quotidiana, coraggiosa.
Fa’ che il perdono non sia debolezza, ma la forza più alta che salva il mondo.
Amen.

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