Legambiente denuncia i continui soprusi al Parco nazionale della Sila: rave party che lasciano rifiuti e disturbano gli animali, tagli di alberi, allevatori prepotenti. Ma l’Ente Parco non fa nulla

È una situazione decisamente caotica quella che sta vivendo il Parco nazionale della Sila e ancora una volta Legambiente è pronta a denunciarla: ogni settimana le aree boschive sono teatro di rave party che lasciano sporcizia ovunque, altri rifiuti vengono abbandonati dopo il passaggio di turisti incoscienti, vengono tagliati abusivamente alberi e fusti, ci sono allevatori che minacciano gli escursionisti perché non possono passare su terreni che dicono essere loro.
Una situazione incontrollabile secondo Legambiente: “Non passa giorno che non siamo costretti a chiamare il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Provinciale, i Carabinieri, e persino i volontari della Vigilanza Ambientale, per segnalare che nel solito posto nei pressi del Lago Votturino si sta consumando un rave party illegale, ovviamente a base di sballo per i frequentatori e di rumore assordante per la fauna selvatica. E nonostante il posto dove si svolge il reato sia noto da anni, non si fa nulla per impedire l’accesso in quel luogo”.
Colpa anzitutto di chi dovrebbe vigilare: “L’Ente Parco nazionale della Sila resta immobile e spera che siano altri a dover intervenire forse non sapendo che il soggetto a cui tocca il primo intervento è proprio l’Ente parco che come in altre occasioni da noi segnalate in questi anni, resta a guardare e applica la cosiddetta ‘tutela di carta’, quella esercitata attraverso richiami con lettere o che sta solo scritta nei decreti di legge che istituiscono il Parco, ma che non trovano applicazione concreta. Nell’attesa che il Parco si svegli dal suo letargo, chiediamo alla Polizia provinciale, al Corpo Forestale dello Stato ed ai Carabinieri, che nei giorni scorsi sono intervenuti per prendere visione della spazzatura disseminata lungo la vecchia SS 107 dagli organizzatori del rave party, di proseguire con le indagini e individuare il furgone bianco segnalato da alcuni cittadini che ha abbandonato i rifiuti e, sicuramente, appartiene agli organizzatori”.
Ma ci sono anche continue segnalazioni di escursionisti che vengono avvicinati da allevatori che li invitano ad allontanarsi dalle loro proprietà. “!Da anni segnaliamo che la Sila è gestita sostanzialmente da questi signori, molti nomi noti alle forze dell’ordine e appartenenti alle cosche del crotonese, ma fino ad oggi non era ancora capitato che escursionisti, soprattutto se forniti di macchina fotografica in bella vista, fossero invitati ad andarsene. Avere una mappatura ed una anagrafe degli allevamenti e dei loro proprietari che frequentano il Parco sarebbe il minimo anche per evitare, banalmente, che si introducano capi infetti che possono trasmettere patologie importanti alla fauna selvatica”.
E ancora il taglio abusivo di ontani in località San Bernardo mentre il Parco non si è ancora dotato di un regolamento per la fruizione delle aree pic-nic. Siamo speranzosi che il Parco della Sila – conclude la nota di Legambiente – che si vende sui social molto bene riesca in una cosa semplice: dimostri di esistere e di servire a qualcosa, e che i soldi che lo Stato destina all’Ente sono ben spesi per la tutela della natura e lo sviluppo sostenibile locale”.
Vai al contenuto




