Questo pomeriggio a Monte Cocuzzo si apre il Festival “La Sila suona Bee” e a cantare a partire dalle 16 sarà Paola Turci, in un concerto gratuito dove la cantautrice proporrà insieme ai brani storici il suo ultimo lavoro “Io Sono”, la nostra redazione ha raggiunto Paola telefonicamente e gli ha posto alcune domande

Il rapporto tra Paola Turci e la Calabria è davvero molto intenso ed intimo dopo quel tragico evento del 15 agosto del 1993 che la vide vittima di un incidente stradale. Abbiamo raggiunto telefonicamente Paola Turci per porgli alcune domande.
Una carriera sobria e senza chiasso. Eppure la critica l’ha sempre premiata per il coraggio dei testi e per l’emozione che trasborda dalle sue canzoni. Come si riesce a non finire nel circuito che consuma tutto troppo in fretta senza aver poi più nulla da dire?
“La mia carriera è stata caratterizzata dalla voglia di fare sempre cose nuove cercando di prediligere la qualità e la bellezza. Ho quasi sempre avuto la massima autonomia e mi sono anche permessa di sbagliare guardando però sempre avanti.”
15 album, una carriera lunga quasi 30 anni, mentre lei resta la cantautrice per eccellenza, che non ha mai snaturalizzato la propria essenza, malgrado un evento “forte” che l’ha travolta. Un prima e un dopo quell’incidente avvenuto sulla Salerno-Reggio. Da dove si recupera il filo conduttore della propria vita?
“Magari avere chiaro il filo conduttore della propria vita fin dall’inizio. Sapere che strada prendere e come percorrerla è una dote non comune. Nei momenti più importanti, come appunto il mio incidente avvenuto in Calabria, è stato necessario ritrovare me stessa. Mi sono messa al lavoro, e oggi posso dire di averla trovata. :-)”
Torna in Calabria, dove nel 1993 fu coinvolta in quel terribile incidente. Che rapporto ha con questi luoghi, e come si domano i flash-back lunghi 22 anni?
“Ho un ricordo indelebile del 15 agosto 1993 e dei giorni successivi passati all’ospedale pubblico di Cosenza, dove sono stata trattata come una sorella, una principessa. L’affetto di quei giorni è quanto di più bello io possa ricordare. Non ho nessun brutto ricordo di quei giorni. Il dolore fisico e quello psicologico sono arrivati dopo. “
Lo spettacolo “cielo-voce danzante e corpo sonoro”, vede una Paola Turci lasciare in disparte l’anima rock ed imbracciare la chitarra classica per avvolgere il publico in canzoni lente. Da dove nacque quel progetto?
“Quello spettacolo è stato ideato e voluto da Giorgio Rossi, danzatore e coreografo di rara bravura, che un giorno mi sentì cantare alla Stazione Leopolda di Firenze e il giorno dopo mi chiamò per propormi di fare qualcosa insieme. Ancora non sapeva bene cosa, ma era certo di voler danzare con la mia voce e la mia chitarra. Sono andata da lui , a Cortona – io non sapevo chi fosse fino a quel momento, ma quando mi sono documentata mi sono molto incuriosita e sono partita – lui ha messo su un brano di De Andrè, “Preghiera in gennaio”, ha cominciato a danzarci sopra e… e io mi sono commossa fino alle lacrime. In quella danza lui ha raccontato l’essere umano con le sue fragilità, i sogni, i limiti. Una delle cose che ho fatto a teatro più belle della mia carriera.”
Ha fatto tante cose nella sua vita. Ha scritto e cantato canzoni stupende, ha scritto uno spettacolo teatrale, ha fatto la radio, e poi ancora ha scritto un libro. Tutte necessità, o la volontà di mettersi ogni giorno alla prova?
“Tutto nasce dalla smania di provare nuove strade espressive. La mia testa e la mia anima producono insieme una quantità di pensieri idee spunti riflessioni, mescolate a situazioni emotive che – lo sento – vogliono essere raccontate. Lo faccio per me. E perché, essendo molto critica con me stessa, molto spesso tutta questa “roba” si ingolfa, si blocca , si prende gioco di me rifiutandosi di uscire. È una lotta costante, quotidiana, che mi insegna ogni giorno a non abbassare la guardia, a continuare a insistere , per trovare pace.”
Un libro intitolato “mi amerò lo stesso” è un album che reca il titolo “io sono”. C’era il desiderio di fondo di mettersi al centro di un mondo “da arredare” con dettagli personalissimi ed intimi?
“C’era la necessità, con il libro, di liberarmi dei fantasmi che ho nascosto per troppo tempo, e con il disco, di dare alle canzoni che hanno raccontato la mia storia una nuova leggerezza, una rinnovata lettura, più chiara, che guardasse al futuro. “
Appuntamento stasera a partire dalle ore 16 a Monte Cocuzzo
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