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Omicidio di Marco Gentile, prime ricostruzioni dei fatti

Sono i testimoni a parlare, coloro che hanno assistito alla scena dell’accoltellamento di Marco Gentile, e sono quasi tutti coetanei della vittima e del suo assassino

Marco Gentile è deceduto colpito a morte da una coltellata infertagli al collo dal suo assassino, un suo coetaneo, un ragazzo che conosceva, Nicholas Sia, che presumibilmente rispondendo ad una banale provocazione, ha estratto il coltello, e ha iniziato a colpire Marco Gentile.

marco gentile
Omicidio di Marco Gentile, prime ricostruzioni dei fatti

Le ultime parole che Marco, avrebbe rivolto al suo assassino sarebbero state: “E’ vero che volevi accoltellarmi?”

Partono da qui le prime ricostruzioni dei fatti contenute nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Assunta Maiore, che racconta, in poche righe, ciò che quella sera avvenne.

“Marco era insieme ad alcuni suoi amici, beveva qualcosa, quando è arrivato Nicholas, con indosso una felpa scura. Ha tirato fuori il coltello e ha iniziato a colpire Marco, prima al collo e poi alle spalle” – questa la versione di tutti i testimoni, alcuni minorenni, che hanno assistito ai fatti, quella sera.

Ed è questa la stessa versione di Nicholas, che interrogato a lungo dalla polizia, ha poi spiegato che era lui ad avere un debito con Marco, poiché “gli aveva venduto una dose di erba non buona” e dunque Nicholas “non aveva voluto dargli quei 5 euro”.

Soli 5 euro. 5 banalissimi euro, per una dosa di marijuana, che si sono tramutati in un movente di un omicidio.

Le persone che lo conoscono bene, parlano di Nicholas come di un ragazzo tacituro, chiuso, che non parlava tanto e che spesso in quei giardinetti, si isolava dal resto del gruppo che frequentava quei luoghi.

E intanto Nicholas racconta agli inquirenti che “Marco, lo aveva offeso pubblicamente, davanti a tutti, e quell’offesa subita, lui la doveva pagare”. Aveva per giunta mostrato agli amici il coltello, nonché le sue intenzioni. Gli amici avevano allertato Marco, che però aveva riso, quando aveva sentito parlare di quelle minacce che Nicholas  – che tutti chiamavano Sheri – gli aveva rivolto.

Dunque Marco sapeva che Nicholas voleva ucciderlo, e il Sia, da parte sua aveva premeditato quel gesto, frutto di una decisione ponderata e meditata. Per il giudice infatti, Nicholas Sia “è estremamente pericoloso, un soggetto socialmente disadattato, poco inserito nel gruppo, ed incline alla marginalità”.

il Gip ha sottolineato come “l’aggressione era assolutamente priva di spiegazioni accettabili, ed è stata posta in essere nei confronti di un coetaneo disarmato e indifeso”.

Quando sabato sera Marco ha visto Nicholas, avrebbe fatto in tempo solo a dirgli: “Ma è vero che volevi accoltellarmi?”. Parole che si sono trasformate in fatti, in omicidio, in morte.

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